La Camera dei Deputati è ufficialmente un focolaio Covid-19. E il calendario dei lavori inizia a subire i primi slittamenti. Nel pomeriggio si è diffusa la notizia che anche il capogruppo del Misto Maurizio Lupi è positivo, dopo i casi già segnalati di Francesco Lollobrigida di Fratelli d’Italia, Maria Stella Gelmini di Forza Italia e Davide Crippa dei 5 Stelle. Con Lupi, quindi, salgono a quattro i casi di infezione da Sars-Cov2 tra i capigruppo della Camera, a 17 i parlamentari contagiati, 14 solo alla Camera.

“Adesso fermiamoci”, hanno gridato le opposizioni che in mattinata avevano chiesto formalmente al presidente della Camera Roberto Fico di sospendere i lavori d’aula per almeno una settimana. Il presidente Fico ha concesso di bloccare la discussione della legge Zan sull’omofobia prevista per la prossima settimana.

Si moltiplicano anche gli appelli per chiedere il voto a distanza. I partiti però su questo sono divisi. Nella maggioranza è scettica Italia Viva, mentre l’opposizione è tutta contraria. Per i capigruppo di centrodestra “la Costituzione e i regolamenti parlamentari non si devono piegare e modificare per una emergenza momentanea”. Lo stesso Lupi sostiene che “il Parlamento non è un votificio. Il voto arriva alla fine di un processo democratico. Il Parlamento è il luogo in cui ci si confronta. Il voto a distanza snatura esattamente questo e comprime anche le prerogative dell’opposizione“.

Finora le assenze per covid in realtà non hanno provocato particolari emergenze anche se, a inizio settimana, qualche timore c’è stato quando si è affrontato il voto sullo scostamento di bilancio, che richiedeva la maggioranza assoluta. La Camera ha aperto un canale istituzionale per affrontare la questione. “La prossima settimana – ha spiegato il presidente di Montecitorio Roberto Fico – la Giunta del regolamento discuterà di come la Camera deve lavorare in emergenza, a partire dal tema del voto a distanza”. Si inizierà con le audizioni: saranno chiamati esperti informatici e giuristi.

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