La lotta al coronavirus durerà almeno altri sei mesi, in cui “dobbiamo ancora mantenere il distanziamento, portare le mascherine, lavarci le mani, ma non è per sempre: dopo l’autunno e l’inverno vedremo la luce“. Il messaggio arriva dal ministro della Salute, Roberto Speranza, che in un’intervista a Repubblica si mostra ottimista sulla fine della convivenza con il Covid: “Una cura e un vaccino – assicura – sono vicini”. In questo, la ripresa della sperimentazione del vaccino di AstraZeneca è una notizia “molto buona”. Le polemiche invece arrivano sul fronte scuola e sul Mes: “I soldi servono e ne servono tanti perché abbiamo un’occasione unica: fare una riforma che non sia fatta di tagli, ma che miri a riportare la sanità dove non c’è”, afferma Speranza.

La corsa ad accaparrarsi un vaccino nel minor tempo possibile è già cominiciata: “Come Unione europea stiamo comprando un pacchetto 6+1, quello di AstraZeneca è uno dei sei ed è in fase più avanzata. Ci sono anche gli altri però”, spiega il ministro. Che resta ottimista anche sulle possibili alternative: “Stanno per arrivare cure innovative: a Siena il professor Rino Rappuoli sta facendo un lavoro straordinario sugli anticorpi monoclonali da cui verranno fuori farmaci efficaci”. Nel frattempo resta la possibilità di vaccinarsi contro l’influenza: “Abbiamo prenotato il 70% di dosi in più rispetto agli altri anni”, assicura Speranza.

Sulla scuola dice “basta polemiche inutili“, perché “non è un problema della ministra Azzolina, ma di tutti noi”. Quanto ai tamponi, “abbiamo rafforzato di molto la nostra capacità di fare test e miglioreremo ancora. L’obiettivo che ci siamo dati è non lasciare soli presidi e insegnanti, rinsaldare il legame che si era perso tra le scuole e il Servizio sanitario nazionale. Se ci saranno casi Covid, saranno le Asl a decidere come procedere”. Il ministro ribadisce quindi che la temperatura agli studenti andrà misurata a casa. Mentre per il rientro in classe dopo assenze superiore ai tre giorni “ci sarà un’attestazione da parte dei medici e dei pediatri”. In merito alla possibilità di abbassare la quarantena a 10 giorni, “stiamo valutando”, spiega ancora Speranza. “Ascolteremo prima il Cts e ci confronteremo anche con gli altri Paesi europei”, risponde a Repubblica.

Nell’intervista il ministro leader di Articolo 1 ribadisce il al Mes: “La chiusura di ospedali e presidi nelle aree interne ha contribuito al distacco tra centro e periferia, tra città e contado”, rimarca Speranza. “Io sono favorevole al Mes, ma non mi interessa da dove arrivino i soldi“. L’obiettivo è “portare il servizio sanitario nazionale nelle case delle persone. La parola d’ordine dev’essere vicinanza, prossimità“.

Parlando delle Regionali, Speranza commenta: “Si doveva fare di più per correre uniti. Ci vuole più coraggio, non è possibile che siamo al governo del Paese e abbiamo paura di andare insieme a guidare una Regione o un piccolo Comune”. “Il mio auspicio è che gli elettori siano più bravi di noi, che arrivino dove non sono arrivati i gruppi dirigenti con scelte intelligenti e capaci di fermare la destra”, conclude il ministro.

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