John Lennon è morto ammazzato l’8 dicembre del 1980. Mark Chapman, allora 25 anni, lo colse di sorpresa sul portone del palazzo di Mahnattan dove John viveva e gli sparò cinque colpi di pistola. Quattro andarono a segno. Così Lennon, l’ormai ex Beatle, morì davanti agli occhi della donna che amava, Yoko Ono. Tra poco saranno 40 anni. E il mese scorso si è tenuta l’udienza per la libertà condizionale chiesta dai legali di Chapman, libertà che è stata negata per l’undicesima volta. “Penso a quello che ho fatto tutto il tempo”, ha detto Chapman. E poi ha chiesto scusa a Yoko, dispiacendosi per il dolore che le ha causato. “L’ho fatto per la gloria“, ha aggiunto. Yoko Ono ha più volte contestato la richiesta di libertà condizionale di Chapman perché se “l’ha fatto una volta, potrebbe farlo di nuovo, a qualcun altro. Potrei essere io, potrebbe essere Sean, potrebbe essere chiunque”, ha detto in passato. E d’altra parte il dipartimento di correzione e supervisione dello Stato di New York non ha avuto dubbi: distorta e inquietante è stata considerata l’affermazione di Chapman che lega l’infamia alla gloria, impossibile concedergli la libertà condizionale perché considerata “incompatibile con il benessere della società”. “Le azioni egoistiche di Chapman hanno rubato la possibilità ai futuri fan di sperimentare le parole di ispirazione che questo artista ha fornito a milioni di persone – ha aggiunto il consiglio – Il suo atto violento ha causato devastazione non solo alla famiglia e agli ex membri della band, ma al mondo“. Oggi Chapman ha 65 anni e tra due anni ci sarà una nuova udienza per la libertà condizionale. Lennon quando è morto aveva 40 anni. Tre settimane prima che gli sparassero era uscito (per Geffen Records) Double Fantasy. Dopo il suo quinquennio sabbatico, quello in cui si era dedicato a fare il babbo, in molti lo aspettavano con un lavoro solista. E quel lavoro arrivò, con pezzi come “(Just like) Starting over”, “Watching the wheels”, “Woman” e “I’m losing you”.

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