A 70 anni Renato Zero non ci sta e tuona ancora una volta contro le case discografiche, le radio e i concerti in streaming. L’artista che ormai da qualche anno si autoproduce in nome della libertà artistica con la sua etichetta Tattica, ha deciso di festeggiare a suo modo il suo compleanno pubblicando il giorno stesso, il 30 settembre, il primo di 3 album di inediti “Zerosettanta – volume tre”. A fine ottobre e novembre arriveranno il capitolo due e il capitolo uno per un totale di 40 canzoni. Una piccola rivoluzione e follia discografica che solo un artista come Renato Zero poteva fare. Non importa se il primo singolo “L’angelo ferito”, uscito lo scorso 18 settembre, ha fatto storcere il naso a qualche radio dal momento che staziona, al momento, ancora in top 100 nella classifica Earone.

Sorpreso dall’accoglienza tiepida delle radio?
Dovrebbe essere il pubblico a decidere se Zero ha fatto una cazzata o un bel lavoro. E invece questo accesso a me come ad altri è negato in nome del target delle radio. Abbiamo visto i nostri De Andrè, Guccini e Lauzi essere dimenticati da queste radio che pur essendo libere hanno perso l’abitudine di far sentire che questo Paese ha cantato molto alto. La monnezza, per cortesia, lo dico alle radio, le lascino agli inglesi… Che a noi ci mandano lo spezzatino! Gli artisti vanno accarezzati e difesi nel loro lavoro e lo dico soprattutto alla radio e quando un artista come me fa un lavoro come questo frutto di lavoro e fatiche e di rinunce, va valorizzato.

Qual è il messaggio di questo progetto ambizioso?
Renato ha costretto Zero a raccontare tutta la verità per i 70 anni, come davanti ad un confessionale. Quindi nel disco c’è tutta la verità. In queste canzoni c’è anche un sapore di giovinezza perché non è il mio funerale, credo piuttosto sia la mia rinascita per molti versi

L’epoca delle piume, del trucco, dell’abbigliamento poi diventati cult…
Non è che con le piume ci giocassi, ma cantavo delle periferie e dei problemi che avevamo, oggi forse con poca spesa riesci ad affermare le tue ragioni, io invece mi sono dovuto fare un mazzo così!

Da dove nasce il coraggio di pubblicare, in questo momento mondiale così difficile, non uno ma tre album?
Anche noi durante la pandemia due conti ce li siamo fatti con l’impossibilità di esibirci e la paura di pubblicare un disco per il timore che non si racimolano abbastanza euro per poterlo acquistare. La cosa positiva è che alla fine abbiamo fatto i conti con noi stessi con onestà per servire non solo il pubblico ma anche le nostre maestranze. A proposito di questo lo dico da questo disco scaturirà un utile per aiutare tutti quelli che hanno collaborato con me ai Live. Le maestranze dai tecnici ai fonici e tutta la grande famiglia che ha contribuito al mio percorso dal vivo.

Sarebbe disposto ad esibirsi dal vivo davanti a un numeri ristretto in sicurezza, come hanno fatto altri suoi colleghi?
Non voglio essere elitario, non voglio che vengano mille paganti per farmi soffrire e sentire ingiusto per gli altri 20mila che non possono accedere. Se devo fare un concerto devo avere consapevolezza della capacità di aggregazione ma lo dico non tanto l’incasso, quanto per una visibilità meno classista e più generosa. Perciò, visto che questo compleanno non me lo voglio perdere, rimanderò la festa di un anno perché il mio pubblico si merita un grande show.

Apre alla possibilità dei concerti in streaming?
Sono contrario perché è come il sesso senza preliminari. Ho bisogno dei miei preparativi in camerino, della gente, degli sguardi e del calore umano.

Lei ha fatto dell’indipendenza artistica il suo baluardo, pentito della sua esperienza con una major?
Le major hanno influenza discutibile nei confronti della musica italiana. Questi signori hanno un catalogo di stranieri che fa paura e devono loro giustificare il lavoro nel nostro Paese facendo produzioni che però non sono essenziali nell’economia reale. I danari raccolti dagli artisti italiani vengono riportati nei Paesi di origine dove ci sono gli utili, in Italia rimane ben poco. Il minimo garantito che le discografiche danno per contratto è una tangente per tappare la bocca agli artisti. A me si offriva un minimo garantito, facciamo un esempio, di 200mila euro. Bene, una volta che si raggiungeva questa cifra con le vendite dei dischi magicamente poi non si vendeva più. Evidentemente era un trabocchetto.

Ci tiene molto al Made in Italy?
Abbiamo perso marchi della moda e i nostri vini italiani sono prodotti da individui che battono altre bandiere. La mia credo sia una legittima protesta perché sono molto italiano e mi piace rappresentarmi come italiano.

Quanto il Covid può ostacolare il progresso?
Il Covid è figlio del consumismo, della spesa gigantesca spesso infruttuosa e inutile che c’è stata in tutti questi anni. Io ho la speranza che possiamo tutti insieme con uno sforzo migliorare e migliorarci. Ritengo che solo con uno sforzo comune e paritario non solo possiamo fare passi in avanti ma può anche essere che arrivino gli eredi di Beethoven o Pasolini. Abbiamo bisogno di esempi nella nostra vita. C’è solo un continuo processarci: mi piacerebbe vedere in qualcuno la luce, la possibilità che sia un Caronte che ci trasbordi in un luogo dove la plastica non c’è, dove l’insegnamento è fondamentale nella vita umana.

Quali sono le prospettive per le nuove generazioni?
C’è una folla di giovani che con poca spesa si mettono in Rete e fanno sfoggio del loro repertorio e delle loro canzoni. Noi alla loro età eravamo carbonari e dovevamo ricreare un posto per suonare negli scantinati ovattati con i portauova. Ho passato tanto tempo in una sala d’attesa immaginaria, non sono andato dritto al punto. Ho cercato di approfondire quali erano le mie capacità anche attraverso la collaborazione di diversi musicisti di altissimo livello. Questo per dire ai ragazzi di oggi che la musica non la si può far da soli ma è necessario ci sia un agglomerato di menti creative. La fantasia non si alimenta in una stanzetta chiusa avendo come interlocutore solo un computer. La musica va suonata e condivisa.

Andrà in onda su Canale 5 martedì 29 settembre, in prima serata, l’evento “Zero Il Folle” che riassumerà i due concerti sold out tenuti da Renato Zero al MediolanumForum di Assago (Milano) l’11 e il 12 gennaio. In scaletta non solo le sue canzoni, ma anche gli interventi di amici e attori come Sabrina Ferilli, Giancarlo Giannini, Alessandro Haber, Monica Guerritore, Serena Autieri, Gabriele Lavia, Anna Foglietta, Giuliana Lojodice e Vittorio Grigolo.

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