Prima il datore di lavoro lo insulta e, accusandolo di aver fatto crescere male le piante, lo paga meno di quanto pattuito, poi dopo la minaccia di denuncia gli mette le mani addosso, dandogli un pugno in testa e facendolo cadere a terra. È quanto si vede in un video girato da un lavoratore agricolo di origine indiana nelle campagne di Aprilia, in Lazio. Ad aggredirlo, appunto, il caporale. L’episodio risale ai primi di settembre: si tratta dell’ennesimo caso di maltrattamenti denunciato dal sindacato dei lavoratori agricoli Uila che ha mostrato il video in una conferenza dei sindacati.

Il lavoratore – ha spiegato la rappresentanza mostrando il video – da due anni alle dipendenze di una grossa azienda di Aprilia, era andato a riscuotere il compenso concordato per il suo lavoro: 180 euro. Ma il datore lo ha incolpato di non aver fatto crescere bene le piante e per questo gli ha addebitato il costo dei semi, dandogli 80 euro. Così il lavoratore, dopo aver insistito per avere quanto pattuito, lo ha minacciato di andare dai carabinieri, ricevendo un pugno in testa tanto da cadere a terra. L’uomo è andato quindi al pronto soccorso, ricevendo una prognosi di 5 giorni, e ha poi denunciato immediatamente il datore di lavoro attraverso il sindacato.

Sull’episodio è intervenuto anche il sindaco di Aprila, Antonio Terra, che ha sottolineato: “La violenza utilizzata per risolvere una controversia di lavoro danneggia l’immagine della città e di tante aziende e tanti imprenditori onesti e virtuosi che operano sul nostro territorio”. “Sul fatto si pronunceranno ovviamente le autorità giudiziarie – ha aggiunto il primo cittadino, come riportato da Aprilia News – a me preme innanzitutto esprimere la totale solidarietà della città di Aprilia al giovane lavoratore vittima di violenza e al contempo condannare un comportamento che purtroppo non è nuovo nelle campagne pontine. Il Comune è a fianco di chi, attraverso il lavoro, crea valore per la nostra comunità, sia esso un operaio o un imprenditore. Rigetta invece una visione primitiva dei rapporti umani, che affida alla violenza l’ultima parola”.

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