Ci sono tre parlamentari che hanno beneficiato del bonus 600 euro pensato per aiutare le partite Iva durante l’emergenza coronavirus, altri due che lo hanno chiesto ma non ottenuto. Eppure al centro della polemica di alcuni giornali finiscono l’Inps e il suo presidente Pasquale Tridico, accusati anche dai politici di aver orchestrato una strategia ad hoc per riconquistare i favori del M5s e favorire la campagna elettorale in vista del referendum di settembre sul taglio dei parlamentari. Un taglio che era stato votato da tutti i partiti di maggioranza e opposizioni sia alla Camera che al Senato. Ora invece deputati e senatori fanno scudo e vanno all’attacco di chi, dice il leghista Gianmarco Centinaio, ha studiato “un modo per far pensare agli italiani che tutti i parlamentari sono brutti, cattivi, spendaccioni e ladri“. E l’attenzione dei giornali non è più (solo) su chi si è intascato il bonus, ma su chi ha controllato: “L’Inps spieghi perché fa dossier e imboscate”, titola ad esempio La Verità. Mentre il Corriere della Sera si domanda se non si tratti di “un’operazione politica”, un “caso montato di proposito”. A metterci il carico arriva il commento di Federico Fubini: “Guarda caso succede a poche settimane dal referendum voluto da M5s sul taglio dei parlamentari”.

La Verità in un articolo firmato da Daniele Capezzone parla di “fuga di notizie”, “violazione di dati sensibili”. Il Garante per la protezione dei dati personali ha aperto un’istruttoria per verificare le procedure di trattamento dati, ma ha anche confermato che l’Inps non può invocare ragioni di privacy per non diffondere i nomi: lo prevede il Codice della trasparenza e ciò vale a maggior ragione rispetto a coloro che svolgono una “funzione pubblica“. La Verità si chiede però “perché la notizia è uscita in agosto e chi l’ha data ai giornali“, accusando l’Inps di aver tenuto i nomi “nel cassetto” per poi preparare “l‘offensiva mediatica“. Il riferimento è a una notizia data dallo stesso Corriere e da Repubblica che hanno sostenuto che Tridico avesse saputo dei politici “furbetti” già a maggio.

Le stesse accuse a chi ha controllato e denunciato sono riportate anche dal Corriere della Sera in due articoli di cronaca: “Quell’elenco è rimasto in qualche cassetto e poco più di due mesi dopo ha fatto esplodere il caso”. Anche Repubblica nel suo articolo sulla vicenda parla di “un corollario di silenzi e reticenze, sospetti e illazioni” all’interno dell’Inps. Sul Corriere poi c’è il commento di Fubini: “Si tratta di capire perché in questa divisione dell’Inps si sia andati in cerca di dati su figure in posizioni del tutto legittime, purché appartenenti a una certa categoria (gli eletti in Parlamento e negli enti locali)”. La divisione a cui fa riferimento è la Direzione centrale Antifrode, che però è intervenuta in base a una serie di protocolli. Altri attacchi a Tridico arrivano anche da Libero, che ne fa un ritratto definendolo “il professorino che scondizola a Gigino”.

La preoccupazione non è chi siano i tre deputati al centro del caso, ma il fatto che sia scoppiato quando manca poco più di un mese al 20 e 21 settembre, il weekend del referendum sul taglio del numero dei parlamentari. Tra i primi a cavalcare le accuse contro Tridico era stato infatti il senatore di Forza Italia Andrea Cangini, animatore del Comitato per il No al referendum: “L’ignobile operazione di propaganda anticasta orchestrata dal presidente grillino dell’Inps, Tridico, e dal suo dante causa Luigi Di Maio sta infangando l’intero Parlamento”, sostiene il berlusconiano.

L’ultimo attacco a Tridico è arrivato invece questa mattina dal leader della Lega, Matteo Salvini: “Gli chiederemo perché non ha pagato la cassa integrazione e ha pagato i bonus ai parlamentari”. Due dei parlamentari che hanno ricevuto il bonus sono proprio del Carroccio. Già ieri i leghisti si erano accodati alle accuse arrivate innanzitutto da Italia Viva: Matteo Renzi ha chiesto le dimissioni di Tridico perché “totalmente incompetente”. Dopo la notizia che il Garante della privacy ha aperto un’istruttoria sulla vicenda del bonus, si sono scatenati anche gli altri renziani, con Camillo D’Alessandro che ha chiesto di audire il presidente Inps. In questo caso le alleanze si fanno trasversali, tanto che alla richiesta si è accodata anche Fratelli d’Italia con i deputati Walter Rizzetto e Francesco Lollobrigida. Tridico ha dato alla presidente Debora Serracchiani la disponibilità a essere sentito in commissione Lavoro alla Camera: la prima data utile sarà dopo Ferragosto.

Intanto sono arrivati anche gli attacchi di Forza Italia, che con la senatrice Roberta Toffanin chiede perfino “una Commissione d’inchiesta che faccia piena luce” sulle attività dell’Inps. Infine, Michele Anzaldi, ancora un renziano, ha annunciato la volontà di denunciare l’Inps. Colpevole di “avere non solo diffuso una notizia falsa ma soprattutto per non averla smentita autonomamente”, si legge nel suo intervento su Huffington Post.

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