Carlo Bonomi? Ho l’impressione che il presidente di Confindustria, tra l’altro in ottima compagnia, avesse scommesso molto sulle elezioni regionali. Speravano tutti in una débâcle della maggioranza di governo “. Sono le parole pronunciate a “Otto e mezzo” (La7) dal direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, che spiega: “Non facevano mistero di desiderare un esecutivo molto diverso, con un’altra maggioranza e un’altra politica, che non fosse quella che loro chiamano ‘Sussidistan’ e che in realtà è una politica sociale“.

E aggiunge: “Questa politica sociale del governo ci ha salvati da quelle rivolte di piazza che tutti vaticinavano per settembre. Io sto aspettando il 30 settembre per togliere i sacchi di sabbia dalla mia finestra e i cavalli di Frisia davanti casa, perché, a furia di sentir dire che avremmo avuto le sommosse, temevo assalti ai forni e scene manzoniane. Se non le abbiamo avute, è perché questo governo ha fatto delle politiche sociali, mentre altri governi, che magari piacciono di più al presidente di Confindustria – continua – hanno assistito assolutamente inerti alla perdita di decine di milioni di posti di lavoro per la crisi da covid, come negli Stati Uniti. La spallata al governo Conte Due che sognava il presidente di Confindustria, assieme a gran parte dei giornali italiani che fanno riferimento ai gruppi finanziari nazionali, ha perso la sua scommessa e quindi ha capito che questo governo forse se lo deve tenere per un altro po’. Ci dovrà convivere“.

Travaglio chiosa: “Da parte di Confindustria, però, non ho visto nemmeno un cenno di autocritica per quelle 2600 imprese che si sono intascate i soldi dello Stato per la cassa integrazione, quando potevano benissimo riaprire i battenti o in toto o parzialmente. E invece continuano, tramite i loro giornali, a fare le campagne contro i furbetti del reddito di cittadinanza, che sono pochi migliaia che incidono sul bilancio dello Stato per una manciata di milioni, mentre i furbastri della cassa integrazione, cioè quelle 2600 imprese che fanno le furbe coi soldi nostri, ci sono già costati 2 miliardi e 700 milioni di euro, secondo i calcoli molto prudenziali dell’Inps. Almeno su quello, chi rappresenta le imprese dovrebbe prendere le distanze da chi fa “mala impresa”.

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