Se le autorità sanitarie non saranno in grado di continuare a tracciare i casi, ci sarà una diffusione esponenziale dei contagi. “Se questo avverrà, il virus si diffonderà in modo incontrollato“. La cancelliera Angela Merkel ha reso pubblici i suoi timori, chiedendo apertamente ai Länder tedeschi di adottare misure restrittive più rigide. La Germania potrebbe perdere il controllo del Covid: per evitarlo Merkel ha perfino predisposto l’utilizzo delle forze armate. Il motivo, scrive il quotidiano Süddeutsche Zeitung, è che la strategia tedesca anti-Covid – come quella italiana – si basa essenzialmente su tre pilastri: i tamponi, la quarantena e il tracciamento dei contagi. Se il numero di nuovi casi giornaliero cresce esponenzialmente, però, si perde il controllo della diffusione del virus perché non è più possibile il contact tracing. La strategia tedesca però, rispetto a quella italiana, “consente una gestione dell’epidemia più agevole“. Lo sostiene Walter Ricciardi, membro del comitato esecutivo dell’Oms e consulente del ministro della Salute, che ha avanzato la sua proposta: “La quarantena secondo noi può essere ridotta a 10 giorni come si fa in Germania, con un tampone invece di due tamponi”. Ma come funziona esattamente? Innanzitutto i tedeschi distinguono tra quarantena per un sospetto positivo e isolamento di un positivo accertato. Nel primo caso, la persona deve rimanere a casa per 14 giorni. Se invece, in seguito a tampone, viene accertata la positività, scatta l’isolamento per 10 giorni. La fine della quarantena per un contagiato tedesco può avvenire, in linea teorica, anche senza un test negativo al Covid: stando alle linee guida del Robert Koch Institut (Rki), infatti, il tampone di controllo è obbligatorio solo per chi ha avuto sintomi gravi. I laboratori tedeschi nelle ultime 7 settimane hanno effettuato più di 150mila test al giorno su una popolazione di 83 milioni di abitanti. Il rapporto tampone per abitante è simile a quello italiano. In Germania però, in base alle linee guida, vengono fatti molti meno test di controllo rispetto all’Italia, dove serve un doppio tampone negativo per essere considerati fuori pericolo. La maggior parte dei tamponi servono quindi a individuare nuovi casi.

Già a fine settembre, parlando durante un vertice di partito a porte chiuse, la cancelliera Merkel aveva avvertito che nel periodo di Natale si arriverà ad avere 19.200 casi al giorno. L’opinione pubblica l’aveva bollata come una previsione catastrofista, ma ora in Germania tutti – a partire dai media – si stanno già ricredendo. La preoccupazione del governo tedesco è emersa non solo dalla profezia della Merkel, ma anche dalle parole del ministro della Salute Jens Spahn e del capo dell’Istituto Robert Koch, Lothar Wieler: “È possibile che il virus si stia diffondendo in modo incontrollabile“. Un avvertimento identico a quello lanciato qui in Italia dal professor Andrea Crisanti, ordinario di Microbiologia a Padova, sulle pagine del Fatto Quotidiano: “Se i numeri salgono perdiamo il controllo, salta il tracciamento”. In Italia la curva dei nuovi casi giornalieri ha registrato venerdì il terzo picco consecutivo (5372 positivi). A Berlino non sono meno preoccupati: sono 4.516 i contagi confermati nel Paese lo stesso giorno. Anche giovedì gli infetti erano 4.058. Molte città hanno raggiunto il livello di allarme critico di 50 nuove infezioni ogni 100mila residenti. In Germania il tasso dei positivi per tampone è arrivato oltre l’1,6% e nelle ultime quattro settimane il numero di pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva è già raddoppiato: attualmente sono circa 500. Un segno, spiega sempre la Süddeutsche Zeitung, che la pandemia ha ricominciato a correre più veloce di prima e rischia di rompere gli argini della strategia tedesca. Alla Germania resta un vantaggio: al 9 ottobre nel Paese ci sono più di 21mila letti di terapia intensiva. Di questi, la maggior parte sono occupati (non da pazienti Covid), ma ne restano comunque 8.519 ancora a disposizione secondo de.statista.com. L’altro punto forte del sistema tedesco, però, è il coinvolgimento dei medici di base che, sempre sulla base delle linea guida elaborate dal Rki, devono seguire passo dopo passo la quarantena di un caso sospetto e di un positivo, decidendo se e quando effettuare il tampone.

Solo partendo da questo punto si può comprendere la gestione dell’isolamento in Germania a cui fa riferimento Ricciardi. L’ultimo documento esplicativo è stato diffuso dal Rki lo scorso 24 settembre e spiega appunto la differenza tra quarantena per un sospetto positivo e isolamento di un caso Covid accertato. Una quarantena è sempre necessaria se si ha avuto un contatto con una persona infetta o dopo il ritorno da un’area a rischio e può durare fino a 14 giorni. Durante la quarantena, l’eventuale sviluppo dei sintomi viene monitorato dal medico di base che può decidere se e quando effettuare il tampone. Nel caso in cui il test risulti positivi, scatta l’isolamento di 10 giorni. Questa durata, spiega il Rki, è calcolata sul “periodo infettivo“, che comincia dopo e si sovrappone al periodo di incubazione. Per questo è più breve. Passati i 10 giorni, è sempre il medico di base a decidere come procedere. Secondo le linee guida, un tampone negativo è necessario obbligatoriamente per considerare guarita una persona che ha avuto sintomi gravi. Nel caso di sintomi lievi, invece, basta che dopo almeno dieci giorni passino 48 ore senza la manifestazione di sintomi. Il concetto di base, spiega il ministero della Salute, è che “l’isolamento può essere interrotto solo se è certo che il paziente non può più infettare altre persone”. Per arrivare a questa certezza però ci si concentra più sulla sintomatologia che sui tamponi di controllo.

Il tracciamento dei contatti avviene invece secondo criteri simili a quelli presenti in Italia. Se c’è il sospetto di un’infezione, familiari, conviventi e colleghi di lavoro non devono subito andare in quarantena, fatte salve diverse indicazioni del dipartimento della salute. Se poi tramite tampone arriva la conferma della positività, allora viene ordinata la quarantena per chi ha avuto un contratto stretto. “Significa che hai parlato con questa persona per almeno 15 minuti o che hai avuto un contatto diretto con le secrezioni respiratorie, ad es. starnuto o tosse”, si legge sul sito del ministero della Salute tedesco. Che aggiunge: “Le persone che, ad esempio, sono state nella stessa stanza con una persona infetta nelle ultime due settimane, ma non hanno avuto uno stretto contatto, generalmente non hanno bisogno di mettersi in quarantena”. Viene usato il termine “generalmente” perché, come avviene in Italia con le Asl, è sempre il dipartimento della salute a stabilire chi deve mettersi in quarantena. La procedura cambia leggermente per chi rientra da un’area considerata a rischio: in questo caso vige l’obbligo di isolamento domestico, che può essere interrotto una volta avuto il risultato negativo di un tampone.

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