Qualche giorno fa il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha nominato Gianluigi Pellegrino, storico legale di fiducia del Pd, commissario straordinario dell’istituto regionale di studi giuridici “A.C. Jemolo”. Un incarico, con indennità annua lorda di oltre 20 mila euro, che oltre ad apparire inopportuno sembrerebbe anche incompatibile, tant’è che è stata presentata un’interrogazione a firma di Laura Corrotti, consigliere regionale della Lega. “Il segretario del Pd nomina un legale del Pd in un ente della Regione governata dal segretario del Pd, uno scioglilingua emblematico”, sintetizza Roberta Bernardeschi, segretario regionale della Fedirets DirerLazio, sindacato dei dirigenti regionali. Ma al di là dell’inopportunità ci sono due questioni di fondo che compongono l’ossatura dell’interrogazione presentata in consiglio regionale dalla Corrotti: il commissariamento dell’istituto che va avanti da 13 anni e l’incompatibilità di Pellegrino nel ruolo di commissario.

L’istituto Jemolo che si occupa di studi e ricerche giuridiche viene finanziato ogni anno dalla Regione Lazio, per importi che oscillano tra il milione di euro e 385 mila euro, nonché da altri enti locali: a fine 2018 le entrate ammontavano a circa 2 milioni e mezzo di euro. E’ stato commissariato nel 2007 al fine di trasformarlo in un’agenzia regionale, ma dopo 13 anni non è stato fatto nulla. Tra l’altro, come anche sottolineato da una recente sentenza del Tar del Lazio per una vicenda riguardante l’istituto di previdenza ed assistenza per i dipendenti di Roma Capitale, “la gestione commissariale costituisce uno strumento eccezionale, dalla durata necessariamente circoscritta e limitata nel tempo”.

La Regione ha spiegato al Fattoquotidiano.it che “per uscire dal commissariamento delle Jemolo è necessaria l’approvazione di una specifica legge da parte del consiglio regionale, con la quale trasformare lo stesso in agenzia regionale ai sensi dell’articolo 54 dello Statuto regionale vigente”.

Altro aspetto cruciale sottolineato nell’interrogazione è la presunta incompatibilità di Pellegrino come commissario dell’istituto Jemolo alla luce di un decreto legislativo del 2013 secondo il quale “non possono essere conferiti incarichi di amministratore di ente pubblico di livello nazionale, regionale e locale, a coloro che abbiano svolto attività professionali comunque retribuite dall’amministrazione o ente che conferisce l’incarico”, si legge nell’interrogazione. Attività professionali che il decreto legislativo colloca “nei due anni precedenti” l’ottenimento dell’incarico.

Gianluigi Pellegrino oltre ad essere stato in passato uno degli avvocati degli Angelucci, i re delle cliniche private convenzionate proprio con la Regione,ottiene incarichi di consulenza legale dalla stessa Regione sin dal 2013 “per compensi complessivi superiori a 500 mila euro”, sottolinea la Corrotti.

“Nel decreto di nomina firmato da Zingaretti – conclude la consigliera regionale – viene citato un parere dell’Anac che spiega che l’incompatibilità non c’è se il patrocinio legale o la prestazione è occasionale, non mi pare questo il caso”.

Non è dello stesso parere la Regione che ritiene non sussistano i presupposti di incompatibilità sottolineando che “gli incarichi di patrocinio legale conferiti all’avvocato Pellegrino negli ultimi due anni e tuttora in corso costituiscono prestazioni di tipo occasionale e non possono in alcun modo considerarsi attività professionale riconducibile ad un servizio”.

Pellegrino è stato avvocato della Regione anche per la querelle giudiziaria inerente i 48 dirigenti esterni illegittimi di via Cristoforo Colombo, vicenda conclusasi poco tempo fa con la sentenza definitiva del Consiglio di Stato che ha confermato le illegittimità denunciate circa sette anni fa dalla Fedirets DirerLazio respingendo il ricorso della Regione.

“Dopo questa sentenza abbiamo presentato un esposto in Corte dei Conti – conclude la Bernardeschi – per un presunto danno erariale di milioni di euro. Al di là dell’incompatibilità che mi pare evidente non capisco per quale motivo non si possa nominare commissario dell’istituto un’altra figura professionale, magari anche un professore universitario vista la natura dell’ente in questione”.

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