Luca Zaia non parla, Lorenzo Fontana sì. E l’impressione e che i tre consiglieri regionali della Lega in Veneto, che hanno chiesto il bonus da 600 euro previsto per le partite Iva in difficoltà, rischiano sempre di più di non essere ricandidati. “La linea è quella di escludere dalle liste chi ha fatto domanda per il bonus Inps, linea confermata da una telefonata col segretario Salvini”, ha afferma il deputato e segretario della Liga Veneta Lorenzo Fontana. Quindi l’ex ministro della Famiglia ha precisato: “La decisione definitiva sarà presa dopo una consultazione col direttorio della Liga Veneta”.

La ricandidatura alle regionali di settembre di Gianluca Forcolin, Riccardo Barbisan e Alessandro Montagnoli dunque è appesa a un filo. I tre consiglieri regionali – Forcolin è anche vice governatore – hanno ammesso di aver chiesto il bonus previsto per i lavoratori autonomi. Oggi Zaia non ha commentato la vicenda, ma lo aveva fatto ieri quando ancora non era nota la situazione dei tre componenti della sua maggioranza. “Il sentiment è pesante, i cittadini dicono fuori i nomi. I cittadini devono essere ascoltati ne viene meno se no la credibilità di tutta la classe dirigente”, aveva detto il governatore, allineandosi alle parole di Matteo Salvini. “Il segretario parla di sospensione, quindi sospendi una persona dal rappresentare il partito, visto sul fronte candidatura significa perdere quel treno, se mi chiedi la candidatura ti dico di no”.

Adesso bisognerà capire se Zaia escluderà da quel treno il suo vice Forcolin, che ha chiesto il bonus senza mai incassarlo. “Sono socio in uno studio di tributaristi”, ha detto in un’intervista al Corriere della sera. “Quando è esplosa la questione del bonus, in queste ore, ho verificato con la mia socia che, senza che lo sapessi, ha presentato domanda per tutti dove possibile. Avevamo sette dipendenti in cassa integrazione. Il dato di fatto, però, è che io non ho visto un centesimo”. Ma questo perché, “la domanda non è stata accettata. Non è arrivato mai nulla. La richiesta rispondeva a ogni criterio di legittimità e quei 600 euro, fossero arrivati, sarebbero rimasti nelle casse dello studio”. Sul rischio di vedere naufragare la sua carriera politica Forcolin dice: “La politica deciderà sul mio operato in giunta con Zaia; per quanto riguarda il resto è un’altra strada perché ho sempre separato i due percorsi, politico e professionale, e nello specifico da professionista non ho preso un soldo”.

Il bonus lo ha invece chiesto e ottenuto, ma rigorosamente, dice, “a sua insaputa” il consigliere Barbisan. La conferma l’ha data lui stesso in un’intervista alla tv locale Antenna 3 e ha fornito i documenti che provano la donazioni in beneficenza della somma. Anche Barbisan si è giustificato dicendo che la responsabilità è del suo commercialista che avrebbe agito senza prima consultarlo: “Quando l’ho visto gli ho detto ‘per carità di Dio non farlo mai più’”, ha dichiarato.

Il collega Montagnoli ha invece ammesso di essere tra i “colpevoli” in un post su Facebook e ha rivendicato la scelta di usare quei soldi per aiutare la protezione civile. Insomma il consigliere avrebbe consapevolmente chiesto quei fondi per poi destinarli a chi, secondo lui, era più meritorio e bisognoso in quel momento: “Ci sono momenti”, ha scritto nella sua confessione su Facebook, “nella vita in cui puoi fare finta di nulla o scegli di dire semplicemente come stanno le cose. Ho deciso di affrontare questa situazione a testa alta“. Ovvero: “Quando è uscito il decreto Cura Italia, che riguardava tutti i lavoratori autonomi, ho deciso con mia moglie di richiedere il bonus con l’intento fin da subito di devolverli per l’emergenza covid e a chi lavora nella protezione civile. Ho sbagliato: con il senno di poi ho fatto una leggerezza, ma in buona fede”.

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