È sempre più critica la situazione negli ospedali di Napoli a causa dell’aumento dei contagi da coronavirus. Dopo che sabato le ambulanze sono rimaste in fila per ore al Cotugno, con i medici costretti a intervenire direttamente a bordo per soccorrere i pazienti Covid, la scena si è ripetuta anche domenica in tutti i principali ospedali della città. A lanciare l’allarme è Giuseppe Galano, responsabile dei 118 e coordinatore della rete regionale del soccorso d’emergenza: “Ci sono file di ambulanze e auto private in tutti gli ospedali di Napoli, Cotugno, Cardarelli, Ospedale del Mare sono tutti in crisi totale nel ricevere i pazienti covid”. Tanto che, aggiunge Galano, molti malati vengono portati “anche all’ospedale Pellegrini e al San Paolo, perché ormai non riusciamo più a smaltire con i grandi ospedali. Ma anche queste strutture vanno in difficoltà perché hanno pochi posti riservati ai sospetti covid e si ingolfano velocemente“. Il sindaco Luigi De Magistris torna quindi a invocare la zona rossa per tutta la Campania, ma la polemica esplode anche in altre Regioni: in Piemonte l’ordine dei medici attacca l’assessorato alla sanità di fronte all’ipotesi di assumere medici in qualità di infermieri, in Puglia si teme che le misure prese finora siano insufficienti per impedire il collasso del sistema sanitario.

Il grido di aiuto dei pronto soccorso – Le parole del coordinatore regionale della medicina d’urgenza in Campania fotografano come il coronavirus stia mettendo a dura prova la rete ospedaliera di Napoli. Anche se, aggiunge Galano, “so che è molto difficile anche nelle Asl della provincia“. A suo parere, serve quindi un intervento immediato per allentare la pressione sugli ospedali. Come? “I pronto soccorso e l’emergenza sono in crisi perché alla catena manca la medicina territoriale. Oggi ci sono a Napoli 12 medici in servizio al 118 e 40 nella guardia medica. Che stanno facendo?”, è il suo atto d’accusa. “Avevo chiesto di incorporarli anche solo per organizzare le visite a domicilio dei codici bianchi, ma dicono che il loro contratto non lo prevede”. Secondo Galano, “oggi la catena del servizio sanitario significa sopravvivenza della popolazione. Un medico può stare a guardare il contratto? Si sono sottratti a questo dovere, parlano di contratto, qua ci sta la gente assistita in auto davanti agli ospedali e tu dici che il contratto non lo prevede?”.

De Magistris: “Chiudere il lungomare non è la soluzione” – Nel frattempo in città si moltiplicano le segnalazioni di assembramenti, come già avvenuto ieri, complice anche il bel tempo. Sul lungomare, riferisce l’Ansa, non manca chi ha deciso di fare il bagno, mentre famiglie e ragazzi sono a passeggio, anche se muniti di mascherina. Un punto su cui è tornato a parlare il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. In un video su Facebook ha ribadito che “chiudere il lungomare non è la soluzione alle immagini delle file di ambulanze e al collasso di ospedali, altrimenti lo avremmo già fatto”. La città è vasta e piena di luoghi attrattivi, anche di piccole dimensioni, ed è intuibile che nel momento in cui chiudi una strada o una piazza, le persone si sposteranno nella strada o piazza limitrofa”. Il rischio, spiega è un controproducente “effetto imbuto”, per cui l’unica soluzione resta lo stop alla mobilità. “È solo il lockdown o la zona rossa che impediscono alle persone di uscire come in questi giorni ed assembrarsi, ma solo il presidente del Consiglio dei Ministri può deliberare su questo. Così come la zona rossa di una Regione o di una o più città può adottarla anche il presidente della Regione”. De Magistris riaccende quindi le polemiche sulla mancata zona arancione (o rossa) istituita in Campania dall’esecutivo, accusando il ministero della Salute di aver sbagliato “forse anche perché tratto in errore da dati non attuali, precisi e corretti forniti dagli uffici regionali”.

Medici contro l’assessore in Piemonte – Nel frattempo lo scontro si accende anche in Piemonte, dopo che sabato – stando a quanto riferito dall’ordine dei medici di Torino – la Direzione Sanità e Welfare della Regione ha invitato le aziende sanitarie regionali ad assumere dei medici a cui far svolgere attività infermieristiche per far fronte alla carenza di infermieri”. Una decisione che, dice l’ordine, “da’ l’idea del punto di confusione a cui è giunto l’Assessorato alla Sanità. È necessario che le competenze vengano sfruttate al meglio senza demansionamento“. Perché, aggiungono, “è innegabile che la situazione sia gravissima e che manchi personale, ma le strade da percorrere sono altre”. L’ordine ricorda alla Regione che “l’articolo 348 del Codice Penale punisce l’esercizio abusivo di professione per chi la eserciti senza averne l’abilitazione ed essere iscritto al relativo albo. Questo sarebbe il caso del medico che sia messo a fare l’infermiere”. Immediata la replica dell’assessore alla Sanità Luigi Genesio Icardi, che tenta di spegnere le polemiche: “Sono certo che l’indicazione trasmessa dall’Unità di crisi non intendesse in nessun modo offendere o ledere il ruolo dei nostri medici e infermieri. La Regione Piemonte, infatti, ha attivi in questo momento numerosi bandi per contrattualizzare diverse professionalità sanitarie. Incluso personale medico, che nessuno intende assumere in ruolo infermieristico“. Poi ribadisce: “L’appello, in un momento di grande emergenza come quello in cui ci troviamo e di carenza di personale, è quello di poter contare il più possibile sul supporto di tutti per ciò che ciascuno può fare, per garantire l’assistenza ai pazienti – aggiunge Icardi -. Mi spiace se quello che nelle intenzioni dell’Unità di crisi era un semplice appello può aver offeso la sensibilità del nostro personale sanitario, che è eccellente”.

“In Puglia misure insufficienti per impedire collasso del Ssn” – L’ordine dei medici si muove anche in Puglia, dove il presidente della sezione di Bari, Filippo Anelli (che è anche presidente della Fnomceo), denuncia il rischio che “le misure adottate siano insufficienti a scongiurare il collasso del sistema sanitario. Il lockdown ‘soft’ della zona arancione – evidenzia – dispiegherà i suoi effetti tra 20 giorni, quando rischia di essere ormai troppo tardi. Anche considerando che il trend di crescita rimanga costante e non abbia un andamento esponenziale, all’Immacolata rischiamo di avere 400 morti e la saturazione dei posti letto Covid che la Puglia ha a disposizione”. Secondo Anelli è quindi necessario intervenire al più presto con nuove restrizioni, perché “se dovessimo arrivare a gennaio con questi ritmi di crescita, con l’arrivo dell’influenza stagionale il sistema andrà in tilt e non saremo più in grado di assistere né i pazienti Covid, né tutti gli altri. Le file di ambulanze dei giorni scorsi a Foggia ed Acquaviva e ieri le difficoltà al Di Venere sono la spia di un sistema che già oggi fa fatica a rispondere alle richieste di ricovero”. Lo dimostrano i dati: nella settimana dal 31 ottobre al 7 novembre in Puglia si è avuto un incremento di 5.180 positivi, con mediamente +740 soggetti positivi al Sars-Cov2 al giorno. Nello stesso periodo i ricoveri sono passati da 638 a 876, con una media di 34 nuovi ricoveri al giorno, mentre gli ingressi nelle terapie intensive sono passati da 87 a 124, con una media di 5 nuovi ingressi al giorno.

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