Vieni a ballare in Puglia, Puglia, Puglia/ Tremulo come una foglia, foglia, foglia/ Tieni la testa alta quando passi vicino alla gru/ Perché può capitare che si stacchi e venga giù”, canta Caparezza celebrando le contraddizioni della sua regione d’origine. C’è però qualcosa che potrebbe fare più male di una gru al turismo e all’enogastronomia e a tutte le filiere economiche che fanno grande la Puglia, rendendo tremuli i visitatori di questa regione spettacolare. Si tratta degli obblighi derivanti ai visitatori dall’applicazione dell’ordinanza n. 245 del 2 giugno 2020 a firma del Presidente Emiliano.

L’ordinanza indica le procedure che debbono seguire tutti quelli che entrano in Puglia provenendo da altre regioni italiane o da altri stati esteri, con evidenti finalità di tracciamento “a posteriori” di possibili casi di Covid-19 che dovessero verificarsi. Così il visitatore deve compilare un apposito modulo di autosegnalazione e inoltrarlo all’Asl del paese dove alloggia (non ci sono istruzioni su come comportarsi nel caso di viaggio con più tappe).

Il modulo si trova sul sito Puglia Salute, è un form semplice e chiaro da compilare che genera una pagina in formato pdf. Il visitatore dovrà stamparla e tenerla con sé per tutta la durata del soggiorno in Puglia, conservandolo poi per ulteriori altri 30 giorni. Quali informazioni fornisce il visitatore? Le proprie generalità, quelle dei suoi famigliari (accompagnatori/compagni di viaggio), provenienza e destinazione, durata del viaggio e cose del genere, chiede anche il numero di telefono.

Fin qui tutto bene: non si fa fatica a trovare le indicazioni, il form per compilare l’autodichiarazione è richiamato dappertutto, ci sono poche istruzioni e abbastanza ben scritte, c’è perfino l’invito a scaricare l’app Immuni. Una situazione da sogno rispetto a quello che presentano altre Regioni, a cominciare dalla Campania, che offrono informazioni difficili da trovare e che disorientano il visitatore invece di aiutarlo.

Dunque una Puglia al passo coi tempi e dalla parte dell’utente dei suoi servizi, a cominciare da quelli informativi. Poi lo scivolone, quello che trasforma una bella storia in incubo: compilare il modulo all’ingresso in Regione – eventualmente rifacendolo ad ogni tappa se si soggiorna in più di una struttura ricettiva – non basta. Bisogna conservare “[…] per un periodo di trenta giorni l’elenco dei luoghi visitati e delle persone incontrate durante il soggiorno”.

In pratica, per attuare il tracciamento – probabilmente il modo più utile per contenere il contagio e permettere un po’ di libertà alle persone – ogni visitatore deve farsi la lista di tutti i posti dove va e delle persone che incontra. Naturalmente per questo non esiste apposito modulo on-line, ciascuno si fa la sua lista annotandosi le informazioni dove e come può.

Sembra una di quelle norme fatte per non essere rispettate: come si fa a controllare se il visitatore (che ha compilato e inoltrato l’apposito modulo) è davvero rimasto chiuso in albergo da solo nei giorni precedenti il controllo, come dichiara sfacciatamente per giustificare di non avere da esibire alcun elenco di luoghi e persone?

Solo che il presidente della Puglia appartiene alla schiera dei politici/amministratori che minacciano il Tso per tutti coloro che, disattendendo volontariamente le regole stabilite per il contenimento del contagio, mettono a repentaglio la salute altrui. E ha anche ragione, dunque il visitatore non ha da stare tranquillo, per lui potrebbe finire davvero male, specie se si è illuso che la semplificazione all’italiana sia una cosa vera.

Per ottenere le stesse informazioni esiste la geolocalizzazione, presente su tutti gli smartphone; una freccina storta con scritto “posizione”, che teniamo accesa perché alla base delle app di navigazione stradale, di servizi turistici e logistici dei social più diffusi e di molte altre funzioni. Così la nostra posizione viene costantemente tracciata, ovviamente se abbiamo concesso l’autorizzazione. Questo per rilevare la posizione, i tragitti, i locali visitati e così via.

Poi c’è Immuni che dovrebbe integrare la funzione del tracciamento con quella della contiguità personale. Alla Regione sarebbe bastato, perciò, oltre alla compilazione iniziale dell’apposito modulo, nel quale c’è già la richiesta di fornire il numero di telefono, esigere l’installazione di Immuni (almeno per la durata del soggiorno in regione) sul telefono del visitatore insieme all’autorizzazione alla geolocalizzazione. I controlli si sarebbero ridotti alla semplice richiesta di esibizione del cellulare: visualizzazione dell’apposito modulo presentato come da ordinanza, app di localizzazione attivate, Immuni acceso.

Neanche un pezzo di carta stampato, dati (attendibili) aggiornati in automatico e subito a disposizione delle autorità sanitarie, molta più efficacia nella possibilità di intervento celere e ficcante in caso di contagio. Non è cosa avveniristica e poco adatta agli Italiani: oramai pressoché tutti possiedono uno smartphone e usufruiscono di servizi che richiedono la geolocalizzazione, tutti noi autorizziamo la raccolta e l’utilizzo di dati ben più sensibili di quelli richiesti ai visitatori dalla Regione Puglia.

Il dirigente che ha scritto l’ordinanza del presidente Michele Emiliano avrebbe dovuto pensare a come formularla al meglio per renderla efficace, semplice e rispondente allo scopo principale: il tracciamento anti Covid-19 dei visitatori. Invece di pensare a loro probabilmente ha privilegiato la salvaguardia burocratica ben nota: io scrivo la norma, così mi tutelo, a come fare per rispettarla se ne occupino i sudditi. La semplificazione e il disboscamento della burocrazia? Sarà dura.

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