“La maggior parte dei casi sono legati all’ambito famigliare, ai locali notturni e alla raccolta della frutta”. Il ministro della Sanità Salvador Illa fa il punto davanti al Parlamento sui nuovi focolai esplosi in Spagna nelle ultime settimane. La curva epidemiologica preoccupa anche la Francia, che non ha escluso di chiudere le frontiere, mentre in Catalogna – dove otto comuni sono entrati in lockdown – le autorità sanitarie denunciano la mancanza di operatori per il tracciamento dei contagi. Una situazione che si inserisce in un contesto economico fortemente fiaccato dalla crisi sanitaria: il 13% di bar, ristoranti e hotel, ha dichiarato Hosteleria de Espana (la Federalberghi spagnola), ha chiuso per sempre a causa del coronavirus. Si tratta di circa 40mila esercizi che potrebbero arrivare a 65mila entro la fine dell’anno, il 20% del totale. E “nelle località turistiche più popolari non ci sono turisti”, ha detto il presidente dell’associazione José Luis Izuel.

Focolai e contagi – A oggi i focolai nel Paese sono 224, 23 in più rispetto all’altro ieri, con 2.622 contagiati. E secondo gli ultimi dati ufficiali, nel Paese si contano ora 266.194 casi e 28.424 morti. In poco più di due settimane il numero delle infezioni è triplicato: si registrano 27,93 casi ogni 100mila abitanti, mentre lo scorso 3 luglio erano 8,76. Sono livelli simili a quelli registrati l’11 maggio, quando Madrid ha cominciato a percorre la fase discendente del curva epidemiologica arrivando il 25 giugno al minimo di 7,74 casi.

Poi la curva ha ripreso a salire, prima lentamente, ma dalla scorsa settimana in modo netto. A provocare l’incremento sono soprattutto i focoalai in Catalogna e Aragona, spiega al Pais il portavoce della società spagnola di epidemiologia, Rodríguez Artalejo, che aggiunge anche i Paesi Baschi. “In queste comunità la situazione è molto preoccupante – avvisa – se non la controlliamo, ed in modo deciso, avremo una situazione molto difficile“. In particolare, in Catalogna, le autorità sanitarie hanno individuato 201 focolai attivi, alcuni collegati con i lavoratori stagionali per la raccolta delle frutta, ma altri provocati dal rilassamento delle misure di distanziamento durante feste familiari, con amici e nei bar ed altri luoghi pubblici.

Turismo in crisi – In zone come le isole Baleari, ad esempio, ha riaperto la metà di bar e ristoranti. Per non parlare nei locali nelle grandi città, soprattutto nei distretti in cui si concentrano gli uffici. “Il lavoro da casa ha spazzato via la colazione e i pranzi fuori, soprattutto a Madrid“, ha spiegato. Il settore potrebbe essere colpito fino al 50% con il rischio di perdere tra i 900mila e 1,1 millione di posti di lavoro, diretti e indiretti. Il turismo in Spagna conta per il 12% del Pil. Alla fine di giugno il governo ha presentato un piano da 4,2 miliardi di euro in forma di prestiti ma il settore ha chiesto di più come sospensione del pagamento delle tasse, aiuti a fondo perdute e ‘bonus’ vacanze per gli spagnoli.

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