L’accordo, tra i corridoi del Pirellone, c’è. Ne è prova il fatto che, proprio mentre in queste ore si sta votando l’assestamento di bilancio, il Pd ha ritirato oltre mille emendamenti. Rinunciando, di fatto, all’ostruzionismo. La commissione d’inchiesta Covid-19 nella regione più colpita dalla pandemia, la Lombardia, si sblocca dopo uno stallo che va avanti, non senza colpi di scena, dal 27 aprile scorso. La seduta, infatti, è stata convocata dopo settimane di inattività e rinvii per il 7 di settembre. E la Lega, che col peso dei propri voti non consentiva alle minoranze di eleggerne il presidente (prerogativa messa nero su bianco nel regolamento), ha dato il via libera a un nome del Pd. Non sarà il bergamasco Jacopo Scandella (proposto da tutti i gruppi d’opposizione un mese fa) ma, molto probabilmente, Gian Antonio Girelli.

Il rifiuto da parte del Carroccio a una presidenza targata Partito democratico, reo di aver promosso la mozione di sfiducia nei confronti di Giulio Gallera per la gestione dell’emergenza coronavirus, era stato sin qui categorico. Tuttavia nel giorno dell’arringa del presidente Attilio Fontana, indagato per frode in pubbliche forniture nel caso dei camici in cui è coinvolta l’azienda del cognato, la Dama spa, qualcosa si è mosso. Al centro della contropartita tra i due gruppi sembra esserci, almeno per ora, la questione del bilancio regionale (ma non sono da escludere intese sulle altre commissioni, sulle quali a metà legislatura c’è la girandola di riconferme e cambi). Così, i dem hanno ritirato oltre mille emendamenti e il capogruppo della Lega, Roberto Anelli, ha già dichiarato che sulla commissione “si riparte da zero”. Ufficialmente il Pd, a settembre, si farà avanti coi suoi tre consiglieri designati per la commissione d’inchiesta (i già citati Scandella e Girelli e l’ex assessora di Milano, Carmela Rozza). Ma la maggioranza (Lega in testa) avrebbe chiesto di cambiare candidato, mostrando apprezzamenti per Girelli, che metterebbe tutti d’accordo. Bresciano, classe ’62, già presidente della commissione Antimafia, oggi guida la commissione Carceri ed è capo delegazione di quella sulla Sanità. “L’importante è che vengano fuori le cose – ha detto Fabio Pizzul, capogruppo dei dem – c’è bisogno di capire cosa non è andato nella gestione dell’emergenza. Su questo fronte, maggioranza e opposizione possono confrontarsi per fare passi avanti”. “Si è già perso troppo tempo”, sono le parole dell’omologo dei 5 stelle, Massimo De Rosa, “la commissione servirà a individuare gli errori macroscopici della gestione dell’emergenza e indicherà la strada per riscrivere la sanità lombarda”. Il M5s, che sin da subito ha appoggiato il Pd per la presidenza della commissione, ha intanto incassato il sì dei dem per la mozione di sfiducia nei confronti di Fontana insieme a +Europa, Lombardi Civici Europeisti e Azione. Non, però, da Italia viva, rappresentata dalla consigliera Patrizia Baffi.

Proprio lo scorso 26 maggio, dopo un mese di trattative fallite, i gruppi di maggioranza (Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia) avevano fatto convergere i propri voti, a dispetto delle disposizioni del regolamento, su Baffi. Risultata quindi eletta presidente coi soli voti della maggioranza. La consigliera renziana, tuttavia, aveva rassegnato le dimissioni dopo le pressioni dei gruppi d’opposizione e le uscite di Matteo Renzi ed Ettore Rosato. Da allora, la commissione d’inchiesta non si è più riunita.

Twitter: @albmarzocchi

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