Giudici e beneficiari allo stesso tempo. A decidere sul ricorso contro la reintroduzione dei vitalizi appena presentato dalla segretaria generale del Senato, saranno i cinque senatori che fanno parte del Consiglio di garanzia. Sconosciuto ai più, si tratta di un organo di Palazzo Madama che funziona come una corte d’appello rispetto alle decisioni della commissione Contenziosa, la stessa che nel giugno scorso ha annullato il taglio del privilegio per circa 700 ex senatori. I membri sono nominati a inizio legislatura dalla seconda carica dello Stato fra i senatori esperti di materie giuridiche, amministrative o di diritto del lavoro. Il presidente in carica è l’ex fedelissimo di Berlusconi (oggi vicino a Giovanni Toti) Luigi Vitali. 65 anni, avvocato penalista pugliese, è alla sua quinta legislatura. L’altro veterano del Consiglio è Alberto Balboni, in quota Fratelli d’Italia, che ha da poco compiuto i 61 anni ed è stato eletto per la prima volta nel 2001. Entrambi, stando a quanto confermato a Ilfattoquotidiano.it, a fine mandato incasseranno il vitalizio. Proprio come il presidente della Contenziosa Giacomo Caliendo, finito al centro delle polemiche nei mesi scorsi con l’accusa di conflitto di interesse. Vitali in realtà ha accumulato l’indennità alla Camera (è stato eletto al Senato solo nel 2018), mentre l’assegno pensionistico di Balboni potrebbe variare proprio a seconda di quello che deciderà il Consiglio di cui fa parte. Gli altri membri sono l’ex M5s (ora passato alla Lega) Ugo Grassi e il collega del Carroccio Pasquale Pepe. L’unica donna è anche l’unica esponente della maggioranza: si tratta di Valeria Valente del Pd.

Vitali al Fatto.it: “La mia coscienza è a posto” – Politico di lungo corso, eletto per la prima volta alla Camera nel 1996, Vitali è stato sottosegretario alla Giustizia dal 2004 al 2006. A settembre 2019 si è avvicinato a Cambiamo! del governatore ligure Toti, lasciando gli azzurri dopo oltre vent’anni di militanza. Fra le leggi che ha portato all’approvazione c’è la ex Cirielli in materia di prescrizione, contestata a metà anni Duemila per aver permesso i domiciliari all’ex deputato Cesare Previti, appena condannato in via definitiva a 6 anni per corruzione. Contattato dal Fatto.it, il presidente Vitali assicura che sulla vicenda dei vitalizi deciderà insieme ai suoi colleghi “in punta di diritto” e senza farsi influenzare dalla sua posizione pensionistica. “Quando ho iniziato a fare l’avvocato ho fatto un giuramento e non l’ho mai violato. La mia coscienza è a posto. Se dovessi convincermi che è giusto ridurre i vitalizi, non avrei alcun problema ad appoggiare il ricorso. Stessa cosa se mi convincessi del contrario. Sarebbe molto peggio lasciarsi influenzare da motivazioni politiche“. È proprio ai partiti, infatti, che ora Vitali si rivolge: “Siccome c’è praticamente un accordo bipartisan sui vitalizi, piuttosto che attaccare noi si superi l’autodichia del Parlamento. In un mese si potrebbe fare una legge che assegni a un giudice amministrativo la competenza su temi del genere. Se questo percorso non viene fatto – conclude Vitali – c’è qualcosa che non quadra”. Un concetto già ribadito al Fatto in un’intervista a fine giugno, quando il senatore ha avvisato che se dovesse “pizzicare i componenti del collegio” ad esprimersi “non secondo diritto come hanno fatto finora, ma sulla base di altre valutazioni”, farà tutto quello che gli è consentito dai regolamenti “per denunciare questo comportamento”.

Il caso di Balboni (Fdi) – La pensa allo stesso modo il collega di Fratelli d’Italia Balboni. 61 anni, ferrarese, da giovane ha militato nel Movimento sociale italiano. Eletto per la prima volta nel 2001 in quota Alleanza nazionale, è passato al Polo delle libertà e alla fine è approdato nel partito di Giorgia Meloni. All’attivo ha 3 legislature e mezzo, dal momento che dal 2013 al 2018 è rimasto fuori dal Parlamento. In base alle regole vigenti, nel 2023 potrà beneficiare dell’assegno pensionistico da ex senatore. Ma ad incidere sull’importo rischia di essere la delibera che ora lui stesso è chiamato a valutare. “Sarebbe stato preferibile che se ne occupasse un organo esterno“, commenta al Fatto.it il parlamentare. “Senato e Camera sono dotati di autodichia e si fanno giustizia interna corporis. Tuttavia, rispetto ai tempi in cui queste regole furono stabilite, forse adesso sarebbe opportuno ripensarle“. Balboni per ora non si sbilancia sulla sua posizione, ma garantisce che “nei prossimi giorni” farà delle valutazioni. “Dobbiamo assicurarci che io non sia in conflitto di interesse. Se così fosse, potrebbe essere motivo di opportunità per fare un passo indietro. Ad esempio astenendomi dal voto in Consiglio, come ha fatto Caliendo in commissione Contenziosa”. Nei mesi scorsi il senatore aveva comunque definito “un errore” la sentenza di primo grado, “specie perché è avvenuta in un momento storico complicato in cui migliaia di famiglie italiane stanno pagando pesantemente gli effetti devastanti che ha avuto la pandemia da Covid-19 sul mondo del lavoro”.

L’ex M5s Grassi e Pepe in quota Lega – Fanno parte del Consiglio anche l’ex pentastellato Grassi, avvocato e professore ordinario di Diritto civile, e il leghista Pasquale Pepe, appena rieletto sindaco della sua Tolve, in Basilicata. Grassi lasciò il Movimento il 12 dicembre 2019, dopo aver votato contro la risoluzione di maggioranza sul Mes e in aperto dissenso con legge di bilancio del governo giallorosso. Pochi giorni dopo annunciò la decisione di aderire alla Lega per Salvini premier insieme ai colleghi di partito Stefano Lucidi e Francesco Urraro. Nello stesso periodo risultò tra i 64 parlamentari che avevano raccolto le firme indire un referendum confermativo sul taglio degli eletti, bloccandone di fatto l’entrata in vigore. Sia lui che il collega Pepe sono alla prima esperienza in Parlamento e sul tema dei vitalizi finora non si sono espressi. La linea del Carroccio però è chiara: il 26 giugno, dopo che la delibera della presidenza del Senato sul taglio dei vitalizi è stata annullata, il leader Matteo Salvini ha definito l’intera faccenda una “follia”. “Sono orgoglioso del fatto che gli unici voti contrari in quella commissione siano dei parlamentari della Lega. In un momento in cui migliaia di famiglie non hanno ancora visto un euro dopo la chiusura di marzo, mi sembra che l’ultima cosa di cui occuparsi sia il vitalizio degli ex parlamentari. Per quanto riguarda i vitalizi ed il taglio dei parlamentari la Lega è coerente e continua ad essere contro ogni tipo di privilegio“.

L’unica donna: Valeria Valente (Pd) – La linea del leader del centrodestra rischia di essere molto influente in Consiglio, dal momento che su 5 membri soltanto la dem Valeria Valente sostiene la maggioranza. Napoletana, impegnata in politica sin da giovane ma eletta per la prima volta a Montecitorio solo nel 2013, nel 2016 si è candidata alle primarie del Pd per correre come sindaco della sua città, battendo a sorpresa l’ex primo cittadino Bassolino. Alla prova delle urne, però, ha raccolto il 21% dei voti, piazzandosi al terzo posto alle spalle di Gianni Lettieri e del sindaco uscente Luigi De Magistris, poi rieletto al ballottaggio. Alle politiche del 2018 Valente viene eletta senatrice nella circoscrizione Campania. Ora sarà chiamata a valutare una questione su cui il leader del Pd Nicola Zingaretti non ha usato mezzi termini: “Sui vitalizi una scelta insostenibile e sbagliata. La cassa integrazione è in ritardo e si rimettono i vitalizi. Non è la nostra Italia”. Il primo incontro tra i membri del Consiglio è previsto per il 13 ottobre, la decisione finale tra fine anno e i primi di gennaio.

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