di Carblogger

Da uomo sposato, so bene cosa significa matrimonio fra eguali. Ma quando se ne annuncia uno nell’auto, le cose si complicano e il diritto romano o l’articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti umani non bastano più. Di Stellantis, matrimonio fra eguali tra Fiat Chrysler e Psa, mi è arrivata la partecipazione per il 4 gennaio e la prima cosa che mi è venuta in mente non è stata mia moglie, ma Gianni Agnelli.

Poco più di vent’anni fa, l’Avvocato disse no a una proposta di Daimler per unire gruppo Fiat e Mercedes perché, spiegò, “i tedeschi volevano essere un po’ più eguali”. Cioè comandare, così come avevano fatto nell’altro matrimonio fra eguali con Chrysler, divorata come un wurstel ma alla fine risultata un po’ indigesta ed espulsa.

Pur scarso in matematica, ho sempre pensato che Stellantis non può essere un matrimonio fra eguali, perché in consiglio di amministrazione i rappresentanti dei francesi sono sei (ed esprimono anche il ceo Tavares) e gli italo-americani sono cinque. Italia-Germania 4 a 3, insomma.

Qualche giorno fa mi accorgo di un titolo di un blog pubblicato su Automotive News Europe e mi rendo conto che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, come diceva Giulio Andreotti, un coetaneo dell’Avvocato: In merger of equals’, PSA is buying FCA, Stellantis prospectus says.

L’autore del blog (cui la partecipazione del 4 gennaio dubito arriverà più) è andato a leggersi tutto il prospetto presentato dai promessi sposi alle autorità di Borsa di Parigi, Milano e New York e ha scoperto che Psa è l’acquirente di Fca, contabilmente parlando. Le regole internazionali se ne fregano del diritto romano e richiedono certezze di questo tipo prima di dare l’ok: “Fca e la direzione di Psa hanno stabilito che Peugeot S.A. è l’acquirente ai fini contabili”.

Se in Stellantis i francesi saranno un po’ più eguali, non solo negli assetti contabili, si vedrà presto. Ma questo matrimonio s’ha da fare perché è una necessità dei nostri tempi per entrambi e ha fondate sinergie seppur con rischi, soprattutto per chi è minoranza. Non ci si salva da soli, come per il Covid-19.

Per altro, il coronavirus ha permesso a John Elkann di rinegoziare alcune clausole finanziarie dell’intesa, ora più favorevoli per Fca di quanto fosse all’inizio. Abilità di cui non c’è traccia sulla partecipazione, né indicazioni sul ruolo in Stellantis di Mike Manley, oggi ceo di Fca.

Quando in settembre ho incontrato il manager inglese alla Maserati mi è sembrato fiducioso. Bisognerà vedere se in Stellantis sarà relegato a gestire soltanto il Nordamerica, cioè la cassaforte di Fca, o se riceverà un ruolo da direttore generale dell’intero gruppo, un classico coo che lavora con il ceo.

Chissà se in Tavares prevarrà lo spirito francese tipo l’etat c’est moi (e allora prima opzione per Manley) oppure lo spirito nativo portoghese, quello della rotta delle spezie (e dunque seconda opzione). Sicuramente ignorerà Oscar Wilde: “Il marito ideale rimane celibe”.

@carblogger_it

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