di Andrea Marchina

Sono fermamente convinto che la stampa, così come tutti gli organi di informazione, abbia non solo il diritto, ma il dovere di criticare qualsiasi governo in carica ogni qual volta lo si ritenga necessario. In un mondo ideale, questo andrebbe fatto nel modo più costruttivo possibile e a prescindere dalla linea politica editoriale. In un mondo meno ideale, scegliere cosa dire e come dirlo in base al proprio credo politico (nel migliore dei casi) o a interessi partito-lobbistici (nel peggiore) è ritenuto tutto sommato fisiologico; a patto che questo non stravolga i fatti (che fatti rimangono), che la critica sia pertinente e, quantomeno, che sia mossa a posteriori rispetto a ciò che si vuole criticare.

In Italia ultimamente tutto ciò non esiste ed è invece sostituito da uno strano gioco che segue delle strane regole:

1) bombardare di critiche il Governo (e Conte) a prescindere dal suo operato;

2) criticare prima che avvengano i fatti o le azioni che si vogliono criticare;

3) criticare quei fatti, non ancora accaduti, o quelle azioni, ancora incompiute, che porterebbero consenso al Governo (e a Conte).

A questo proposito, il negoziato europeo sui fondi per la ripartenza post-Covid è stato un campo da gioco perfetto sul quale sbizzarrirsi. Da parte mia, non volendo essere da meno, mi sono divertito ad archiviare nel tempo i titoloni e i commenti più esilaranti per potervi illustrare meglio come (non) funziona questo strano gioco.

Così ad aprile, dopo che l’Eurogruppo e il Consiglio Europeo accolgono l’iniziativa italo-francese per la creazione di un Recovery Fund e prima ancora che la Commissione formalizzi una proposta, i nostri giornaloni più appassionati danno il via ai giochi primaverili, seguendo fedelmente le tre regole sopracitate.

“L’Europa affonda l’Italia” (il Giornale, 10.4); “L’UE ce l’ha Mes in quel posto” (Il Tempo, 10.4); “Esecutivo costretto a ingoiare l’ennesima fregatura dell’Europa” (il Giornale, 24.4); “All’Italia solo i prestiti del Mes” (Il Tempo, 24.4). Tutti col fiato sospeso in attesa dell’imminente tragedia.

Tragedia che si sarebbe dovuta consumare durante i quattro giorni (e le quattro notti) di Consiglio Europeo, dove l’Italia (cioè Conte), al fianco di altri 21 Stati membri, si è dovuta battere contro le resistenze dei Paesi cosiddetti “frugali” per giungere a un accordo che almeno confermasse la proposta della Commissione sul Recovery Fund (750 miliardi complessivi, di cui 170 all’Italia tra sussidi e prestiti).

Ed ecco che i gufi della stampa (italiana) non perdono l’occasione per giocarsi un’altra partita a chi la spara più grossa (contro l’Italia), sperando come al solito che anticipando il fallimento esso si verifichi davvero.

Il bombardamento inizia dal primo giorno di negoziato: “Conte Dracula. In Europa è scontro, rischiamo di restare a secco” (il Giornale, 18.7); “Ue, l’Italia all’angolo” (la Repubblica, 18.7); “L’Europa detesta Conte” (Libero, 18.7). Prosegue il secondo giorno: “Europa, Conte flop” (il Giornale, 19.7); “Conte nel sacco, Italia beffata” (La Verità, 19.7).

Intanto l’Italia riceve sempre più supporto dagli altri leader europei e Conte non sembra arretrare di un millimetro. Si riparte il terzo giorno: “Fondi Ue ridotti per l’Italia” (Il Messaggero, 20.7); “Conte prende schiaffi” (La Verità, 20.7); “Conte con l’Europa sta sbagliando tutto” (Libero, 20.7).

All’alba del quarto giorno, il tragico verdetto: l’ammontare totale dei fondi rimane invariato (750 miliardi); la fetta più cospicua della torta sarà destinata all’Italia (209 miliardi), di cui 82 saranno contributi a fondo perduto (cifra rimasta invariata dalla proposta iniziale) mentre i prestiti aumentano da 90 a 127 miliardi. In più, niente possibilità di veto da parte di singoli Paesi sulle riforme. E il Mes che ci avrebbero fatto ingoiare con la forza? Niente di più che una semplice alternativa per chi ne fosse (ancora) interessato.

In attesa di una revisione delle regole del gioco, a quando la prossima partita?

Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’abbonamento Sostenitore e diventando membri del Fatto social club. Tra i post inviati Peter Gomez e la redazione selezioneranno quelli ritenuti più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Se vuoi partecipare sottoscrivi un abbonamento volontario. Potrai così anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione, mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee, sceglierai le inchieste che verranno realizzate dai nostri giornalisti e avrai accesso all’intero archivio cartaceo.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Audiweb 2.0, Nielsen si ritira dopo la rottura con Facebook. Muraglia: “Dobbiamo seguire l’evoluzione tecnologica”

next