“Oggi non è il 5 dicembre, ma è il primo settembre, siamo rimasti fermi al momento del sequestro“. Lo ha detto ai cronisti Rosaria Giacalone, moglie di uno dei 18 pescatori bloccati in Libia da 96 giorni. Dai momenti successivi al sequestro dei due pescherecci, Antartide e Medinea, avvenuto a 38 miglia dalle coste libiche, i marittimi si trovano ‘in stato di fermo’ nel carcere-caserma di El Kuefia a pochi chilometri da Bengasi. “Purtroppo abbiamo pochissime notizie, non riusciamo a capire in che situazione si trovano i nostri pescatori”, dice l’armatore del Medinea, Marco Marrone, a margine di una manifestazione al porto nuovo di Mazara del Vallo, con i pescherecci in sosta per il fermo biologico a ‘suonare’ le sirene in segno di solidarietà. “Abbiamo tanta tristezza, sta arrivando Natale – continua Rosetta Ingargiola, madre di uno dei pescatori bloccati in Libia – noi non vogliamo nulla, soltanto i nostri figli a casa, il nostro regalo sarebbe questo“. Nel pomeriggio i familiari si sono riuniti all’interno dell’aula del consiglio comunale, ormai diventato luogo simbolo, in collegamento streaming con le piazze di Palermo, Catania e Messina dove si è manifestato per chiedere la liberazione dei pescatori

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