di Emanuele Bompan

È innegabile: il clima italiano estivo fa preoccupare per le sue prolungate giornate afose. Per questa ragione negli ultimi anni si è verificato un boom di installazione di impianti di aria condizionata.

Non sono disponibili i dati precisi del numero di impianti di condizionamento e il peso esatto sui consumi energetici, ma per l’associazione di categoria Assoclima il mercato del raffrescamento dell’aria vale circa 1,5 miliardi di euro e continua a dare segnali di forte crescita:+10,8% nel 2018 e +8% nel 2019, in termini di valore. Sempre più italiani vogliono l’aria condizionata in casa, in ufficio, nei ristoranti.

A livello globale ci sono 1,6 miliardi di impianti (di cui la metà in Usa e Cina), che consumano circa il 10% del totale dell’energia elettrica prodotta. Nel 2050 saranno 5,6 miliardi e il consumo energetico, secondo il report dell’International Energy Agency, sarà tre volte maggiore rispetto a quello odierno. In termini assoluti parliamo di una domanda monstre di 6200 Twh (quasi l’equivalente del consumo energetico dell’Africa) con quasi il 70% dell’aumento proveniente dal settore residenziale, concentrato nei paesi emergenti e in quelli che hanno una bassa penetrazione di impianti di aria condizionata (come l’Italia).

Secondo Thomas Miorin, presidente di Rebuild, think tank per la rigenerazione sostenibile degli edifici: “La quota del raffreddamento degli ambienti sul consumo totale di elettricità negli edifici crescerà al 30%. Il raffreddamento è destinato a diventare il motore più forte della crescita della domanda di elettricità degli edifici, responsabile del 40% della crescita totale. Per questo serve una settore immobiliare intelligente che usi tecnologie sempre più efficienti.”

“Anche nel nostro paese il raffrescamento diventa sempre più un’importante voce dei consumi energetici”, commenta Serena Giacomin, presidente di Italian Climate Network. “Questa tecnologia è uno strumento di adattamento al cambiamento climatico, ma occorre renderla più efficiente in un’ottica di mitigazione del riscaldamento globale. Serve spingere su standard elevati, uso intelligente dei condizionatori e modelli di consumo innovativi”.

Purtroppo i dati delle associazioni di categoria mostrano un mercato caratterizzato da impianti non sempre nuovissimi, poca manutenzione, poca attenzione nella gestione, anche se si scelgono sempre più impianti a pompe di calore efficienti (+11,4% per volume).

Sostituzione della tecnologia

In base all’Accordo di Kigali, un emendamento del protocollo di Montreal, firmato nel 2016, la sostituzione dei refrigeranti Hfc – i cosiddetti idrofluorocarburi, dei potenti gas serra che hanno un impatto 14.000 volte più della CO2 – con tecnologie già disponibili sul mercato potrebbero ridurre le emissioni di circa 43,5-50,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica entro il 2050. Già oggi le tecnologie esistenti (inclusi sistemi con ammoniaca, anidride carbonica e propano) possono sostituire tra il 67% e l’82% dei refrigeranti Hfc entro il 2050.

“Per ottenere il massimo dai vantaggi in termini di clima e sviluppo economico dalla transizione dei sistemi di aria condizionata, refrigerante, abbiamo bisogno di una strategia combinata che colleghi l’eliminazione graduale degli idrofluorocarburi richiesta dall’emendamento di Kigali con una migliore efficienza di raffreddamento. L’efficienza di raffreddamento deve rientrare nei quadri più ampi della politica energetica e climatica nazionale italiana”, spiega Giacomin. “A partire dal raffrescamento degli edifici pubblici servono impianti efficienti e linee guida per un uso intelligente dell’aria condizionata”.

Capita infatti spesso di trovare uffici e negozi con l’aria condizionata al massimo e le finestre aperte, nel tentativo di accontentare tutti. Inoltre sono poche le campagne italiane per educare i cittadini ad un uso efficiente dei sistemi di raffrescamento.

Per Stefano Caserini, policy advisor di Italian Climate Network, “ci sono soluzioni semplici ma intelligenti, che possono ridurre anche di un terzo i consumi: usare ventilatori per meglio distribuire l’aria fresca dei condizionatori e come alternativa per la notte, chiudere tutte le finestre, scegliere split con l’inverter, fare attenzione all’umidità interna (che aumenta la percezione di calore), usare la cappa collegata con l’esterno per rimuovere calore dalla cucina, chiudere tende e imposte di giorno per evitare la luce diretta. Inoltre con il nuovo bonus del 110% per l’efficienza energetica si possono sostituire infissi e scegliere sistemi di raffrescamento con pompe di calore estremamente efficienti.”

C’è da investire anche in ricerca sulle tecnologie. Secondo il Rocky Mountain Institute, di Boulder Colorado, “la tecnologia dei compressori alla base della maggior parte delle unità aria condizionata ha appena raggiunto il 14% della sua efficienza massima teorica (con la maggior parte delle unità aria condizionata nell’intervallo 6-8%). Esistono ampli margini per trovare soluzioni quattro o cinque volte più efficienti.”

Eppure il settore dell’aria condizionata è dominato da una manciata di grandi produttori storici tradizionalmente non esercitano molta pressione riguardo agli standard di efficienza. “E’ fondamentale aumentare l’Indice di Efficienza Energetica (Eer) ovvero il rendimento di condizionatori d’aria o pompe di calore nella fase di raffrescamento. Servono standard stringenti proposti dai legislatori e dai gruppi di pressione”, conclude Giacomin. “Questa è un’altra battaglia fondamentale per mitigare il cambiamento climatico”.

“Servono anche soluzioni sistemiche, come i “corridoi verdi” e l’efficientamento degli edifici. In questo modo si riducono le temperature fino a tre gradi, fornendo nello stesso tempo benefici alla salute umana e alla biodiversità”, conclude Sergio Castellari dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e membro del comitato scientifico di Italian Climate Network.

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