“Da quando nel 2017 è stato rinviato l’ambasciatore italiano durante il governo Gentiloni uno degli scopi era la ricerca di verità e giustizia per nostro figlio Giulio. Purtroppo questo punto è stato messo in secondo piano dando priorità alla normalizzazione dei rapporti tra Italia ed Egitto”. È la denuncia fatta, nel corso di una conferenza stampa organizzata alla Camera dei deputati, da Claudio Regeni, padre di Giulio Regeni, il ricercatore italiano catturato e torturato a morte dalla National Security egiziana, come ricostruito dai pm di Roma, e poi trovato senza vita lungo l’autostrada del deserto che collega Il Cairo ad Alessandria il 3 febbraio 2016. Nel giorno in cui la Procura ha annunciato la chiusura delle indagini su quattro agenti appartenenti ai servizi segreti del Cairo, i genitori hanno ribadito al governo la richiesta di ritirare l’ambasciatore, come segno di “dignità” e per fare pressione per la mancata collaborazione egiziana. Paola Deffendi e Claudio Regeni hanno inoltre sottolineato come ci sia stato, da parte dei diversi governi che si sono succeduti da cinque anni, interesse a “sviluppare i reciproci interessi in campo economico, finanziario e militare, vedi la recente vendita delle fregate, e nel turismo”, più che nel cercare la verità sul caso Regeni, “evitando di affrontare qualsiasi scontro”. “L’atteggiamento dell’ambasciatore Cantini è una chiara dimostrazione di tutto ciò”, ha concluso Claudio Regeni.
“Oggi non è un giorno di festa, ma è una tappa importante per la nostra democrazia e per l’Egitto. Niente ci ferma, andremo avanti. E se ci sarà un processo, chiediamo rispetto per Giulio. Per lui saremo soltanto noi a parlare”, ha continuato la madre di Giulio, Paola Deffendi. Per poi richiedere alla commissione d’inchiesta parlamentare che indaga sul caso dell’uccisione del figlio di “fare luce sui punti e sulle zone grigie”, ovvero sulle “responsabilità italiane“: “Cosa è successo dal 25 gennaio al 3 febbraio 2016 nei palazzi italiani, come mai non è stato possibile salvare un cittadino italiano in un Paese che era e continua a essere amico?”.

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