Se ad un convegno sui misteri del caso Moro vedi il senatore Luigi Zanda alzarsi e andare verso il podio, rizzi la schiena sulla sedia, cerchi la posizione più comoda e ti disponi ad ascoltare, perché fino ad allora non lo ha mai fatto.

È successo qualche giorno fa, nella austera cornice della Sala Capitolare della biblioteca del Senato, dove il 16 ottobre il Presidente della commissione biblioteca e archivio storico del Senato, Gianni Marilotti, ha organizzato la presentazione del libro dell’infaticabile e appassionato Gero Grassi, Aldo Moro La verità negata, stampato dalla Regione Puglia e distribuito gratuitamente.

Ero tra i relatori e nella locandina che avevo ricevuto non c’era il nome del senatore, ma evidentemente l’evento ha preso vigore via via che veniva organizzato, tanto che in sala è stato presente per tutto il tempo anche l’ex presidente del Senato Pietro Grasso. Ebbene ad un certo punto Zanda, il più stretto collaboratore di Francesco Cossiga, il suo portavoce, il suo confidente, sale sul podio: ti aspetti che venga giù qualcosa, finalmente.

Che so, al minimo che si chiuda una volta per tutte la benedetta storia della seduta spiritica nella quale la voce di La Pira dall’aldilà disse a Romano Prodi ed altri la parola ‘Gradoli’, intesa però dagli umani come Paese e non come via – in realtà quel capitolo non è affatto un mistero, ma fu Zanda, che ricevette la comunicazione dal segretario di Zaccagnini, a chiamare il capo della polizia che fece fare il giorno dopo una sorta di rastrellamento al paese di Gradoli, in provincia di Viterbo dove non si trovò nulla: insomma, una rivelazione sul tema ci può anche stare.

Mentre lo segui, il tono pacato e basso della voce di Zanda non ti illude, anche se un un piccolo movimento sulla sedia ti viene naturale quando dice che ‘non ha mai raccontato a nessuno che’… il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro della XVII Legislatura, Giuseppe Fioroni, lo andò a trovare prima che l’organismo venisse varato: “dicono che sei contrario”, gli fa. Zanda non si perse d’animo e, immagino con la stessa voce pacata e bassa con cui parla alla platea, gli disse che “no, lui non rallenterebbe mai l’iter di una legge”, tantomeno ostacolerebbe una iniziativa parlamentare e che tuttavia pensa che quella commissione non serva a niente.

Proprio così, e poi aggiunge, parlando a noi che lo ascoltiamo protesi verso lampi di nuovo: “se ci sarà luce sulla verità verrà dai serbatoi di informazione dei Paesi che allora controllavano l’Italia. La luce può venire solo da luoghi alti”. Non sono parole leggere. Per me suonano come una accusa precisa all’establishment internazionale che in quel momento aveva in mano l’Italia, e sappiamo che solo la chiave internazionale può spiegare la complessità del delitto politico più importante del Novecento italiano – fu lo stesso prigioniero a coglierlo nella lucidità tragica della sua condizione, ‘vi è forse la mano americana o tedesca nel tener duro contro di me?’, scrive a Taviani.

Ma poi ancora, mentre di nuovo ti rilassi sulla sedia, pensi che forse quelle parole non sono una pista investigativa – anche perché vai ad aprirli, gli archivi di Washington, non siamo riusciti a cavare niente neanche dall’interrogatorio dell’uomo ‘nero’, in senso esistenziale, del caso Moro, cioè Steve Pieczenik che nel 2014 fu scomodato in Florida dal fu – nel senso di magistrato – Luca Palamara senza ricavarne un’acca. E allora pensi: non è che quelle parole assolvono la Democrazia cristiana?

Poco prima dell’intervento di Zanda, proprio l’ex Dc Giuseppe Fioroni, apprezzato presidente della suddetta commissione d’inchiesta, aveva sostenuto dalla stesso podio che la bufala del ‘Memoriale’ Morucci era stata preparata dagli uomini della Dc per chiudere del tutto l’intrigata vicenda e contenere futuri sviluppi del terrorismo: ora dico, caro Fioroni, se c’è una assoluta conquista da attribuire al tuo lavoro è proprio lo smantellamento operato grazie alla tua commissione d’inchiesta di quel Memoriale, vera e propria sceneggiata del caso Moro, in pratica un dossier dei servizi più che una testimonianza, che ha confuso le acque e allontanato la verità forse per sempre: e tu che fai? Difendi comunque la Dc!?!?

Alla fine non c’è niente da fare, un democristiano non ce la fa a non vedere la Dc come vittima del caso Moro. E anche così la Balena Bianca si è protetta…

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