Riquadro 108, fila 19, fossa 36. La croce, poi il nome della madre, di colei che ha deciso di abortire. La pubblica gogna è visitabile ogni giorno al cimitero Flaminio di Roma, dove sono sepolti circa trecento feti. Sono i bimbi mai nati.

L’aborto è già un grande e intimo dolore, e il lutto dei genitori per una scelta così drammatica, subìta o decisa, oggi è messo in rassegna, esposto e identificato col nome delle mamme (ma non dei papà!). È una scelta scellerata, oscurantista, incivile a cui il Campidoglio dovrebbe porre immediatamente mano e impedire che quell’identificazione, che ha appunto il sapore del Medioevo, possa ancora resistere.

Com’è stato possibile? Come? Perché aggiungere al dolore di tante madri quest’ultimo segno crudele della voracità con la quale l’uomo si ciba delle sventure dell’altro.

Perché è successo? Che bisogno c’è di trascrivere le generalità e trovarsi nelle condizioni di F.T., una mamma che ha letto il suo nome, senza che nessuno le avesse domandato il permesso, sotto una croce di metallo?

Riquadro 108, fila 19, fossa 36.

Sepolte, assieme a chi non è mai nato, la pietà, la compassione. La nostra stessa civiltà.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: il tuo contributo è fondamentale

Il tuo sostegno ci aiuta a garantire la nostra indipendenza e ci permette di continuare a produrre un giornalismo online di qualità e aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per il nostro futuro.
Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Il pre-conto, l’ultimo ingegno del ristoratore evasore

next
Articolo Successivo

Migranti, test: chi guadagna con l’accoglienza? Quante tasse pagano e quanto spende lo Stato

next