Bello, intenso, riflessivo, a tratti divertente e ironico (“Basta con i cantanti già siamo in tanti. Un mare di cantanti ormai dalla melodia così distanti”, canta nella traccia 11). È il secondo lavoro della trilogia lanciata da Renato Zero un mese fa, e in attesa della prossima uscita prevista per fine novembre. Complessivamente quattordici tracce, anche questa volta tutte inedite, che sbalordiscono gli stessi componenti del suo entourage: in un periodo di buio oggettivo e generale, con gli artisti che lamentano un ingrigimento emotivo e, di conseguenza espressivo, Zero ha lavorato come non mai.

“Per cercare di muovere questa aria ferma, questo stato comatoso che non dipende da noi; volevo rispolverare il coraggio di un’operazione in una fase totalmente negativa per una pubblicazione del genere”. E con tali risultati. “Non voglio risultare superbo e non lo sarò perché ormai ho passato il valico; però l’obiettivo di questo lavoro è di consegnare una memoria storica di quello che sono stato e di quello che sono oggi”. E per la memoria storica ha coinvolto tutti i suoi storici musicisti, e poi i Neri per caso, Fabrizio Bosso, l’orchestra diretta da Adriano Pennino, “e io ero sempre lì. Ogni tanto volevo lasciarli soli, ma è più forte di me. Devo esserci”.

E poi Elton John (“il film su di lui non mi ha convinto, si è parlato poco dell’artista); gli esordienti, il virus, la solitudine (“sentirmi solo? Non me lo posso permettere”). Tutto nell’intervista video pubblicata sul sito, e sul cartaceo domani in edicola.

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