Centottantadue positivi su 560 tamponi eseguiti. Sono i numeri del nuovo focolaio che si è sviluppato nel Trevigiano. Tutti sono dipendenti dello stabilimento agroalimentare Aia di Vazzola, in provincia di Treviso. Il cluster, che è iniziato qualche giorno fa, è oggi arrivato a sfiorare i 200 casi. Quasi tutti, si apprende al termine di un vertice in prefettura, sono asintomatici e in quarantena, tranne due. Diciotto dei positivi, riporta Treviso Today, erano di rientro dalle vacanze all’estero. E, secondo quanto scrive il Corriere della Sera, si contano già 38 contagi tra i familiari dei dipendenti.

La prefettura di Treviso, insieme con le organizzazioni sindacali, le autorità sanitarie e municipali di Mazzola, ha deciso di ridurre la produzione del 50%, distanziando le postazioni operative e diminuendo il numero dei lavoratori per turno. Ma non chiudendo l’impianto, ipotesi ventilata nelle ultime ore. L’interruzione dell’attività di macellazione, è stato infatti sottolineato, comporterebbe l’abbattimento di circa 1,5 milioni di capi di pollame, evento che avrebbe ripercussioni non semplici sul fronte igienico sanitario.

La prossima settimana sarà eseguito un nuovo screening con l’utilizzo delle nuove procedure rapide, così da dare una rapida risposta ai dipendenti. Al vertice erano presenti, tra gli altri, il direttore generale dell’azienda sanitaria Ulss n.2 di Treviso, Francesco Benazzi, e il sindaco di Vazzola, Giovanni Zanon. Solo una settimana fa si era diffusa la notizia di un piccolo cluster all’interno dell’azienda avicola: i positivi erano 20 lavoratori, su un pacchetto di 37 coinvolti in un primo screening. A scopo precauzionale si era così deciso di estendere la verifica a tutti i dipendenti.

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