Si chiama Al-Amal: Speranza. Data di lancio: 20 luglio 2020. Cinquantatré metri di razzo H-2A della Mitsubishi Heavy Industries porterà la prima sonda degli Emirati Arabi Uniti dal centro spaziale Tanegashima, in Giappone, su Marte.

Obiettivo ufficiale della missione Marte degli Emirati Arabi: contribuire alle attività di ricerca sul pianeta rosso svolgendo misure e ricerche sulla meteorologia marziana. Scendendo nel dettaglio gli obiettivi dichiarati sono:

1. capire le dinamiche del clima e mappare i fenomeni meteorologici che caratterizzano i livelli bassi dell’atmosfera marziana;

2. spiegare come il tempo meteorologico modifica la fuga di idrogeno e ossigeno correlando le condizioni della bassa atmosfera con quelle dell’altra atmosfera;

3. comprendere la struttura e la variabilità di idrogeno e ossigeno nella parte alta dell’atmosfera identificando i motivi per cui tali gas fuggono nello spazio.

Due sono gli strumenti utilizzati a questo scopo. Uno spettrometro all’infrarosso per studiare polvere, nuvole di cristalli di ghiaccio, vapore acqueo e temperatura nella bassa atmosfera. Uno spettrometro nell’ultravioletto per analizzare monossido di carbonio, idrogeno e ossigeno nell’alta atmosfera marziana. C’è anche una macchina fotografica per i selfie…

Si parlerà molto di Marte nelle prossime settimane, visto che, come accade ogni 26 mesi, si apre la finestra temporale nella quale la distanza fra la Terra e Marte è minima (circa 60 milioni di chilometri). Il 30 luglio la Nasa avvia la missione Mars 2020, ovvero mandare su Marte Perseverance, fuoristrada marziano con tanto di elicottero Ingenuity al seguito, che andranno a cercare tracce chimiche di forme di vita passate.

La Cina ha in agenda, giusto una settimana prima, il 23 luglio, la missione Tianwen-1. Per non essere da meno, lancerà una sonda orbitale (orbiter), un sistema (lander) per depositare sul suolo marziano un veicolo di esplorazione (rover) simile a Perseverance. Tocco umanistico: Tianwen (Tiān wèn yī hào) in mandarino significa “domande al cielo”, titolo di un poema di Qū Yuán (340 a.C. circa – 278 a.C.). Qū Yuán è il più venerato e amato poeta della Cina.

Obiettivi della missione: mappare la morfologia e le strutture geologiche; investigare le caratteristiche del suolo e la distribuzione di ghiaccio d’acqua; analizzare la composizione del suolo marziano; studiare la ionosfera e le caratteristiche del clima e dell’ambiente marziano in superficie; studiare i campi elettromagnetici, gravitazionali e la struttura interna di Marte. Arrivo previsto di tutta questa ferramenta: febbraio 2021. Doveva partire anche il rover Europeo-Russo, battezzato Rosalind Franklin, ma il lancio è stato rinviato al 2022 per i ritardi nel programma causati dal Coronavirus.

La responsabile operativa della prossima missione spaziale degli Emirati, nonché Ministro per gli Affari Scientifici, è la 33enne Sarah al-Amiri. Cresciuta ad Abu Dhabi. Laureata in informatica. Ora insegue le stelle con la sonda Al-Amal. Progettata ed assemblata in collaborazione con il Laboratory for Atmospheric and Space Physics dell’Università del Colorado a Boulder.

Obbedendo al mandato governativo di costruirla, non di comprarla, è costata, lancio compreso, circa 200 milioni di dollari. Grande più o meno come una Mini Cooper, verrà messa in orbita intorno a Marte a una quota compresa fra i 20 e i 45 chilometri, consentendo agli scienziati di osservare il tempo meteorologico su Marte in modo continuo, 24 ore su 24 (di certo ci sarà qualche attento lettore/lettrice che osserverà che non si possa parlare di 24 ore su 24 su Marte… Invece sì. Il giorno marziano è, con un margine di pochi punti percentuali, uguale a quello terrestre).

Sono anni che gli Emirati si interessano allo spazio. Nel recente passato hanno lanciato, in collaborazione con la Corea del Sud, tre satelliti per l’osservazione della Terra; lavorano su un programma spaziale per mettere in orbita astronauti e l’anno scorso hanno acquistato un passaggio su un vettore Soyuz russo per consentire al loro primo astronauta, Hazaa al-Masoori, un soggiorno di otto giorni a bordo dalla Stazione Spaziale Internazionale. Una domanda sorge spontanea: perché?

La dottoressa Al-Amiri, l’organizzazione per cui lavora, il Mohammed bin Rashid Space Center a Dubai, il governo degli Emirati Arabi Uniti vedono le imprese spaziali come un ottimo modo per ispirare le nuove generazioni del paese, ragazzi e ragazze, a interessarsi a scienza e tecnologia e alle loro applicazioni industriali.

Il futuro degli Emirati è nell’innovazione tecnologia e nelle sue ricadute. Sanno bene che il petrolio è una risorsa limitata. I suoi proventi si esauriranno e fino a che ci sono devono essere utilizzati per affrontare problemi quali l’approvvigionamento alimentare e idrico, l’energia non da fonti fossili, l’economia post-petrolio. La posta in gioco è massima: la sopravvivenza e la crescita sostenibile della Uae.

“Occorre dare il calcio di avvio”, ha dichiarato Omran Sheraf, capoprogetto della missione Al-Amal, “occorre innescare un cambiamento distruttivo, una soluzione di continuità che permetta il cambiamento dei modelli mentali”. Il pallone in questione è Marte. “Gli Emirati hanno ben chiari i rischi associati a questa missione”, continua Sharaf, “lo stesso vale per il team. Siamo onesti. Il 50% delle missioni su Marte fallisce”. Non importa. Comunque il progetto è un successo. Gli Emirati hanno già vinto la sfida primaria, ovvero formare loro persone capaci di operare in questo campo di avanguardia scientifica e tecnologica.

Ovvio che ci possono essere una molteplicità di ragioni legate alla geo-economia e alla geo-politica che spingono gli Emirati, così come tutti gli altri attori, a mettere un piedino su Marte. A pensare male si fa peccato, ma non si è lontani dal vero, diceva un famoso politico nostrano. Pensare bene, pensare che la motivazione principale sia fare crescere le nuove generazioni fa bene al cuore.
L’esempio comunque è dato. Si può fare. Noi, noi che si fa?

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