“Al momento solo il 5% dei contagiati viene ospedalizzato e lo 0,5% necessita delle cure in terapia intensiva. La maggior parte delle persone, dunque, a differenza del periodo di marzo-aprile, risulta asintomatica o con sintomi minori. È la parte mezza piena del bicchiere di questo periodo di crescita di casi”. Sono le parole del medico e presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, che analizza l’aumento di infezioni da Covid-19 registrato nel nostro Paese negli ultimi giorni (dai 1400 casi dell’ultima settimana di luglio, si è passati ai 12mila della scorsa settimana). Ciò che deve preoccupare, secondo Cartabellotta, sono le spie d’allarme che si stanno accendendo soprattutto nelle regioni del Sud, nel Lazio e in Liguria: “In queste aree la percentuale degli ospedalizzati sfiora il 10%, in Sicilia è addirittura all’11,1%. Significa – spiega il presidente della Fondazione Gimbe – che il dato nazionale deve essere spacchettato per inquadrare meglio le performance regionali e adottare così le misure necessarie“.

“Quando si raggiungono percentuali che oscillano tra il 15 e il 20% – continua – vuol dire che il tracciamento di nuovi casi, sul territorio, non funziona più e che la capienza del sistema sanitario potrebbe non essere sufficiente. Per questo è fondamentale potenziare la sanità territoriale, i posti in terapia intensiva ma anche il testing and tracing. In questo momento i 60mila nuovi tamponi al giorno, che risultano dai test totali a cui vengono sottratti quelli di controllo, sono un numero troppo contenuto “. Secondo Cartabellotta, infine, per conoscere gli effetti della riapertura delle scuole – che in Francia incide, insieme alle Università, per il 75% dei contagi totali – dovremmo aspettare ancora due-tre settimane.

Twitter: @albmarzocchi

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