All’ospedale di Rivoli, in provincia di Torino, sono finiti i letti e le barelle da campo sono state appoggiate sul pavimento dei corridoi. Una situazione simile a quella di Orbassano, dove le stanze sono piene: i letti per i pazienti Covid sono quindi stati sistemati nella cappella dell’ospedale. Eppure Alberto Cirio dice di non capire perché il Piemonte è stato inserito in zona rossa. Nel giorno in cui entra in vigore il nuovo dpcm, il governatore di Forza Italia torna ad attaccare l’esecutivo. “Adesso dobbiamo parlare di posti letto e di curare i malati, però non poteva passare sotto silenzio il fatto che la colorazione che il governo ha dato all’Italia non rispetta i parametri reali della diffusione del virus“, sostiene il berlusconiano a Omnibus, su LA7.

Un mezzo passettino avanti rispetto a 24 ore fa, quando sosteneva di aver letto e riletto “i dati per regione, per cercare di capire come e perché il Governo abbia deciso di usare misure così diverse per situazioni in fondo molto simili“. Il riferimento, neppure tanto velato, è per la Campania inserita in zona gialla. Una decisione che ha fatto cambiare completamente linea al governatore sabaudo. Tra i presidenti più prudenti duranta tutta la fase delll’interlocuzione tra Roma ed Enti locali, di sua iniziativa Cirio aveva limitato di sua iniziativa il trasporto pubblico al 50%, aveva chiuso i centri commerciali nel week end e varato la didattica a distanza alle Superiori. Provvedimenti necessari vista la situazione del Piemonte, che per questo motivo è stato inserito in zona rossa. Decisione maldigerita dal governatore che ha cominciato – come facevano già da giorni altri esponenti di centrodestra – a bombardare il governo centrale. “Se chiedi alle persone dei sacrifici devi saper spiegare qual è la logica che c’è dietro, non si possono usare due pesi e due misure“, ha ripetuto in un’intervista alla Stampa, condividendo l’attacco di Attilio Fontana che ieri aveva parlato di “schiaffo alle Regioni” da parte di Roma. “Condivido l’irritazione per delle scelte prive di logica e basate su dati aggiornati a dieci giorni fa. Non si è tenuto conto ad esempio del fatto che il nostro Rt, pur restando alto, ha registrato un calo per effetto delle misure di contenimento già adottatate”, sono le parole di Cirio.

Il governatore piemontese, però, di quelle “scelte prive di logica” conosce numeri e criteri, così come gli altri governatori. Le giunte regionali, infatti, sanno quali sono i dati sulla base dei quali l’esecutivo ha deciso la suddivisione in aree diverse del Paese, per il semplice fatto che sono state le stesse Regioni a inviarli a Roma. Stesso discorso per quanto riguarda i parametri usati per decidere le varie misure restrittive, con la divisione del Paese in zone rosse, arancioni e gialle: le Regioni conoscono quei criteri dalla scorsa primavera. Solo che prima, quando era il momento di allentare la stretta, hanno rivendicato autonomia, in modo da riaprire prima degli altri. Ora che il contagio è tornato a salire hanno provato a scaricare le responsabilità di eventuali chiusure sul governo centrale. E quando le chiusure sono arrivate – come previsto in modo differenziato a seconda dei 21 criteri – i presidenti delle Regioni più a rischio hanno cominciato a chidere un unico lockdown nazionale. Oppure hanno contestato il fatto che la divisione dell’Italia in tre aree sia stata fatta sulla base di dati aggiornati al 25 ottobre.

Esattamente quello che fa oggi Cirio. È vero, infatti, che l’Rt – l’indice di contagio – del Piemonte è sceso negli ultimi giorni, rispetto ai dati valutati da ministero e Istituto superiore di sanità. Ma è passato da 2,16 a 1,99: rimanendo dunque ampiamente sopra quota 1,5. Fino a ieri la Regione ha fatto registrare altri 3.171 nuovi contagi. e 39 morti. In un giorno sono stati occupati 173 posti letto nei reparti Covid, dove al momento ci sono in totale 3.698 ricoverati, e 249 in Terapia intensiva. Insomma, a parte la lieve diminuzione dell’indice di contagio a mancare potrebbero essere presto i posti in ospedale. Sarà per questo che a Rivoli, meno di duecento chilomentri da Torino, nella notte tra mercoledì e giovedì sono finiti letti e alcune barelle sono state utilizzate nell’area grigia del Pronto soccorso, dove vengono accolti i pazienti sospetti di aver contratto il Covid. “Una situazione eccezionale“, spiegano dall’Asl To3, secondo cui ha riguardato un numero limitato di pazienti. “Le strutture sono in fortissima sofferenza e i pazienti continuano ad arrivare – aggiunge l’Asl -, ma tutti ricevono assistenza e hanno un letto”.

Una situazione d’emergenza anche quella che si vive all’Ospedale San Luigi di Orbassano, uno dei principali ospedali della cintura di Torino inserito tra i sedici Covid hospital del Piemonte. Nella notte è arrivato l’ordinane del Dipartimento interaziendale malattie ed emergenze infettive dell’Asl del capoluogo, che ha competenza su tutta la Regione: bisogna passare al livello massimo di allerta e allestire posti letto in ogni spazio disponibile. Il personale, insieme ai militari dell’esercito e agli addetti di una ditta esterna, ha montato 70 brandine nella chiesa e poi nella sala conferenze. E già cominciano ad arrivare telefonate dagli altri ospedali per sapere se hanno posto per accogliere nuovi pazienti. Nella chiesetta del San Luigi saranno ricoverati i malati a bassissima intensità, ma che non possono essere dimessi. Prima venivano trasferiti in altre strutture pubbliche del territorio, come ad esempio l’ospedale di Venaria, ma da giorni quelle strutture sono ormai piene. È anche per questo motivo che il Piemonte è zona rossa.

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