Un milione e mezzo di italiani detengono un patrimonio finanziario (quindi senza considerare gli immobili, ndr) superiore a 500mila euro. Complessivamente la ricchezza di questo ceto abbiente vale 1.150 miliardi di euro, un tesoro cresciuto del 5,2% negli ultimi due anni. Sono i dati salienti contenuti nel Rapporto “Investire nel futuro dell’Italia oltre il Covid-19” realizzato dal Censis per l’Associazione italiana private banking (Aipb), ossia il servizio bancario riservato a chi dispone di patrimoni di una certa consistenza. Il valore medio del patrimonio di questi soggetti è di 760mila euro. Secondo quanto emerge della rilevazioni di Banca d’Italia la ricchezza finanziaria del totale delle famiglie italiane è invece di 4.374 miliardi di euro, concentrata per il 70% in mano al 20% più ricco della popolazione.

Dalle rilevazioni effettuati dal Censis emerge una buona disponibilità a sostenere iniziative italiane. Tre intervistati su quattro si dicono infatti pronti a finanziare con i propri capitali investimenti di lungo periodo per la rinascita economica dell’Italia dopo il Covid-19. Il 71% consiglierebbe a parenti e amici di investire in aziende italiane. Il rapporto segnala però anche come il 15% di questi 1.150 miliardi di euro, circa 172 miliardi, siano al momento detenuti in forma liquida, ossia sostanzialmente denaro contante o depositi in conto corrente. Sono in gran parte risorse che potrebbero essere mobilitate per investimenti nell’economia reale e che invece in questo momento rimangono “ferme”.

La patrimoniale non spaventa – Solo il 18% degli interpellati teme che il governo possa pensare ad una qualche forma di prelievo sulla ricchezza per far fronte all’emergenza sanitaria. Il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta ha detto oggi che Dobbiamo assolutamente evitare una patrimoniale. Siamo in grado di evitarla nella misura in cui siamo nelle condizioni di favorire che il risparmio privato non resti bloccato, ma diventi il pezzo di una parte importante di investimenti”. Dobbiamo avere degli intermediari che favoriscano l’impiego di questo eccesso di liquidità”, ha spiegato Baretta. “Muoviamo gli investimenti – ha concluso – e non avremo bisogno di fare altre operazioni fiscali”.

Per oltre un italiano su quattro la ricchezza è un furto – Il Censis fotografa anche il modo con cui l’insieme della popolazione italiana guarda alla ricchezza. Per oltre il 46%,se ben gestita, questi patrimonio rappresentano una preziosa opportunità per il paese. Circa il 24% del campione la ritiene invece infruttuosa e un altro 26,5% la considera un furto. Quasi la metà degli italiani è favorevole a riconoscere vantaggi fiscali a chi investe, non importa quanto sia ricco. Tuttavia solo il 17% pensa che oggi in Italia la finanza sia all’altezza delle sfide che ha di fronte.

La sanità pubblica da sola non basterà In una fase di profonda incertezza e timori come quella attuale anche i più abbienti patiscono. Il 46% si dice preoccupato dalle malattie, quasi il 40% dalle possibili ricadute della crisi economica sul proprio reddito. C’è poca fiducia nella possibilità di affidarsi solo alla sanità, alla scuola e ai servizi assistenziali pubblici. Così per ben l’87,5% la priorità è investire in coperture assicurative per la salute, la vecchiaia, l’educazione dei figli. Il 53% si aspetta che in futuro il sistema di welfare pubblico garantisca i servizi essenziali (ad esempio, le terapie intensive nella sanità e gli interventi salvavita) e che per il resto chi può dovrà pagare da sé le prestazioni. Il 41,8% dei benestanti ha già sottoscritto assicurazioni e il 24,9% è intenzionato a spendere di più per la sanità integrativa .

Più diseguaglianza nel “dopo Covid” – Il Censis esplora anche gli antipodi del pianeta ricchezza. Ne emerge che sono 5milioni gli italiani che hanno difficoltà a mettere in tavola un pasto decente e 7 milioni e 600mila quelli che hanno avuto un peggioramento del loro tenore di vita. Si guarda al futuro con timore, il 60% ritiene ad esempio che la perdita del lavoro, o del reddito, sia un evento possibile che lo può riguardare nel prossimo anno”. A sopportare il carico maggiore di questa fase complessa sembrano essere soprattutto le donne. Il 54% delle intervistate che lavorano dice infatti che in questi mesi è aumentato lo stress e la fatica, mentre tra gli uomini sono il 39%. Il rapporto evidenzia infine anche differenze generazionali: tutti i fenomeni di riduzione dell’occupazione colpiscono di più i giovani rispetto ai lavoratori adulti. Il gap generazione si è quindi ampliato. Differenze poi anche nell’accesso al web, con il 40% di famiglie a basso livello socioeconomico che non ha accesso alla rete, mentre tra le famiglie ad alto livello socioeconomico sono solo l’1,9%. Le conclusioni sono chiare: usciremo dalla pandemia con una società più diseguale, sia in termini di redditi e patrimoni, sia per quanto riguarda le altre differenze.

Italia terra di diseguaglianze – Già oggi peraltro l’Italia è, dopo Grecia e Gran Bretagna, il paese europeo in cui la ricchezza è distribuita in modo più diseguale. Una situazione solo parzialmente compensata dalle politiche redistributive attuate dal governo. Come rileva uno studio recente del Peterson Institute for International Economics, diretto dall’ex capo economista dell’Fondo monetario internazionale la distanza tra ricchi e poveri è in crescita da anni.

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