di Monica Valendino

L’ipocrisia è la peste antiecologica di questo secolo, scriveva Aldo Busi anni fa in “Cazzi e canguri”. Oggi come non mai la peste sociale si abbina alla pandemia come il cacio e pepe sugli spaghetti. Due esempi su tutti: i presunti casi Nicola Morra e Andrea Crisanti. I quali non hanno fatto altro che esprimere opinioni quasi banali, se non fosse che qualcuno le ha strumentalizzate per attacchi senza precedenti.

Il presidente dell’Antimafia ha detto, senza mancare di rispetto alla defunta Jole Santelli, che i calabresi sapevano della sua malattia quando l’hanno votata, e che ogni popolo ha il governo che si merita.

In America Joe Biden è stato per molto tempo messo in discussione dal suo stesso partito, non per la sua possibilità di vincere (cosa che ha fatto), ma per la semplice età. E ora che è diventato presidente già si mettono le mani avanti, sottolineando che difficilmente avrà un secondo mandato a prescindere da come governerà.

La Santelli è stata libera di candidarsi, ma forse quando si prendono impegni pubblici servirebbe ragione oltre al cuore nell’accettarli. Politicamente è però ancora oggi criticabile, senza venire meno al ricordo della persona. Se la Calabria oggi è messa così, forse anche lei come i suoi predecessori ha contribuito, chi più chi meno. Ricordiamo solo che a giugno la presidente anticipò tutti i suoi colleghi riaprendo discoteche e tutto il possibile, scelta oggi che viene pagata a caro prezzo.

Il professor Crisanti poi cos’ha detto di strano? Solo che un vaccino uscito in tempi record dev’essere valutato con i dati e non solo con gli annunci che si susseguono tra le case farmaceutiche a suon di dollari che piovono dalle borse. Una banalità assoluta, visto che ogni cittadino con un po’ di cervello capirà che c’è differenza tra iniettare un vaccino a un 80enne, magari diabetico, e a un ventenne. Che c’è differenza se verrà iniettato anche a chi ha già contratto il Covid e chi no, insomma dati che oggi ancora non sono pubblici. Eppure si è preso gli strali di tutti. Certamente sia Morra sia Crisanti potevano usare più cautela nell’esprimersi di questi tempi, visto che l’esercito dell’ipocrisia è pronto con i fucili.

La stessa ipocrisia che regna nel Paese. Solo a primavera c’era chi inviava pizze nei reparti ai medici stremati; oggi gli stessi vengono accusati di “terrorismo sanitario”. A marzo sventolavano i tricolori, oggi gli schiaffi ai sanitari del 118, accusati di girare a vuoto per le città. Ipocrita è chi oggi chiama a raccolta il popolo per aiutare i nostri esercenti, magari anche solo con un caffè, dimenticando che tra gli stessi esercenti ce ne sono molti che magari hanno evaso o eluso le tasse. Quanti caffè al banco avete pagato senza ricevere scontrino? Le stesse persone che si sentono solidali part-time, visto che magari davanti a un povero all’ingresso di un supermarket rivolgono, se va bene, frasi scocciate.

Ipocrisia è parlare dei nostri ragazzi sofferenti per il fatto che sono a casa da scuola. Certo l’istruzione è un bene primario, ma per Dio nessuno la sta proibendo, si sta solo facendo quel che si deve fare in un’emergenza: evitare rischi. Gli stessi che dimenticano che il dramma sono i bambini e ragazzi dei paesi in via di sviluppo o sottosviluppati, loro sì che non rivedranno più un libro. E ipocriti anche molti studenti che protestano: forse siamo strani noi che non abbiamo più vent’anni, ma permetteteci di dire che se mai fosse capitata una cosa simile negli anni Ottanta molti di noi avrebbero esultato come Tardelli al Mundial per il fatto di stare a casa ed evitare strigliate per un voto non consono.

Per cui basta! Papa Francesco l’ha detto: dopo una crisi si uscirà migliori o peggiori, mai uguali a prima. Da che parte decidiamo di stare?

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