A Ferragosto, riprende la guerra tra Alberto Matano e Lorella Cuccarini. Il conduttore ha deciso di rompere il silenzio sulle polemiche che hanno accompagnato la chiusura dell’ultima stagione de “La Vita in Diretta“, con le accuse di maschilismo mosse nei suoi confronti dall’ormai ex collega con lui al timone del contenitore pomeridiano di Rai 1.

“Non so cosa sia il maschilismo”, ha detto il giornalista in un’intervista a La Repubblica a poche settimane dal debutto della nuova edizione del programma di Rai Uno che condurrà da solo, dal 7 settembre: “Come ho fatto in diretta, l’ultima puntata, ringrazio anche adesso Lorella. Non ci conoscevamo, ci siamo trovati all’improvviso a vivere un’esperienza epocale. Siamo andati avanti anche quando la rete ci ha chiesto uno spazio maggiore, quattro ore, dandoci forza l’un l’altro. Insieme abbiamo fatto qualcosa di utile: servizio pubblico”.

“Conservo quello che c’è di buono, quello che si è visto in onda è la verità. La migliore risposta a qualsiasi polemica e falsità”, ha aggiunto ancora Matano che non si spiega perché l’ex collega gli abbia rivolto l’accusa di maschilismo. “Forse si è sbagliata, voleva dire giornalista”, ha ironizzato. “Non ho fatto altro che fare il giornalista. Questo sì, l’ho fatto. Se vuol dire mancare di rispetto a qualcuno, allora mi arrendo. Di tutte le cose che si poteva inventare è la più surreale. Mia mamma è una storica femminista italiana, è stata consigliere delle Pari opportunità a Palazzo Chigi, vengo da una famiglia molto aperta. Mi è dispiaciuto perché davvero non so cosa sia il maschilismo”.

Nelle scorse settimane c’è stato anche chi ha definito la rete ammiraglia di viale Mazzini ‘GayUno‘, argomento su cui Matano ha preferito sorvolare: “Non c’è nulla da dire. Sono gli altri che devono assegnarti una categoria, è un problema loro”. Il giornalista ha risposto allo stesso modo a chi lo dà vicino al Movimento 5 Stelle: “Appunto, ancora categorie. Sono stato giornalista parlamentare, ho cominciato quando c’erano partiti che non esistono più e ogni volta che mi attribuiscono un’appartenenza, sorrido“.

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