Fin dall’inizio della discussione e dell’esame degli emendamenti, il centrodestra compatto (a eccezione di poche parlamentari di Forza Italia) si è scagliato contro il disegno di legge Zan contro l’omotransfobia. E ha provato ad affossare il testo di legge che la maggioranza vorrebbe adottare per rafforzare le tutele contro le discriminazioni e le violenze per orientamento sessuale, genere e identità di genere. Un provvedimento che prevede, tra le altre, modifiche agli articoli 604-bis e ter del Codice penale (in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere) e alla legge Mancino (che punisce l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o di nazionalità), che istituisce una giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia. E che, dopo l’approvazione di un ulteriore emendamento durante l’esame in Aula, si è esteso anche ai reati commessi per motivi legati alla disabilità della vittima.

Durante la discussione in Aula non sono mancate discussioni surreali, con tanto di slogan, provocazioni, tesi strampalate, insulti e tentativi di far mancare il numero legale. Se per il relatore dem Alessandro Zan la normativa sarà “tra le più moderne in Europa”, al contrario, Lega, Fratelli d’Italia e (la maggior parte di) Forza Italia si sono lanciate in una crociata contro il disegno di legge, bollandola come una “legge liberticida”, che punirebbe “reati d’opinione”, da Stato etico. E ancora: una legge voluta dalla “lobby gay”, nel “tentativo di imporre la teoria e ideologia gender”, fino alla negazione stessa dell’omofobia e della discriminazione nei confronti delle persone lgbt (circostanza smentita dai frequenti casi di cronaca, come quello denunciato pochi giorni fa da una ragazza di Genova).

“Potete dire quello che volete, ma l’istigazione alla discriminazione e l’atto della discriminazione, per quanto odiosi e deprecabili, rientrano nell’ambito dell’opinione”, è stata la tesi avanzata dal deputato di FdI, Edmondo Cirielli. Altri, come il collega Galeazzo Bignami, hanno evocano scenari surreali: “Diventerebbe reato l’affermazione secondo cui il gesto più rivoluzionario a cui oggi noi assistiamo non è quello di vedere qualcuno salire in perizoma su qualche carro mascherato con elmi piumati, ma è quello di un ragazzo e di una ragazza che si sposano e danno vita a una famiglia”.

C’è stato anche chi, come Vittorio Sgarbi – più volte espulso dall’Aula e portato via di peso dai commessi dall’emiciclo – ha parlato di transessualità associandola a “teatro, costume, moda e finzione”. O chi, come il leghista Domenico Furgiuele, si è spinto pure oltre: “Un provvedimento degno della Corea del Nord”. Altri ancora hanno tentato di affossare l’istituzione della giornata contro l’omotransfobia: “Inaccettabile dover spiegare ai minori, non si può fare, non sanno cosa sia un transessuale”, è stato il ‘grido’ lanciato da diversi parlamentari, da Felice Maurizio D’Ettore a Flavio Di Muro. Interventi che hanno costretto il primo firmatario Zan a dover ricordare come l’obiettivo della giornata fosse soltanto quello di insegnare agli studenti “l’inclusione e il rispetto per tutte le differenze”.

Ma le provocazioni più spinte sono arrivate dal leghista Alessandro Pagano, che ha evocato una serie di improbabili conseguenze dopo l’approvazione della legge: “All’asilo ti opponi perché non vengano propinate le favole arcobaleno e le drag queen a tuo figlio? Omofobia. Indagato, forse condannato. Vuoi recitare un rosario perché una legge non passi? Omofobia. Affitti una casa a una studentessa e ti si presenta un transessuale? Non lo puoi non prendere, altrimenti è omofobia”, ha rivendicato, tra le contestazioni dal fronte della maggioranza. Ma non solo. Perché di fronte alla ‘crociata’ del leghista Pagano e alle tesi del centrodestra ha finito per dissociarsi pure la collega di Forza Italia Giusi Bartolozzi, favorevole – seppur con qualche riserva – al provvedimento a prima firma Zan: “Ai colleghi di Aula vorrei ricordare che l’onorevole Pagano aveva presentato uno degli emendamenti dove parificava l’omofobia alla pedofilia, alla pederastia e alla zoocrastia. Un insulto. Non è possibile pensare di giocare su temi così importanti perché si deve fare lo show”, ha sbottato la deputata azzurra, attirandosi attacchi e reazioni furiose anche dal suo stesso partito. Una voce quasi isolata di fronte alla crociata del centrodestra.

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