Italia Viva tira la corda sulla cabina di regia governativa per il Recovery Fund, in cui non ha rappresentanti, e la struttura di commissari che dovrebbe supervisionare i progetti da finanziare con i 209 miliardi di euro in arrivo dall’Unione Europea. E passa dalla minaccia di rottura al ricatto. Maria Elena Boschi fa da apripista, Ettore Rosato mischia le carte e Matteo Renzi ci mette il carico. La sostanza è un affondo verbale e l’avviso di un voto contrario che rischia di provocare la crisi tra governo e renziani. “Spero di no, ma temo di sì”, dice al Corriere della Sera l’ex ministra delle Riforme e ribadisce il leader di Italia Viva al Tg2. “Se le cose rimangono come sono voteremo contro”, sintetizza l’ex premier. E ancora, parlando di “pasticcio istituzionale”, nel pomeriggio: “Conte sulla cabina di regia sta facendo un errore che può evitare fermandosi. Non credo che il premier vada avanti, credo che cambierà idea. A meno che non abbia accordi con altri, cioè se ha una maggioranza che non conosciamo, altrimenti si ferma. Secondo me Conte non si impunta, se lo fa il Parlamento è sovrano”, insiste e respinge l’idea che il “problema” sia “quello di voler stare a tavola per spartire la torta” perché “sarebbe offensivo pensare” che “ci accontentino dando qualche prebenda”.

Marcucci: “Coinvolgere Parlamento”. Orlando: “Abbassare i toni” – Nei fatti, il Consiglio dei ministri previsto per continuare l’esame del Recovery Plan e della task force sull’attuazione dei progetti è stato rinviato. Italia Viva non molla e la maggioranza fibrilla. E anche il capogruppo del Pd al Senato, Andrea Marcucci, puntualizza che “un affinamento di quei meccanismi va fatto” e chiede “un maggiore coinvolgimento del Parlamento”. Mentre il M5s ritiene “fondamentale” la ‘messa a punto’ di “una struttura efficiente e qualificata” per la gestione del Recovery plan: “Le discussioni e polemiche in corso non sono certo di aiuto, perché finiscono con lo svilire un lavoro che viene portato avanti con accuratezza ed equilibrio”, dice il capo politico del Movimento 5 Stelle Vito Crimi. A far da paciere interviene Andrea Orlando: “Abbassare i toni, pesare le parole, coinvolgere ed includere. Il Paese è già molto provato e non ha bisogno di altri conflitti. Lavoriamo insieme per spendere bene e rapidamente tutte le risorse disponibili”, scrive su Twitter il vice-segretario dem che a maggio, riferendosi al decreto Ristori, aveva avvertito riguardo al possibile assalto alla diligenza perché “i soldi fanno gola a molti”.

Renzi: “No ai pieni poteri” – Un invito a ricucire che arriva dopo una giornata di bordate da parte dei renziani. “Insistere su una misura che sostituisce il governo con una task force, la seduta del Parlamento con una diretta su Facebook e che addirittura pretende di sostituire i servizi segreti con una fondazione privata voluta dal premier significa una follia. Noi abbiamo mandato Salvini per non dargli i pieni poteri, ma non è che li diamo a Conte”, attacca. E ‘mira’ al Mes, alla vigilia del voto della risoluzione di indirizzo (non si vota l’attivazione, ndr) in vista del Consiglio europeo sulla riforma: “Voglio che ci siano i soldi del Mes per la sanità. Più soldi con il Mes e meno soldi agli amici degli amici”, attacca. Quindi aggiunge: “Molte cose non funzionano ma vogliamo dare una mano al governo, siamo pronti a fare la nostra parte, però non ci siederemo mai a un tavolo nel quale la torta da 200 miliardi è pensata per i consulenti romani e non per i cittadini italiani”.

E salta il Consiglio dei ministri – Tra le forze di maggioranza, insomma, l’accordo è in alto mare. Secondo quanto si apprende da fonti di governo, la nuova riunione si pensava potesse riprendere oggi, dopo lo stop a quella di lunedì dovuta alla notizia della positività della ministra Luciana Lamorgese, ma è stato deciso di rinviare tutto ai prossimi giorni. Questo anche in considerazione del fatto che nel pre-consiglio i nodi su cui si è palesata la frizione non sono stati sciolti. Resta il muro alzato dal premier, dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, che stando alla bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sarebbero a capo della struttura di controllo dei progetti per l’accesso ai fondi Ue, che prevede di avvalersi di 6 responsabili (uno per ogni ambito di intervento individuati). Ma restano criticità – anche di costituzionalità – secondo il partito di Renzi che, escluso dal lotto dei supervisori, pone diversi interrogativi. Tra questi il tipo di inquadramento giuridico con cui sarebbero ingaggiati i ‘commissari’, che a cascata apre il dubbio sulla gerarchia rispetto ai ministri, ma soprattutto i poteri che verrebbero loro assegnati saranno al di sopra delle decisioni dei responsabili dei vari dicasteri.

Boschi: “Problema sono i commissari” – “Ovviamente noi ci auguriamo che non sia apra una crisi di governo, ma come siamo stati e siamo responsabili noi, ci auguriamo che lo sia anche il presidente Conte e che ci ascolti perché non si può sostituire il governo con una task force, c’è bisogno di rispetto per istituzioni democratiche del nostro paese”, ha detto Boschi, capogruppo di Italia viva alla Camera, a Otto e mezzo dopo una giornata di feroci attacchi dei renziani. “Sono mesi che diciamo queste cose, io per prima in Parlamento. Conte sulla norma della governance non dice la verità. Ma ne discuteremo quando arriverà in Parlamento”, aggiunge. “A noi non interessa assolutamente aggiungere un nostro nome. Se il tema sono le poltrone, siamo disponibili a lasciare anche le nostre tre in Consiglio dei ministri – ha detto ancora – Ma il tema che poniamo noi invece sono i sei commissari tecnici, che si sostituiscono ai ministri”.

Rosato: “Se servono tecnici, allora governino” – “Italia viva chiede, pubblicamente, un dibattito alla luce del sole. Il premier ha fatto un’intervista sabato per dire che aveva già deciso tutto, che si sarebbe creata una governance con trecento consulenti, che i progetti erano già stati predisposti con commissari in grado di avere poteri sostitutivi rispetto ai ministeri. Noi non stiamo sfidando il premier, stiamo solo difendendo le istituzioni di questo Paese: non abbiamo voluto dare i pieni poteri a Salvini, non intendiamo darli a Conte”, era stato l’avvertimento lanciato alla mattina in un’intervista al Corriere della Sera da Boschi. L’ex ministra renziana prova ad allontanare l’ipotesi che il malumore di Italia Viva nasca dal non aver un proprio ministro nella ‘struttura di controllo’: “Se chiedessimo più poltrone – chiarisce Boschi – saremmo facilmente accontentati: qui spuntano incarichi come funghi. Ma noi abbiamo una visione diversa della politica: siamo pronti a lasciargliele le poltrone, non ne chiediamo altre”. Tuttavia per il capogruppo Ettore Rosato, il presidente del Consiglio “mangerà il panettone” e “le nostre osservazioni sono ragionevoli non sono impuntature e lo pensano tutti” i partiti. “Non vogliamo far cadere il governo ma il contenuto del Recovery Plan” sulla task force è “inaccettabile”, dice a RadioUno. “Non vogliamo che ci sia un’altra task force che metta un sacco di progetti nel cassetto e si mangi i soldi. Ci sono i ministri, vanno coinvolte le Regioni e i Comuni“. E quindi aggiunge: “Se servono i tecnici al posti dei ministri allora facciamoli governare….”.

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