Fare la spesa ai tempi del Coronavirus non è una passeggiata, anche se è una delle attività consentite. Ma se si è over settanta è altamente sconsigliata, mentre in caso di quarantena è assolutamente proibita. E così per chi non può contare su aiuti esterni non resta che buttarsi sulle piattaforme online dei supermercati che però ai tempi della prima ondata erano state messe a dura prova dal sovraccarico di richieste.

A distanza di sei mesi le cose sembrano migliorate, niente siti in tilt e code virtuali infinite che rincominciano quando arriva il nostro turno, ma non mancano le spie di una tensione crescente, specialmente nella rossa Lombardia. Per esempio comprare online su Carrefour da Milano per la consegna richiede un’attesa di 4 giorni e mezzo. Cambiando catena, nell’attuale epicentro della Pandemia, Varese, per ricevere la spesa comporta su Tigros, che nella cittadina lombarda è di casa, bisogna aspettare 6 giorni. Con Esselunga, invece, a Milano l’attesa è di almeno cinque giorni con un numero di slot assai limitato, diversamente per la consegna a Roma in pieno centro sono necessari almeno tre giorni pieni, mentre a Bologna c’è disponibilità anche in giornata.

Più complesso il mondo Coop che se è vero che monitora a vista la presenza in supermercato, non ha sotto il controllo di un unico cervellone centrale la spesa via web. Come spiegano dall’ufficio stampa, ogni coop locale fa da sé. “Quanto alla spesa online fa capo alle singole cooperative che operano o con società interne come il caso di Easycoop per Coop Alleanza 3.0 o piattaforme esterne in convenzione, così come sono stati potenziati i servizi di click@collect o click@drive. Stanno partendo anche su questa modalità iniziative a sostegno delle fasce più deboli come la scelta di Coop Liguria di consegnare una spesa gratuita a settimana agli over 65 che sceglieranno il servizio “Coop a casa” da oggi fino alla fine dell’emergenza ”. Per fare la spesa con Easycoop bisogna mette in conto che si devono spendere almeno 50 euro. Ma il carrello virtuale arriva a casa anche il giorno dopo. Almeno a Roma.

Insomma, va a finire che in caso di emergenza il mezzo più facile e veloce è il solito Amazon che per velocità di iscrizione e facilità nell’uso del sito e tempi di consegna è il primo. Segno che al di là dei proclami la grande distribuzione tradizionale deve ancora fare il grande salto nell’era digitale come il resto del Paese. Nonostante il Covid che ha certamente impresso una marcia in più alle piattaforme online. Nei siti dei più grandi supermercati italiani, poi, non ci sono precedenze per quarantenati pazienti Covid, né tanto meno per anziani come accade invece alle casse tradizionali.

La concretezza esecutiva di Amazon, sviluppata da anni sulla piazza statunitense, resta un riferimento sul mercato italiano che teme la concorrenza a stelle e strisce: il gigante Usa mette infatti subito in evidenza la scelta sulla consegna e dispone sullo scaffale virtuale tutti i prodotti che potranno essere consegnati il giorno successivo indicando anche se ci sono o meno spese di spedizione. L’inconveniente sta però nel fatto che non è detto che alla fine si riceva un unico pacco. Anzi. Fortuna che la grande distribuzione italiana può contare su marchi più noti al grande pubblico, soprattutto quello di una certa età.

Al di là dei tempi di consegna, poi, c’è da dire che tutte le grandi catene di distribuzione alimentare offrono la consegna gratis o scontata per categorie fragili come gli anziani e i disabili, la cui appartenenza va dimostrata quando si compila l’anagrafica. Non c’è però nessuna corsia preferenziale virtuale. Meno che mai è considerata la categoria di chi è costretto a casa per motivi sanitari Covid correlati. Anche se i supermercati si giustificano sottolineando che al momento non c’è sovraccarico e quindi necessità di far passare prima qualcuno.

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