Ammonterebbe a 4-5 miliardi di euro l’Iva evasa In Francia dalle piattaforme di e-commerce. Amazon, naturalmente, ma non solo. Ci sono anche Ebay, Wish, Cdiscount etc, Alla sola Amazon viene ricondotto almeno un miliardo di euro di Iva non versata. I calcoli, che prendono spunto da un rapporto dell’Ispettorato generale delle finanze, sono stati fatti da Attac, associazione no profit presente in 55 paesi e focalizzata sulla difesa di principi democratici e ambiente. L’Iva, imposta sui consumi presente in qualsiasi paese, genera ogni anno in Francia un gettito di circa 126 miliardi di euro (in Italia 140 miliardi nel 2019). Ma le piattaforme on line, grazie alla carenza dei controlli dovuta alla scarsità di mezzi e personale a disposizione, riescono a sottrarre all’erario un bel malloppo.

In base alle regole europee l’Iva dev’essere pagata nel paese di arrivo della merce venduta, anche se proveniente da un produttore esterno. In sostanza appena l’articolo transita da un magazzino francese la tassa va pagata in Francia. Tecnicamente Amazon è domiciliata in Lussemburgo, ma sul suo portale francese sono in vendita moltissimi prodotti di fornitori terzi che si appoggiano alla logistica (trasporti, magazzini etc) del colosso di Jeff Bezos. In cambio Amazon si fa pagare una commissione che può arrivare fino al 25% dei ricavi. Oltre la metà degli articoli che si possono acquistare su Amazon Francia proviene da fornitori esteri. Una volta che un’azienda esterna all’Ue usa queste piattaforme, è tenuta a registrarsi ai fini del pagamento Iva che verrà pagata nel momento in cui si supereranno i 35mila euro di vendite. Tuttavia l’Ispettorato generale delle finanze ha stimato che, a fine 2019 . questa registrazione era stata effettuata appena dal 2% delle aziende tenute a farlo, per l’esattezza 538 venditori su quasi 25mila. In base a questi dati Attac ha effettuato una serie di simulazioni per stimare l’ammontare del gettitto sottratto al fisco. La più conservativa parla di 1,2 miliardi di euro l’anno, la più alta arriva a 6 miliardi. Secondo chi ha condotto lo studio il valore più vicino alla realtà è intorno ai 4-5 miliardi di euro.

Il gruppo Amazon ha diffuso una nota in cui si legge “Sosteniamo attivamente gli sforzi delle autorità francesi per migliorare la riscossione dell’IVA. Abbiamo notificato a tutti i nostri venditori terzi i loro obblighi in materia di IVA relativi alle vendite ai clienti francesi. I venditori terzi sono entità indipendenti responsabili dell’adempimento dei propri obblighi e pagamenti IVA. Noi li supportiamo fornendo informazioni, formazione e strumenti completi. In caso di segnalazione credibile su un venditore che non rispetta i suoi obblighi IVA, seguiamo le procedure per esaminare il relativo account e, se necessario, rimuoverlo.”

Il sospetto degli autori dello studio è però che le piattaforme on line chiudano non uno ma due occhi su queste pratiche delle aziende che ospitano, una delle tante tecniche che consentono di aumentare quote di mercato e competitività a danno dei produttori locali. Una legislazione molto debole nell’attribuire a chi gestisce queste transazione una responsabilità per l’adempimento degli obblighi fiscali delle aziende terza fa si che, benché a conoscenza del fenomeno, lo Stato riesca effettivamente a perseguire questi comportamenti. Qualcosa potrebbe cambiare con la nuova normativa europea che prevede una responsabilità in solido per le piattaforme ma anche qui le zone d’ombra non mancano.

Amazon, così come tutti i grandi nomi del web, ha già ben dimostrato di essere molto spregiudicata in temi di obblighi fiscali. In questo caso però si tratterebbe di vera e propria evasione, non di “semplice” elusione, ossia comportamenti sul filo della legalità. Attac ricorda ad esempio come Amazon nasconda circa il 57% del fatturato che realizza in Francia. Secondo i dati del centro studi di Mediobanca, Amazon ha pagato in Italia nel 2018, 11 milioni di euro di tasse (il gruppo ha il vezzo di includere nei suoi dati ufficiali sulle imposte pagate anche i contributi versati ai dipendenti) a fronte di ricavi per almeno un miliardo di euro. Impossibile conoscere i profitti di Amazon Italia, che non vengono comunicati. Nel 2017 Amazon Italia ha siglato un accordo con l’Agenzia dell’Entrate da 100 milioni di euro per chiudere un contenzioso su ipotetici mancati versamenti tra il 2011 e il 2015.

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