Il contratto arriva via mail come una “proposta”, scrive Just Eat ai rider. Deliveroo aggiunge un messaggio più esplicito: “Se non firmi, dal 3 novembre non potrai più consegnare con noi“. Lo stesso ha già fatto Uber Eats. Ora manca solo Glovo. I colossi del food delivery tirano dritto per la loro strada e impongono ai fattorini il contratto sottoscritto con la sola Ugl, sigla sindacale vicina alla destra e considerata di comodo dai confederali e dalle sigle autorganizzate. Contratto che prevede un compenso minimo di 10 euro per ora lavorata ma solo se in quell’ora si fanno consegne: i tempi morti non vengono pagati. “Azioni ripugnanti, siamo davanti a un sopruso su grande scala, un’infrazione dello Statuto dei lavoratori”, denuncia la presidente della commissione lavoro della Camera e deputata Pd Debora Serracchiani, che ha depositato un’interrogazione al ministro del Lavoro.

“Abbiamo già fatto quello che potevamo”, è il commento arrivato al fattoquotidiano.it dal dicastero di Nunzia Catalfo, che pure ritiene quel contratto illegittimo perché non persegue gli obiettivi stabiliti dal decreto del 2019, che dava 12 mesi a sindacati e piattaforme per trovare un accordo su un contratto che prevedesse una retribuzione non determinata “in misura prevalente” dal numero di consegne fatte. Ma quella legge non vietava il cottimo. Ora l’unica arma è quella delle ispezioni, che “potrebbero essere più decise”. Si tratta di un contratto valido tra le parti e non deve portare all’abbassamento dei minimi retributivi, è il ragionamento che verrà esposto ad Assodelivery durante la riunione con i sindacati che il Ministero intende convocare prima del tre novembre.

A riaccendere il dibattito è stata la denuncia del rider fiorentino Yiftalem Parigi, che nelle scorse settimane era stato eletto rappresentante sindacale dai rider di Just Eat. “L’azienda ha comunicato il recesso dal precedente accordo, poi con una seconda mail ha fatto sapere che dal 3 novembre chi vuole continuare a lavorare deve firmare il nuovo contratto”, spiega Parigi a ilfattoquotidiano.it. Parigi ha anche ricevuto l’appoggio del sindaco Pd di Firenze, Dario Nardella. “Ci ha promesso che scriverà alle società per spingerle a riconoscerci le tutele che ci spettano. Noi lo invitiamo a scendere in piazza con noi, e con tutta la cittadinanza, nella mobilitazione nazionale del 30 ottobre, perché quella dei diritti è una battaglia che riguarda tutti”. Ma è chiaro che questa partita si deve giocare a Roma: “Assodelivery ha preso in giro il governo firmando un accordo sottobanco con Ugl mentre era in corso la trattativa. Il Ministero ormai si è esposto e ora deve prendere posizione”.

Le piattaforme intanto vanno di corsa: “In questi giorni stanno bombardando di mail i lavoratori per convincerli a firmare, lasciando intendere che chi non lo farà subito avrà dei problemi”, racconta Ilaria Lani, della Nidil-Cgil di Firenze. Oltre alla mobilitazione unitaria di fine mese, Covid permettendo, i sindacati battono la strada dei ricorsi e hanno già presentato cause per licenziamento illegittimo. Il 3 novembre però si avvicina e tanti fattorini, messi alle strette, potrebbero firmare: “Se migliaia di rider accettano poi sarà difficile portare avanti una battaglia processuale su questo tema”, spiega Marco Lombardo, assessore al lavoro Pd del comune di Bologna, città dove è nata la prima Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori digitali che garantisce tutele minime per retribuzione e sicurezza. “La questione va affrontata dal punto di vista politico e legislativo, qui sono in gioco i diritti di tutti i lavoratori del digitale. Il governo deve riunire il tavolo che aveva avviato con le parti e liberare i rider da questa forma di ricatto. Ma deve farlo subito”.

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