E’ stato Luca Zaia, il super-votato governatore leghista del Veneto, a ordinare a un paio dei suoi uomini di bloccare Arturo Lorenzoni, il leader dell’opposizione che aveva deciso di accasarsi nel gruppo misto, come ha svelato ilfattoquotidiano.it. La motivazione è quantomeno paradossale, se si pensa al plebiscito che a settembre ha consentito al governatore di ottenere 41 seggi su 51 (compresi Fratelli d’Italia e Forza Italia). “Ci siamo accorti che Lorenzoni, candidato della Sinistra, stava transitando al Gruppo Misto, per occupare una posizione aggiuntiva rispetto a quelle di loro competenza, ampliando artificiosamente il loro spazio politico in Consiglio Regionale”. Una minoranza ridotta a 6 consiglieri del Pd, uno di M5S, Verdi, Veneto che Vogliamo, oltre allo sconfitto Lorenzoni, voleva “ampliare artificiosamente” il proprio spazio… Nello Zaiastan accade anche questo. E a dichiararlo è proprio Stefano Valdegamberi, il più votato dei leghisti con 12mila preferenze, veronese, una vita in politica che cominciò trent’anni fa con la Democrazia Cristiana. Valdegamberi è diventato il capogruppo del Misto che ha relegato in un angolo Lorenzoni, il quale però è andato a ficcarsi volontariamente in un vicolo cieco, visto che avrebbe potuto scegliere uno qualsiasi degli altri gruppi della minoranza. Assieme a Valdegamberi c’è un altro esponente della lista “Zaia Presidente”, il veneziano Fabio Barbisan, che è vicepresidente del gruppo.

Ad ammettere candidamente l’operazione nei confronti dell’opposizione è lo stesso Valdegamberi, a cui i suoi elettori hanno chiesto conto di quella che poteva apparire come un’abiura nei confronti della Lega e di Zaia. Sollecitato dalle critiche, su Facebook dichiara: “Essere nel gruppo misto non significa essere all’opposizione. Anzi, su invito del Presidente Zaia, io e il consigliere Barbisan siamo entrati nello stesso gruppo, per arginare l’operazione. Entrambi, siamo e rimaniamo parte integrante della maggioranza. Il passaggio al gruppo misto non comporta, infatti, un riposizionamento politico. La cosa singolare è semmai che a guidare il gruppo misto, ove è presente il leader dell’opposizione, sia un componente della maggioranza. L’incarico di Presidente del gruppo è stato votato dagli stessi suoi componenti”. Ai leghisti elettori preme sapere che Valdegamberi non ha fatto il salto della quaglia. E lui li rassicura: “Questa non è una scelta mia, nulla di politico e ancor meno di sfiducia a Zaia che ha concordato con noi l’operazione”.

Naturalmente Facebook non è frequentato solo da leghisti. E così Valdegamberi deve incassare qualche ceffone come quello di Benedetto Zaccaria, che gli scrive: “Penosi questi giochetti. Dillo che era per prendere 2.400 euro in più di indennità di funzione oltre ai 6.500 delle carica e ai 4.500 di rimborsi spesa…. veramente penosi…”. Stefano Pedrollo gli chiede: “Ciao Stefano, ma non pensi che questa storia del gruppo misto debba finire, sia a livello regionale che nazionale?”. Paolo Gangini chiosa: “Boh, mi sembrano giochi strategici della peggior politica. Da qualsiasi parte arrivino queste manovre. A mio avviso il concetto di ‘gruppo misto’ è già un obbrobrio”. Sarcastico, Gaetano Zanotto affonda: “Sei la persona giusta, da Democristiano, ecc. Sei il perno giusto per tirare il carretto, da buon cavallo di razza, non da somaro o mulo. Auguri”. Punto sul vivo, Valdegamberi, che fu assessore regionale con Giancarlo Galan, arrestato per lo scandalo Mose, replica: “Avrei preferito farne a meno. Ma io sto alle decisioni della squadra e se c’è da metterci la faccia, sapendo anche che sarebbero nati malintesi, lo faccio”.

La fedelissima Katia Benedetti cinguetta: “Non dovevi nemmeno spiegarlo. La mossa di Zaia è stata evidente e chiarissima per non dover dare la presidenza del Gruppo Misto al Pd”. E lui, gongolante: “Katya, non tutti hanno il tuo intuito…”

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