di Dario Balotta e Agatha Orrico

Con una mozione approvata a maggioranza (l’opposizione è uscita dall’aula) dal Comune di Iseo, si prevede una cifra mensile (160 euro per 18 mesi) – ancora da stanziare – per le donne che hanno deciso di abortire affinché evitino l’interruzione volontaria della gravidanza. Inoltre nella mozione si stabilisce che il Comune dovrà mettere nel Bilancio “un finanziamento adeguato nei confronti di associazioni operanti sul territorio che abbiano istituito progetti di aiuto alla vita nascente, quali ai Centri di Aiuto alla Vita (Cav) e i Movimenti per la Vita (Mpv)”. Il tutto è stato approvato il 30 settembre dal Consiglio comunale di Iseo, in provincia di Brescia, guidato dal sindaco Marco Ghitti (Fratelli d’Italia).

Nel calderone dei sussidi, di cui si è riempita l’Italia, in questi anni ci mancava anche questa proposta. Oltre al mare magnum di bonus che impattano sulle nostre vite, come il bonus mobili, bonus facciate, bonus caldaie, bonus Tari e bonus trasporti pubblici e altri ancora, anche un pacchetto di bonus in vigore è rivolto alle famiglie e alla maternità. Si tratta del bonus bebè, del bonus asili nido, del bonus mamma domani e del bonus latte.

Con una simile impalcatura legislativa, il bonus (locale) anti aborto appare esclusivamente come una forma di assistenzialismo mascherato di carattere propagandistico, oltre che un passo indietro di almeno 50 anni. A suo sostegno verrebbero utilizzati i ricchi introiti degli oneri di urbanizzazione, derivanti dal caotico sviluppo urbanistico che Iseo ha avuto negli ultimo anni.

La mozione del comune di Iseo s’inquadra nel più generale attacco e delegittimazione della legge 194/78 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”. Legge che è stata applicata male e a macchia di leopardo, subendo spesso ricatti, limitazioni e pressioni clericali. Completamente disattesa proprio ad Iseo dove, da 16 anni, per la presenza esclusiva di medici “obiettori di coscienza”, ne è stata impedita la sua corretta applicazione.

La libertà individuale dei medici, spesso di comodo, per evitare turni lavorativi extra ha impedito alle donne di decidere liberamente (autodeterminazione!) sulla propria vita che una legge dello Stato doveva invece assicurare. Agli obiettori andrebbe ridotto lo stipendio per l’autoriduzione delle proprie mansioni e andrebbero trasferiti a rotazione per assicurare anche la presenza di non obiettori.

E’ mancata soprattutto la prevenzione (fondamento della 194) attraverso i consultori famigliari (pochi) e l’educazione sessuale e sanitaria nelle scuole. Proprio per questo la legge ha bisogno di essere inserita nel nascente piano governativo di contrasto alla pandemia e di potenziamento strutturale dell’utilizzo dei fondi del recovery fund per poter essere aggiornata e applicata in tutte le sue parti.

Per quanto riguarda il sostegno economico alle associazioni per la vita, il Comune di Iseo, stanziando dei fondi, andrebbe in contrasto con una legge dello Stato. A questo punto però se Iseo vuole fare da sé coerenza vorrebbe che il Comune rinunciasse ai sussidi statali del capitolo sanitario.

Nel nostro Paese è in corso un costante attacco verso i diritti delle donne. Basti pensare al gravissimo caso emerso nei giorni scorsi dei cimiteri dei feti, o ai continui tentativi di boicottare l’uso della pillola abortiva, ora col ricovero previsto da alcune regioni per la somministrazione.

Eppure basterebbe analizzare i dati delle associazioni sulla violenza di genere per capire che, mentre gli omicidi in Italia sono calati, i femminicidi sono in costante aumento: nel primo semestre le donne uccise dai compagni sono state ben 60. Inoltre gli stupri sono all’ordine del giorno e i casi di pedofilia crescono. Questo dovrebbe far capire quali sono i veri bisogni delle donne rispetto al finanziamento spot degli sportelli pro-vita.

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