Antonio De Marco resta in carcere. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Michele Toriello, ha convalidato il fermo disposto dalla procura del presunto killer di Daniele De Santis ed Eleonora Manta. Davanti al gip, che lo ha interrogato per 3 ore, ha risposto a tutte le domande e avrebbe confermato la confessione resa subito dopo il fermo. Lo studente di 21 anni, originario di Casarano, era stato fermato dai carabinieri lunedì pomeriggio con l’accusa di omicidio premeditato sulla base di una serie di indizi raccolti dalla pm Maria Consolata Moschettini in un decreto di 26 pagine: immagini delle telecamere di videosorveglianza, mascherina, chat di Whatsapp, bigliettini con il cronoprogramma del delitto e fascette perse durante la fuga.

Durante l’interrogatorio nella notte di martedì, De Marco si è autoaccusato del duplice omicidio: “Erano felici”, ha detto ai magistrati. Questo lo avrebbe spinto a entrare nella casa di De Santis in via Montello 2, dove aveva abitato per un mese durante lo scorso autunno, e ad accoltellare l’arbitro 33enne e la sua fidanzata. Nove minuti durante i quali ha sferrato 60 coltellate contro la coppia, inseguendo De Santis sul pianerottolo dove aveva tentato di rifugiarsi. Poi si è allontanato dall’appartamento perdendo nel piazzale 5 bigliettini manoscritti con il piano per il delitto e alcune fascette con le quali – secondo le sue intenzioni iniziali – avrebbe dovuto legare De Santis e Manta, per poi “torturarli” e poi cancellare ogni traccia con la soda caustica. Il piano, stando alla ricostruzione, avrebbe dovuto durare un’ora e mezza.

Non solo. I fogliettini contenevano anche le vie di fuga per evitare di incrociare le telecamere installate in zona, dalle quali avrebbe dovuto proteggersi indossare una mascherina nera. Senza biglietti e con la mascherina persa durante l’azione omicida, il presunto killer ha finito per essere ripreso da diversi impianti di sorveglianza mentre rientrava nella sua casa di via Fleming. Due elementi, insieme a chat di Whatsapp e alla perizia grafologica, che hanno portato i carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce a orientare le loro indagini su De Marco.

A sette giorni dal massacro dell’arbitro e dell’impiegata dell’Inps, lo studente di Scienze infermieristiche è stato fermato al termine del suo turno fuori dall’ospedale Vito Fazzi di Lecce. “Da quanto mi stavate pedinando?”, ha chiesto agli investigatori che lo hanno condotto nel carcere di Borgo San Nicola. Poche ore dopo, di fronte ai magistrati guidati dal procuratore capo Leonardo Leone de Castris, ha ammesso di essere stato lui a compiere il delitto. Negli scorsi giorni, durante i colloqui con i suoi legali, De Marco si è definito cosciente di “aver sbagliato” e “pentito”, presentando tuttavia diversi vuoti di memoria riguardo la pianificazione del delitto. È “scosso” hanno ribadito i suoi legali Andrea Starace e Giovanni Bellisario al termine delle tre ore di interrogatorio davanti al giudice. “Chiedere la perizia psichiatrica? Dobbiamo valutare”, hanno aggiunto i due avvocati.

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