Non si era allontanato dal suo territorio. In pieno stile ‘ndranghetistico, il boss latitante Domenico Bonavota, 41 anni e un ergastolo da scontare, non ha mai lasciato Sant’Onofrio, in provincia di Vibo Valentia. I carabinieri lo cercavano da circa due anni quando si era reso irreperibile dopo la condanna per un omicidio.

Negli ultimi mesi, inoltre, Domenico Bonavota si era sottratto anche a due ordinanze di custodia cautelare. Il boss, infatti, era ricercato perché destinatario di due provvedimenti di arresto nell’ambito delle inchieste “Rinascita-Scott” e “Imponimento” coordinate dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri.

Il blitz è scattato stanotte quando, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, il maggiore Valerio Palmieri e il capitano Alessandro Bui hanno avuto la certezza che il latitante si nascondeva all’interno di un’abitazione dove i carabinieri hanno fatto irruzione. Il boss era in compagnia di Antonino Ruggiero, di 23 anni, anche lui arrestato e finito ai domiciliari con l’accusa di aver favorito la latitanza di Bonavota. Sono stati disposti, inoltre, i domiciliari pure per il quarantacinquenne Pino Lucio Laria che avrebbe affittato l’appartamento per conto del capocosca di Sant’Onofrio.

Stando alle ipotesi investigative formulate dagli inquirenti, quell’abitazione sarebbe stata una sorta di base operativa da dove Domenico Bonavota programmava le attività criminali della cosca che, in passato, ha cercato di ritagliarsi uno spazio autonomo dai Mancuso, la principale famiglia mafiosa della provincia di Vibo Valentia. Bonavota, infatti, era uno degli esponenti di primo piano delle varie cosche satelliti che poi hanno dovuto accettare la pace imposta dal mammasantissima Luigi Mancuso.

Ritornando al blitz, vedendosi braccato dai carabinieri il latitante non ha opposto alcuna resistenza e si è arreso. Per lui si sono così spalancate le porte del carcere dove dovrà scontare l’ergastolo rimediato nel processo “Conquista” per l’omicidio di Domenico Di Leo, ucciso a Sant’Onofrio nel luglio 2004.

“Un’operazione che conferma l’Arma dei Carabinieri presidio di legalità per il Paese”, è stato il commento del ministro della Difesa Lorenzo Guerini secondo cui “l’arresto di oggi pone fine a una ricerca durata due anni che assicura alla giustizia un pericoloso criminale. Complimenti – aggiunge – ai militari del Nucleo investigativo di Vibo Valentia e ai Cacciatori di Calabria, reparto nuovo e ad elevatissima specializzazione. Grazie al vostro quotidiano, silenzioso e attento lavoro combattete l’illegalità e affermate nel territorio i più importanti valori della democrazia quali giustizia e ricerca della verità”.

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