Un accordo di comodo, che di fatto non libera i rider dalla logica del cottimo, e continua a considerarli a tutti gli effetti dei lavoratori autonomi. Con un salario annunciato come minimo e garantito, ma che in realtà dipenderà sempre da quanto si lavora, o meglio si pedala. L’intesa raggiunta tra Assodelivery, l’associazione delle piattaforme di food delivery come Glovo, Deliveroo, Uber Eats e Just Eat, e il sindacato di destra Ugl ha scatenato la reazione unitaria e compatta dei sindacati confederali e delle sigle autorganizzate. Ma non solo: a poche ora dalla firma arriva anche una prima risposta del ministero del Lavoro – scavalcato nelle trattative aperte a Roma a inizio agosto – che in una lettera indirizzata ad Assodelivery, visionata da Ilfattoquotidiano.it, contesta diversi punti dell’intesa. Poco dopo la ministra Nunzia Catalfo ha convocato per il 24 settembre Cgil, Cisl e Uil per un chiarimento.

Secondo i sindacati, l’accordo controfirmato da Ugl aggira quanto previsto nel decreto-imprese del novembre 2019. Questo fissava un compenso minimo orario per i rider collegato al contratto collettivo della categoria più affine, per tutti la logistica, che sarebbe scattato se entro entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge non si fosse arrivati a un’intesa tra le parti. In agosto la ministra Nunzia Catalfo, ereditando una battaglia intrapresa dal predecessore Luigi di Maio, annunciava l’apertura di un confronto per arrivare alla sottoscrizione di un contratto collettivo nazionale. A quell’incontro partecipò anche Assodelivery, che nel frattempo però ha imbastito una trattativa parallela con Ugl, all’insaputa delle altre parti, che ha portato all’accordo firmato il 15 settembre.

Nelle informative con cui le piattaforme di food delivery hanno comunicato la novità si parla di un compenso minimo di 10 euro all’ora, ma è lo stesso Ministero del Lavoro a mettere in dubbio questo punto, scrivendo nella lettera che il salario sembra ancora essere “parametrato esclusivamente sulle consegne effettuabili nel tempo unilateralmente stimato dalle piattaforme”. Dunque, tutto come prima. “Quello del salario minimo è uno dei tanti slogan di questo contratto”, dice Tommaso Falchi, di Riders Union Bologna. “I 10 euro sono calcolati sul presupposto che in un’ora un rider non rimanga fermo neanche un minuto, ma questo non avviene quasi mai e noi fattorini lo sappiamo bene”. Cosi, dice Falchi, è passato il concetto difeso dalle aziende: “Per loro se non hai ordini non stai lavorando. E dunque non devi guadagnare. Quel tempo, e la disponibilità che di fatto tu stai dando alle piattaforme, non viene considerata. È un cottimo, ma sotto copertura”.

Per il Ministero del Lavoro questo potrebbe essere in contrasto con le norme previste dal decreto-imprese, che entreranno in vigore in novembre, e dunque l’accordo rischia di essere superato. A meno che non si arrivi a un contratto collettivo sottoscritto da organizzazioni dei lavoratori “che risultano certamente e complessivamente più rappresentativi sul piano sindacale”. Ecco la seconda contestazione del Ministero: la scelta di stipulare il contratto con un’unica organizzazione. Una dinamica che potrebbe essere accettabile, si legge ancora nella lettera, se quella rappresentasse la maggioranza degli iscritti a livello nazionale. E non è questo il caso, dato che Ugl rappresenta appena mille rider su 60mila e si è di recente alleato con Anar, associazione che riunisce i fattorini con idee molto vicine a quelle delle aziende del food delivery. “Si sono scelti un sindacato di comodo, l’unico vicino alle posizioni aziendali e di certo non il più rappresentativo, e hanno firmato un contratto che non migliora in alcun modo la posizione dei rider, anche se cercano di far credere il contrario”, attacca Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil.

Ma rimangono altri dubbi sul merito. “Ai lavoratori non verranno retribuite malattia, tredicesima, ferie e maternità, e quando avranno raggiunto il tetto retributivo massimo per le collaborazioni occasionali potranno essere licenziati senza colpo ferire”, dice Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto della Cisl. Questo perché non è stata riconosciuta in alcun modo la subordinazione dei rider. Anzi, secondo l’interpretazione del Ministero del Lavoro il contratto sembra attribuirgli la qualifica di lavoratori autonomi, mentre nel tavolo di discussione aperto a Roma il Ministero stesso aveva chiesto di non intervenire su questo aspetto. “Diverse sentenze identificano quello tra i rider e la piattaforme come un rapporto etero-organizzato – spiega Scacchetti della Cgil -, una tipologia di collaborazione a cui si applica la disciplina della subordinazione, dato il legame molto stretto con il datore di lavoro, che indica ad esempio tempi e luoghi di lavoro”.

I sindacati attaccano anche su altri punti. Nel contratto stipulato con Ugl un “vero” salario minimo di sette euro, comunque inferiore a quello di riferimento della logistica, è stato inserito, ma riguarderà solo i rider attivi nelle città di nuova apertura e per i primi quattro mesi, dunque una platea ridottissima. E anche sulle indennità, che sarebbero comunque entrate in vigore in novembre come previsto dal decreto-imprese, ci sono critiche: “Si considera orario notturno dall’1 alle 7 del mattino, quando quasi tutti i ristoranti sono chiusi. E nei festivi non sono incluse le domeniche, ma solo le festività nazionali. È ridicolo”, attacca ancora Tommaso Falchi, che anticipa mobilitazioni delle associazioni autorganizzate. I sindacati confederali parlano di un contratto illegittimo e chiedono al Ministero di convocare immediatamente un tavolo per riprendere le trattative. Da parte sua Assodelivery difende il contratto stipulato con l’Ugl, “positivo per tutto il settore e in grado di ampliare le tutele dei rider”, e ribadisce la piena collaborazione con il Ministero del Lavoro, “fermo restando l’autonomia delle prestazioni dei rider”.

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