“Non sono qui per dichiarare che abbiamo vinto, ma sono qui per dire che quando il conteggio sarà finito, noi saremo i vincitori“. Joe Biden parla agli americani da Wilmington, nel Delaware. Non dichiara la vittoria, ma di fatto annuncia che è certo di essere il 46esimo presidente degli Stati Uniti. Man mano che lo spoglio è proseguito la distanza da Donald Trump si è accorciata e l’ex vicepresidente ha recuperato terreno negli Stati chiave, come il Michigan e il Wisconsin, nell’ormai noto Midwest che nel 2016 portò proprio Trump alla Casa Bianca. Alla mezzanotte italiana a Biden mancano solo le conferme in Nevada e Arizona per arrivare alla Casa Bianca, seppur con appena un grande elettore di differenza. Il suo discorso serve infatti soprattutto a frenare le velleità di Trump, che dopo aver perso negli Stati chiave del Midwest è partito all’attacco contro il voto per posta e ha annunciato una raffica di ricorsi. Ormai al tycoon resta solo la battaglia legale per evitare la sconfitta. “E’ stato provato ancora una volta che la democrazia è il cuore di questa nazione. Anche in tempo di pandemia ha votato un numero di americani senza precedenti”, ha replicato Biden. “Se mai se ne sia dubitato, non si abbiano più dubbi: qui il potere è nelle mani del popolo ed è il popolo che determina chi è il presidente degli Stati Uniti”, ha aggiunto. “Tutti i voti devono essere contati” e “nessuno può portarci via questa democrazia”, ha poi ribadito Biden. Che ha parlato già da prossimo presidente: “Mi occuperò di tutti gli americani – ha dichiarato – lavorerò tanto per coloro che non hanno votato per me quanto per quelli che hanno votato per me”.

L’iniziale vantaggio del tycoon e il successivo recupero di Biden erano già stati ipotizzati visto che il democratico è più forte nei voti per posta il cui conteggio è cominciato successivamente. Trump ha continuato a gettare ombre sulla regolarità del voto denunciando la scomparsa del suo vantaggio iniziale avvenuta “magicamente“. “Stanno trovando voti per Biden ovunque – in Pennsylvania, Wisconsin e Michigan. Un male per il nostro Paese!”, ha attaccato su Twitter (che ha prontamente segnalato i post come “controversi” e potenzialmente “fuorvianti”). E ancora: “Stanno lavorando duramente per far sparire 500.000 voti in Pennsylvania – il prima possibile. Allo stesso modo, in Michigan e in altri” Stati, ha aggiunto. Che la sconfitta fosse un boccone amaro da digerire per Trump, abituato ad ottenere ciò che vuole, l’aveva ammesso lui stesso nel corso dell’Election Day. Più volte si è rifiutato di accettare una transizione pacifica del potere nel corso della campagna elettorale e ora l’ipotesi di una battaglia legale è diventata concreta. Il direttore della campagna elettorale di Donald Trump, Bill Stepien, ha annunciato che il magnate intende richiedere “immediatamente” un riconteggio in Wisconsin (che conta 10 Grandi elettori), dove Joe Biden ha vinto per poco più di 20mila voti, e avviare azioni legali in Michigan e Pennsylvania. Questo potrebbe allungare ulteriormente i tempi per conoscere ufficialmente il nome del nuovo presidente.

Trump si è scagliato, come prevedibile, contro il voto per posta: “La scorsa notte ero in testa, spesso in modo solido, in molti Stati chiave che, in quasi tutti i casi, i Democratici governavano e controllavano. Poi, uno per uno, hanno iniziato a sparire magicamente mano a mano che venivano contate discariche di schede a sorpresa. Molto strano”, ha scritto in un tweet dopo la variazione del risultato. Oltre alla richiesta di riconteggio in Wisconsin, lo staff di Trump ha presentato anche un ricorso per fermare lo spoglio delle schede in Michigan. “Abbiamo presentato oggi un ricorso alla Michigan Court of Claims“, ha dichiarato Stepien che chiede anche che vengano riconteggiate le schede per posta “che sono state aperte e conteggiate quando non eravamo presenti“. In Pennsylvania Stepien ha annunciato la vittoria di Trump nello Stato e si è rivolto alla Corte suprema chiedendole di intervenire contro una decisione della Corte suprema della Pennsylvania che permette il conteggio dei voti per posta arrivati dopo l’election day.

Una raffica di tweet senza sosta quella del presidente Trump, che ha insistito più volte sullo stesso concetto: “Stanno trovando voti per Biden ovunque, in Pennsylvania, Wisconsin e Michigan. È un male per il paese! Stanno lavorando duramente per far sparire 500mila voti di vantaggio in Pennsylvania al più presto possibile. Come in Michigan e in altri Stati”. Il suo avversario ha replicato: “Per assicurarci che ogni voto venga conteggiato, stiamo organizzando il più grande sforzo di protezione elettorale mai realizzato. Perché Donald Trump non può decidere l’esito di queste elezioni, il popolo americano lo fa“. Biden ha continuato a sottolineare per tutta la giornata che “non ci riposeremo fino a quando non sarà stato contato ogni voto“, sottolineando così la legittimità delle preferenze per posta messa in discussione negli ultimi mesi dal presidente in carica, conscio del fatto che il metodo sarebbe stato utilizzato maggiormente dagli abitanti dei grandi centri americani che, generalmente, si schierano con i Democratici.

Le minacce di Trump sono state confermate anche dai suoi legali: “Tutte le opzioni legali sono sul tavolo negli Stati chiave”, hanno fatto sapere. Tanto che, riferisce la Cnn, la campagna di Donald Trump è alla ricerca “disperata” di fondi, all’indomani dell’Election Day, per finanziare la battaglia legale annunciata dal presidente contro i presunti brogli. Secondo il media americano, da mezzanotte (ora Usa) la campagna ha inviato sei email ai sostenitori di Trump con la richiesta di denaro. Ogni messaggio, dicono, includeva l’affermazione che i Democratici stanno provando a “rubare” le elezioni. Un’iniziativa a cui Joe Biden e il partito democratico hanno risposto creando un ‘Fight Fund’, un fondo per combattere, per finanziare le spese legali contro Trump. “Vogliamo mettere in piedi uno sforzo legale senza precedenti” dopo che il presidente ha “minacciato di andare in tribunale per prevenire il proprio conteggio dei voti”, afferma Jen O’Manley Dillon, manager della campagna di Biden.

Già nella notte post-voto, nel suo primo discorso pubblico, Trump aveva minacciato addirittura il ricorso alla Corte Suprema se le schede arrivate per corrispondenza avessero ribaltato l’esito del primo scrutinio: “Andremo alla Corte Suprema, questa è una frode per gli americani e un imbarazzo per il Paese. Non vogliamo che vengano trovate delle urne e siano aggiunte alla lista”, aveva promesso dopo aver detto “stiamo vincendo ovunque, prepariamoci a festeggiare”. Alla minaccia di un ricorso alla Corte Suprema ha replicato lo staff di Biden definendole “scandalose e senza precedenti”, aggiungendo che in questo caso la sconfitta di Trump sarebbe “imbarazzante”: “È scandaloso perché è uno sforzo di strappare ai cittadini americani i loro diritti democratici. È senza precedenti perché mai nella storia un presidente ha cercato di soffocare la voce degli americani in un’elezione nazionale”, ha spiegato la campagna del Dem.

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