Partiamo dall’incipit.

Sono nata a Bologna il 2 agosto 1980, il giorno in cui alla stazione morirono ottantacinque persone. Nessuno ci pensa e nessuno ne ha mai parlato, ma c’era pure chi nasceva, a Bologna, lo stesso giorno in cui ottantacinque persone morirono per una bomba. Ottantacinque, in tanti almeno una volta nella vita hanno sentito pronunciare quel numero spaventoso, il numero dei morti alla stazione di Bologna. A nessuno invece è mai venuto in mente di contare quelli che sono nati lo stesso giorno in cui ottantacinque persone morivano per una bomba.

Chi parla è Federica, la protagonista del libro Quel giorno non avevano fiori, primo romanzo di Marco Florio, casa editrice Nulla Die. Un libro che, certo, si va ad aggiungere ai tanti sul periodo degli anni di piombo, ma dal percorso e dalla costruzione originale.

La storia è questa.

Tra le 85 vittime della strage di Bologna c’era anche il padre di Federica: Giulio, un medico chirurgo che era anche finito in carcere perché sospettato di simpatizzare per un gruppo terroristico di estrema sinistra. Federica, però, questo non lo sapeva, né sapeva che suo padre era una delle vittime della strage di Bologna. Sua madre Alessandra, infatti, le aveva nascosto tutto. Quando Federica viene a saperlo, inizia un percorso a ritroso che la porta a ricostruire il passato paterno.

Quel non sapere di Federica è un simbolo: quante pagine della storia italiana sono state nascoste, sottratte, modificate ad arte? Misteri italiani e una domanda. Quanti bimbi nacquero quel giorno a Bologna? Dodici, come risulta dall’anagrafe, o tredici? Tredici.

“Quel giorno non avevano fiori” è quindi un libro che parla delle vittime del terrorismo ma non solo: ci racconta le passioni e le contraddizioni di quei giovani (da Bologna fino al G8, con un occhio attento soprattutto su Torino, la città dove vive l’autore) che sognavano un mondo nuovo cantando Battiato e De André (…quel giorno non avevano fiori, peccato, quel giorno vendevano gazze parlanti) e ci racconta storie d’amore, anche maledette. Quando per amore di una donna, per esempio, si sceglieva la lotta armata. E c’è l’amore nel colpo di scena finale: quello di un padre per una figlia mai nata.

Marco Florio ha trovato un modo nuovo per raccontare 35 anni di vita italiana e riparlare, ancora una volta, del 2 agosto, alla stazione di Bologna.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Librerie aperte, qualche consiglio di lettura in attesa che questo mattone di 2020 finisca

next
Articolo Successivo

“Figlio di un sex symbol…e altri disastri”, il nuovo romanzo Tommaso Capolicchio: un’autobiografia tra il buffo e il nostalgico

next