“Per le prossime elezioni del Csm mi permetto di chiederti di valutare gli amici Lorenzo Pontecorvo (giudice) e Luca Forteleoni (pm). Ti ringrazio per la squisita attenzione, Cosimo Ferri”. È il 2014, i togati di tutta Italia sono chiamati ad eleggere i nuovi consiglieri di Palazzo dei Marescialli. E a tanti arriva questo sms, inviato dall’allora sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri (oggi parlamentare di Italia Viva ed emblema del politico con la toga) per sostenere i due candidati della corrente di cui è sempre stato leader: Magistratura indipendente. Un sms che fece scalpore visto che praticamente un componente del governo faceva campagna elettorale per il Csm. Dopo qualche giorno, in ogni caso, le polemiche si spensero: Ferri rimase al suo posto fino alla fine della legislatura, e Pontecorvo venne eletto con 616 voti. Anche per Forteleoni le elezioni andarono bene: risultò il più votato con oltre 1.500 preferenze in tutta Italia. Adesso Forteleoni andrà a lavorare all’Anac: è stato indicato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri per far parte dell’Autorità nazionale anticorruzione insieme al neopresidente Giuseppe Busia. Faranno parte del board anche Laura Valli, esperta di whistleblowing, e due avvocati in quota alle “opposizioni”: si tratta di Paolo Giacomazzo, che in passato ha lavorato al fianco del forzista Niccolò Ghedini, e di Consuelo del Balzo, in lista al plurinominale al Senato in Sicilia con Fratelli d’Italia e risultata non eletta.

Il giro di nomine all’Anac arriva a quasi un anno dal rientro in magistratura dell’ex presidente Raffaele Cantone, cui poi è subentrato ad interim il consigliere più anziano Francesco Merloni. Rispetto al 2014, i nuovi componenti dell’Autorità non sono stati scelti dal presidente, ma sono frutto di un accordo di maggioranza. L’avvio della procedura per le nomine è stato autorizzato dal Consiglio dei ministri “su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione Fabiana Dadone“. Il nome più discusso è quello di Forteleoni, che secondo il quotidiano Repubblica è stato voluto soprattutto dal partito guidato da Matteo Renzi (e di cui oggi fa parte Ferri). Il pm, che è finito all’Anac nonostante avesse fatto domanda per la Privacy, ha lavorato per tanti anni alla procura di Nuoro. Una volta eletto al Csm, come documenta il suo curriculum, ha fatto parte di diverse commissioni, tra cui la terza (quella competente per la mobilità dei giudici) e la potente Sezione disciplinare. Nelle ultime settimane il suo nome è tornato sui giornali perché citato nelle chat di Luca Palamara, l’ex presidente dell’Anm indagato a Perugia. Gli scambi tra i due, come riporta La Verità, riguardano temi associazionistici.

Il nome di Giacomazzo è invece considerato di area Forza Italia. Avvocato di Padova, feudo di Ghedini e di Maria Elisabetta Alberti Casellati, la sua vicinanza agli ambienti berlusconiani risale al 2001 quando Repubblica lo indicava tra i partecipanti alle riunioni organizzate da Ghedini e da Gaetano Pecorella nelle stanze degli studi Collegiali a Roma: sopra il bar Giolitti avvocati e principi del foro fornivano idee per la riforma della giustizia dell’allora neoeletto premier.

Il nome di Consuelo del Balzo, invece, ricorre più volte negli ambienti della destra romana. Stando a quanto si legge sul sito di Fratelli d’Italia, la donna è vicepresidente della Commissione di garanzia del partito. Scrive anche su La Voce del Patriota, testata che rilancia contenuti legati all’attività politica di Giorgia Meloni. A sua firma sono presenti 7 articoli: nell’ultimo, intitolato “Conte e l’usurpazione del potere”, l’avvocata accusa il premier di aver bypassato, con i suoi dpcm, “una serie di principi e disposizioni costituzionali, concepiti proprio per mantenere saldo il valore della democrazia”. In pieno lockdown, invece, del Balzo scriveva che “il virus uccide anche lo stato di diritto”, dal momento che “il Presidente del Consiglio si è auto-riconosciuto poteri smisurati in ogni campo, dall’economia all’istruzione ai diritti individuali”.

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