“Ho tenuto una classe a casa di mia iniziativa. La mamma di uno studente mi aveva avvisato che il figlio era positivo. Ho provato subito a mettermi in contatto con l’Ats, mandando una mail e chiamando al telefono per tre giorni di fila ma la linea era sempre occupata”. A parlare è il preside di un istituto superiore della provincia di Como. “Io non sono un’autorità sanitaria, non posso disporre la quarantena, ho bisogno di un atto ufficiale, quindi mi sono limitato a raccomandare di non frequentare la scuola. Per fortuna ha prevalso il buon senso e tutti sono rimasti a casa in didattica a distanza”. In effetti, la stessa Ats Insubria precisa al fattoquotidiano.it che solo l’azienda sanitaria può attivare le procedure per mettere in quarantena le persone coinvolte. Ma con la nuova impennata di contagi è evidente che i servizi sanitari territoriali non riescono a star dietro alla mole di richieste giornaliere che arrivano dalle scuole. “Anch’io ho messo in quarantena una classe intera, senza un atto dell’Ats, che mi è arrivato tre giorni dopo la segnalazione del caso positivo” ci racconta il dirigente scolastico di un liceo di Milano. “Al telefono mi hanno consigliato la quarantena, ma in attesa di una disposizione ufficiale del dipartimento di prevenzione, ho scritto ai ragazzi che ‘sarebbe il caso di rimanere a casa’, non ho potuto obbligarli”. “Il tracciamento arriva tardi, me ne rendo conto – commenta Vittorio Demicheli, direttore sanitario Ats Milano -. Il numero di casi e isolamenti raddoppia ogni settimana. Ogni giorno servirebbero 560 giornate lavorative ma con 200 addetti smaltiamo un terzo del lavoro. Abbiamo già comunicato ai dirigenti scolastici di non aspettare il via libera ufficiale e di cominciare a prendere subito provvedimenti. Noi appena riusciamo formalizziamo il tutto, serve la collaborazione da parte di tutti. Per velocizzare il contact tracing, anziché usare le mail, stiamo chiedendo ai referenti scolastici di inserire i nomi dei contatti stretti sulla stessa piattaforma che usavamo per comunicare il rispetto dell’obbligo vaccinale. Uno sforzo per automatizzare il più possibile la comunicazione”. Il lockdown degli istituti superiori in Lombardia a partire da lunedì 26 ottobre servirà senz’altro a ridurre il carico di lavoro delle strutture sanitarie.

In Piemonte stesso caos. “Se la positività ci viene segnalata il venerdì pomeriggio fino al lunedì sera non abbiamo riscontro da parte della Asl. Nel frattempo consigliamo alla classe di non venire a scuola. Ma avremmo bisogno di comunicazioni chiare e immediate. Se voglio chiamare al telefono la Asl devo rivolgermi al centralino, non ho un canale privilegiato” si sfoga Antonio Balestra, preside del liceo artistico “Cottini” di Torino e referente per la Flc Cgil. Le principali sigle sindacali della scuola (Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda), tra il 18 e il 19 ottobre, hanno somministrato un questionario ai presidi piemontesi per raccogliere i problemi nella azioni da attuare in caso di contagi da Covid. Oltre 150 le osservazioni registrate. La difficoltà più grande è legata al ritardo comunicativo da parte dei dipartimenti di prevenzione. “Le Asl non comunicano il caso positivo alle scuole e i presidi lo vengono a sapere dai genitori – Maria Grazia Penna, segretaria generale Cisl scuola cita un esempio -. Siccome è l’autorità sanitaria che dispone la quarantena il problema è capire se può farlo anche il dirigente senza comunicazione ufficiale. Oppure le Asl chiedono dati per il contact tracing che la scuola non dispone, come il nome dei medici di famiglia o pediatri degli alunni”. Roberto Testi, responsabile del dipartimento di prevenzione dell’Asl città di Torino, rassicura i presidi che “in questo momento di affanno è sufficiente l’indicazione telefonica alla quarantena dell’operatore sanitario” e invita tutti a fare squadra. I sindacati sottolineano però la difficoltà di giustificare le assenze dei docenti in mancanza di un protocollo di quarantena immediato, che serve al medico di base per compilare il certificato di malattia da inviare all’Inps per avere diritto all’indennità.

Tenendo conto della nuova circolare del 12 ottobre del ministero della Salute, la Regione Piemonte la settimana scorsa ha intanto cambiato le regole per la gestione dei casi positivi all’interno delle scuole. “Nel caso di positività di uno studente la classe sarà posta in quarantena per 14 giorni, con una sorveglianza sanitaria per monitorare l’evoluzione delle condizioni di salute – si legge su un comunicato -. Nel caso non insorga nessun sintomo durante la quarantena, gli studenti potranno riprendere la normale quotidianità e l’attività scolastica al 14° giorno, senza necessità di tampone”. Prima invece il servizio sanitario territoriale provvedeva a una indagine dei contatti stretti fra i compagni di classe e gli operatori scolastici, disponendo isolamento fiduciario e tampone dopo 4-5 giorni.

Le incertezze e le lunghe attese interessano tutte le città più colpite dalla nuova ondata di contagi. A Roma la dirigente di un istituto comprensivo racconta che ci vogliono 24 ore prima che arrivi il provvedimento via mail da parte della Asl, “nel mentre dispongo io la quarantena preventiva”. Lo stesso in provincia. La preside della primaria e dell’infanzia di Nettuno, Renata Coppola riconosce che “i servizi sanitari non ce la fanno più” e dice “che oggi bisogna aspettare oltre un giorno per avere disposizioni”.

L’Ufficio scolastico regionale per le Marche in un documento del 14 ottobre inviato ai dirigenti scolastici ha avvertito che la comunicazione dell’autorità sanitaria sulla messa in quarantena di classi, studenti e personale scolastico e relativa durata “può essere effettuata, accertata l’identità dell’interlocutore, attraverso fonogramma stante il surplus lavorativo dei dipartimenti di prevenzione che comunque provvederanno a formale comunicazione nel più breve tempo possibile”. In pratica, basta una telefonata. Ad Ascoli Piceno diversi istituti scolastici sono stati chiusi per cluster di Covid. “Abbiamo 100 positivi al giorno, siamo in affanno – dichiara Claudio Angelini, direttore del servizio di Igiene e sanità pubblica dell’Area vasta 5 -. Dovremmo contattare più di mille persone al giorno. Se mi telefona la scuola o risulta dal sistema informatico che un bambino in età scolare è positivo facciamo presente a voce che i contatti stretti vanno messi in isolamento e solo in un secondo momento riusciamo a inserire i nomi e i cognomi nella piattaforma e a formalizzare l’atto di quarantena”. Una preside di una scuola primaria locale dice: “È un travaglio, mi creda. Come giustifico l’assenza dei docenti? C’è chi prende ferie o permessi personali perché il medico di famiglia, in assenza del codice di quarantena della Asl, si rifiuta di fare un certificato di malattia, e io non non mi voglio sostituire ai medici, mi limito solo a invitare le classi a non frequentare la scuola. Poi dall’invio dei dati all’esito dei tamponi si crea un vuoto e ci affidiamo all’improvvisazione”.

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