Scrivi Lecce e poi muori. Kitikaka ultima puntata torna nel Salento a rischiare la pelle. Potevamo stupirvi con effetti speciali? No. Perché a questi ci pensano conduttori e ospiti di Piazza Giallorossa su Telerama dopo la retrocessione del Lecce in Serie B. Ancora è fresco nella nostra mente il soave e dolce sdilinquirsi di fronte al tecnico Fabio Liverani, acclamato a febbraio scorso come il nuovo Mourinho dopo aver preso sette pappine dall’Atalanta (e a quel punto qualche palla in tribuna era meglio calciarla …). Perché là dove qualunque tifoso scanchererebbe come un portuale per la retrocessione, a Piazza Giallorossa si dispensano carezze, sorrisi e gomitini sfregati. Perché là dove il fan inferocito lancerebbe almeno un uovo marcio all’indirizzo del presidente o del mister, a Piazza Giallorossa si parla con commozione di “rinascita”.

Il salotto sportivo di Alessandra Del Toro, l’unico in Italia in cui è il conduttore uomo – il signor Marco – a fare da valletto, è tutto un crogiolo di grattini sulla nuca, di solletico sul pancino, di ghirigori sul foglio protocollo con la testa bassa. Chi si accontenta gode? Ma di più. “Meglio distaccati di 4 punti che retrocessi di 1” (de gustibus).“Non tiriamo la croce addosso a nessuno” (anche perché andiamo verso l’Assunzione). “Abbiamo giocato in maniera guascona” (D’Artagnan non aver paura di tirare un calcio di rigore…). “Una squadra ordinaria che ha fatto cose straordinarie” (Accademia della Crusca portami via). Il tenore della puntata del de profundis è questo.

Ci si sfracella dalla A alla B e non esce nemmeno un piccolo sfottò, una frasetta per traverso, un vaffa tanto per gradire. Sullo sfondo dello studio passano perfino alcuni felici e insanguinati flagellanti con cilicio appartenenti ai Battenti di Guardia Saframondi. La penitenza è gioia. Serie A pussa via. Volpe e l’uva? Ma figuriamoci. Il “Covid ha complicato il cammino”. “Siamo stati maltrattati”. “In Serie A ci si deve arrivare preparati e corazzati non si va contro i mulini AL vento”. L’editoriale del grande Massimiliano Cassone (la battuta sul purpu alla pignata non la facciamo più, anche perché alla mensa di Telerama ne sono state spazzolate tre pignatte in poche ore) palpita di una benevolenza cosmica che rasenta l’inginocchiamento con aureola: “Non esiste una società autolesionista, non si parla di colpa ma di ingenuità”.

Poi ecco, nel bel mezzo dell’editoriale, il violino sibillino della profezia che si autoavvera: Liverani aveva detto ad inizio anno che “salvarsi sarebbe stata un’impresa miracolosa”. Ma per Cassone, come in distratta apnea da sei mesi, purpu o non purpu, ammazzacaffè o non ammazzacaffè, addirittura “abbiamo dovuto aspettare il 95esimo di Lecce-Parma per capire quella frase”. Del resto, spiegano gli ospiti in studio, quando si retrocede bisogna guardare il lato positivo. Preparate allora la macchina fotografica, il video dello smartphone, è l’ora del bon ton: “I nostri tifosi hanno applaudito il pullman del Parma sia all’arrivo che quando è andato via”. “In qualsiasi campo siamo andati abbiamo lasciato un bel ricordo”. “Il presidente si è fermato, è sceso dell’auto ed è stato acclamato dai tifosi”.

Perché a Piazza Giallorossa di andare in Serie B importa na sega. L’importante è che mister e giocatori abbiano “la maglietta intrisa di sudore”. Insomma, rimanda ancora un po’ l’elaborazione del lutto e finisci in Interregionale. “A mia nipote ho imposto di non piangere. Il calcio non finisce qui”, è perentorio l’ospite Oronzo Valletta. “Ascoltare i clacson dei tifosi, quel siamo qui per voi, è stato commovente”, aggiunge Pierpaolo Sergio. Via i fazzoletti e fuori i romanzi di fantascienza. “Sembra che non siamo stati bocciati, ma rimandati a settembre”. Il futuro tanto è scritto: Pantaleo Corvino starebbe per tornare in Puglia come direttore sportivo. “Basta riesca a INCASTONARSI ed è la svolta”. Messaggi degli telespettatori da casa? Sì: “Nonostante la retrocessione c’è entusiasmo”. Allora pace. Forza Lecce. E forza purpu.

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