Aveva deciso di trasmettere la sua morte durante un interminabile streaming di 4 o 5 giorni sulla sua pagina Facebook, dopo avere chiesto invano chiesto al presidente francese Emmanuel Macron un’assistenza farmacologica per poter morire, in deroga alla legge sul fine vita in vigore nel Paese. Ma il social network ha deciso di bloccare fino all’8 settembre la diffusione dei video di Alain Cocq, 57enne affetto da un rara malattia genetica. “Ora tocca a voi – ha detto Cocq esortando i suoi sostenitori a supportare la sua battaglia -. Non mancate di far sapere alle persone cosa ne pensate di Facebook e dei suoi metodi di ingiusta discriminazione e ostacolo alla libertà di espressione, un diritto che è tuttavia imprescrittibile a qualsiasi cittadino francese ed europeo”.

Macron ha respinto la richiesta di Cocq in quanto le condizioni mediche dell’uomo non sono nei criteri per il fine vita e motivato dall’impossibilità di agire contro la legge. Da qui la decisione di lasciarsi morire e trasmettere l’evento sui social, per “mostrare ai francesi qual è l’agonia richiesta dalla legge Leonetti“, che in Francia regola il fine vita. “Fate appello ai vostri deputati francesi ed europei, ai vostri senatori, al governo, alla Presidenza della Repubblica – aggiunge Cocq – per protestare contro la violazione di questo diritto fondamentale da parte di Facebook, in modo che cessi immediatamente”.

Alain Cocq, la sua malattia e i suoi appelli – Ha 57 anni e ripete spesso di essere “malato terminale da 34”. Soffre di una patologia estremamente rara per la quale non esistono cure. Le pareti delle sue arterie si restringono fino ad incollarsi, provocando ischemie per arresto o insufficienza della circolazione sanguigna nei tessuti e negli organi. Durissime le parole con le quali descrive il suo stato: “L’intestino mi si svuota in una sacca. La vescica mi si svuota in una sacca. Vengo rimpinzato come un’oca, con un tubo nello stomaco. Se devo restare qui a guardare il soffitto come un coglione aspettando che passi, dico no”. Ed ha deciso che la sua morte, cominciata dal 4 settembre al tramonto, diventerà il modo di “mostrare ai francesi cos’è l’agonia obbligatoria della legge Leonetti”, la normativa sul fine vita.

Prima di scrivere a Macron, Cocq ha fatto tutto il possibile per gridare al mondo la sua disperazione, impegnandosi anche in diversi giri d’Europa in sedia a rotelle. Macron gli ha risposto che anche un presidente “non si può porre al di sopra delle leggi”. La legge approvata nel 2016 autorizza la sedazione profonda – questa sarebbe la richiesta di Cocq – ma soltanto per le persone con prognosi “a breve termine”. Lui, invece, non può attestare di far parte di questa categoria di malati, dal momento che la sua malattia va avanti da anni.
All’ingresso del modesto appartamento di un quartiere molto popolare di Digione, nel centro della Francia, Alain ha fatto appendere la sua “attestazione di rifiuto delle cure” che intima di non praticargli nessun tipo di rianimazione: “Nove volte è stato rianimato – spiega una delle responsabili dell’Associazione che ne sostiene la battaglia per una morte ‘nella dignità’ – e ogni volta si è manifestata un’ulteriore degenerazione del suo stato. Non ha più alcuna speranza, è prigioniero del suo corpo”. L’obiettivo dell’azione, spiega la responsabile Sophie Medjeberg, è provocare un “elettroshock” che spinga all’approvazione di una legge sul suicidio assistito sul modello del Belgio e della Svizzera.

(nella foto due screenshot dalla sua diretta streaming)

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