Il credito di imposta sulle spese sostenute per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione, previsto dal decreto Rilancio, diventa un caso e mette sul piede di guerra piccoli imprenditori e commercianti. Le piccole imprese della Fapi parlano “una doccia troppo fredda per tantissimi artigiani, commercianti e piccoli imprenditori che avevano confidando nella misura varata dal governo”. Mentre Confesercenti la definisce “beffa e ulteriore grave colpo”.

E’ la stessa confederazione a sintetizzare la notizia arrivata venerdì sera: “Le risorse previste dal Governo per sostenere l’investimento per rendere sicuri i propri locali al pubblico e ai dipendenti non ci sono: il fondo del tax credit sanificazione, che avrebbe dovuto coprire il 60% della spesa, dispone di soli 200 milioni di euro, sufficienti a compensare solo un sesto dei quasi 1,3 miliardi di euro che le imprese avrebbero dovuto recuperare”. E in effetti venerdì una nota dell’Agenzia delle Entrate ha fatto sapere che “la misura del credito effettivamente utilizzabile è pari al 15,6423 per cento del credito richiesto“. Una percentuale con molti decimali, calcolata semplicemente come “risultato del rapporto tra gli importi richiesti dai contribuenti entro il 7 settembre 2020, pari a 1.278.578.142 euro, ed il limite massimo di spesa fissato dalla legge in 200 milioni di euro“. Oltre ai 403 milioni stanziati per i contributi a fondo perduto con la stessa finalità, contributi che sono però incompatibili con il credito di imposta.

Il risultato è che a imprese, artigiani, fondazioni ed enti del terzo settore spetta alla fine un “rimborso” pari solo al 9% della spesa sostenuta. A dir poco una doccia fredda, appunto. “Per un’impresa del commercio di medie dimensioni, che ha speso 30mila euro in sanificazione e sicurezza, vuol dire recuperare soli 2.800 euro, contro i 18.000 attesi“, calcola Confesercenti, secondo cui “dall’esplosione dell’emergenza Covid, le attività italiane hanno investito circa 2,1 miliardi di euro per sanificare e rendere sicuri i propri locali. Per le attività economiche, in particolare quelle di vicinato, è stato un grande sforzo, portato avanti nonostante la mancanza di liquidità per senso di responsabilità, ma anche nella convinzione che l’aiuto previsto sarebbe arrivato”. La richiesta, ovviamente, è che il governo rifinanzi subito il fondo per sostenere lo sforzo delle imprese.

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