L’intesa raggiunta con Autostrade mette alle spalle del governo uno dei dossier più complicati che attendevano una soluzione. E nel day after del Consiglio dei ministri fiume chiusosi all’alba con una sostanziale uscita di scena dei Benetton le forze di maggioranza, con sfumature diverse, sottolineano il successo. L’accordo di fatto non scontenta nessuno, tranne le opposizioni che criticano la sintesi formalizzata a quasi due anni dai 43 morti per il crollo del ponte Morandi, fattore scatenante per l’apertura dell’iter di revoca della concessione. Di certo si rinsalda l’asse Pd-M5s, con i dem che seppur in ordine sparso erano confluiti sulla linea dura, mentre il massiccio intervento di Cassa Depositi e Prestiti permette a Italia Viva di rivendicare la strategia sottolineando che “si poteva fare meglio e prima”. La sintesi arriva dal presidente del Consiglio nella tarda mattinata: “È stata scritta una pagina inedita della nostra storia – scrive Giuseppe Conte – L’interesse pubblico ha avuto il sopravvento rispetto a un grumo ben consolidato di interessi privati. Ha vinto lo Stato. Hanno vinto i cittadini”. La soluzione, aggiunge la ministra dei Trasporti Paola De Micheli, “tutela l’interesse pubblico di tutti gli italiani e i lavoratori dell’azienda. Ora avanti con gli investimenti già definiti per le infrastrutture e le fondamentali opere di manutenzione per la sicurezza delle nostre autostrade”. Mentre per il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri “si apre una nuova pagina per il rilancio, per avere più investimenti, più sicurezza”.

Sul ruolo giocato dal premier nella partita mettono l’accento il Partito Democratico e Liberi e Uguali, parlando di “lavoro di squadra” e “fermezza” di Conte che ha “indicato la strada”. Mentre il Movimento 5 Stelle, da sempre sostenitore dell’esclusione degli imprenditori veneti che scenderanno attorno al 10% di Aspi, rivendica di aver “messo alla porta i poteri forti”: “I Benetton perdono su tutta la linea e si piegano. La manutenzione sarà una priorità e non una seccatura da sacrificare sull’altare dei profitti, come accaduto in passato”, si legge in un post sul Blog delle Stelle. “Quel che andava fatto è stato fatto. Le istituzioni hanno esercitato fino in fondo il loro ruolo, affinché l’interesse pubblico prevalesse sul privato”, dice il capo politico pentastellato Vito Crimi. “Abbiamo ottenuto un risultato straordinario, reso possibile solo grazie alla incrollabile determinazione del Movimento 5 Stelle, che inizialmente qualcuno considerava ‘follia’”, aggiunge sottolineando che “il pensiero oggi più che mai va alle 43 vittime del ponte Morandi e ai loro familiari” e ringraziando “chi, come Danilo Toninelli, in questa battaglia si è speso anima e corpo”.

Luigi Di Maio ricorda che i Benetton non gestiranno più le autostrade ed “era il nostro principale obiettivo”. Per questo parla di “ottimo risultato”, che era “impensabile fino a un anno fa, quando nella precedente esperienza di governo c’era chi continuava ogni giorno a mettersi di traverso”. Una nuova bordata alla Lega di Matteo Salvini, già accusato nei giorni scorsi di aver fatto melina sul dossier. “Adesso però teniamo gli occhi aperti – avvisa – Questo risultato tanto sperato lo raggiungeremo tramite un’operazione di mercato e non con la revoca. Quindi dovremo stare attentissimi”. Soddisfazione viene espressa anche dal ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli perché “anche senza la revoca abbiamo raggiunto il risultato di togliere la gestione ai Benetton senza i rischi” della revoca. “Ritorna agli italiani ciò che era sempre stato loro – conclude – Solo con questo governo e con questo presidente del Consiglio questo sarebbe stato possibile”.

Una posizione riconosciuta dai vertici del Partito Democratico. “Le scelte e i risultati del governo sulla vicenda Aspi sono molto positivi per l’Italia. La sicurezza e l’interesse pubblico prima di tutto. È stato premiato il lavoro di squadra: la fermezza del presidente Giuseppe Conte che ha indicato una strada, il grande impegno di tutti i ministri del governo, la collaborazione fattiva di tutte le forze di maggioranza anche nei passaggi più difficili”, scrive su Facebook il segretario Nicola Zingaretti. “Andiamo avanti così. Ora, dopo Alitalia e Aspi, ci si impegni sul dossier Ilva. La strada indicata è quella giusta: un grande polo siderurgico per l’acciaio green”, conclude. Per Dario Franceschini, ministro della Cultura e capo delegazione Pd al governo, il merito è “del lavoro dei ministri De Micheli e Gualtieri e della guida del presidente Conte, la cui fermezza nel tenere sempre aperta la prospettiva della revoca ha consentito di arrivare a questo risultato insperato”. Proprio sull’ipotesi revoca insiste ancora il vicesegretario del Pd Andrea Orlando: “Il premier e il cdm questa notte hanno deciso di non procedere alla revoca e non certo per pressione fatte in tal senso dal Pd. Lo hanno fatto evidentemente considerando l’accordo raggiunto corrispondente all’interesse pubblico. Le dichiarazioni entusiastiche così come gli strali propagandistici lasciano, a mio avviso, il tempo che trovano. L’impianto sembra buono. Ma come dice l’adagio il diavolo si nasconde spesso nei dettagli. Tempi, costi, condizioni e strumenti pubblici utilizzati nell’operazione andranno, una volta messe nero su bianco, analizzate con grande attenzione. Frattanto l’ipotesi della revoca deve, sempre a mio avviso, restare sul tavolo“, ha spiegato Orlando. Di altro tenore il commento del ministro del Mezzogiorno, Giuseppe Provenzano, “con il crollo del viadotto Morandi era caduto l’onore dello Stato italiano. Stanotte, abbiamo riaffermato l’interesse pubblico e il diritto contro i privilegi, perché così fa uno Stato degno di questo nome”.

La prospettiva evocata da più parti di 23 miliardi di euro di penali da pagare ai Benetton, qualora fossero stati inflessibili e nonostante il decreto Milleproroghe, è venuta meno con l’intesa che comporta anche lo stop a possibili ricorsi. A ricordarlo è il governatore della Regione Toscana Enrico Rossi di Leu: “Così, contrariamente a coloro che dicevano che era impossibile e che lo Stato avrebbe dovuto pagare chissà quali cifre, Benetton uscirà da Autostrade dove entrerà lo Stato al 51% con Cassa depositi e prestiti. Autostrade sarà una società pubblica”. Agli italiani, aggiunge, “è stato restituito quello che era loro. Ben fatto. Finisce finalmente l’era del privato è sempre bello. Complimenti a Conte e al governo”.

“Avevamo ragione”, afferma il capogruppo di Italia viva al Senato Davide Faraone sottolineando che “un’alternativa alla revoca c’era”. I renziani avevano infatti proposto un ingresso di Cassa Depositi e Prestiti. E adesso rivendicano con la ministra Teresa Bellanova: “La soluzione alla vicenda Autostrade che il Cdm ha individuato nella notte e che adesso dovrà essere puntualmente articolata, avvalora la giustezza delle nostre posizioni e va nella direzione da noi auspicata: una soluzione bilanciata che fa salvo l’interesse della collettività e la credibilità dell’Italia come sistema-Paese”. La capo delegazione di Iv al governo sottolinea: Lo avevamo detto e ripetuto più volte: la revoca delle concessioni autostradali non era una soluzione praticabile. Si poteva fare meglio e prima. Senza allungare troppo la trattativa, senza far crescere i dossier, senza alzare troppo il volume della propaganda, senza portare avanti battaglie ideologiche”.

“Lo Stato ha fatto lo Stato, per la prima volta dalla parte dei cittadini, per curare esclusivamente gli interessi degli italiani. Questo è il cambiamento. Pensate sarebbe stato possibile senza il M5s? Non è populismo ma la determinazione a voler cambiare davvero le cose, e la consapevolezza che per farlo è necessario cambiare passo, cambiare le abitudini della vecchia politica”, sostiene il viceministro ai Trasporti Giancarlo Cancelleri. “Stop alla politica cameriera di pochi, ma finalmente un governo che chiede il conto a chi ha sbagliato, ha omesso, ha taroccato e ha solo fatto profitti sulla pelle degli italiani – aggiunge – Così i Benetton alla fine si sono piegati di fronte allo Stato e hanno accettato le condizioni del governo: usciranno da Autostrade e pagheranno miliardi di danni ai cittadini!”. Autostrade, conclude il viceministro M5s, “aumenta gli investimenti sulla sicurezza e sulle manutenzioni e abbassa sensibilmente le tariffe dei pedaggi autostradali. È un risultato storico, raggiunto grazie alla determinazione del presidente Conte e del Movimento 5 Stelle”.

L’accordo siglato all’alba è contestato dalle opposizioni. Per Matteo Salvini non c’è “nessuna revoca (come promesso dai 5Stelle)”, ma “tanti altri soldi pubblici spesi e, anche oggi, cantieri fermi e le solite code, in Liguria e in mezza Italia. Incapaci o complici?”, si chiede retoricamente. Insoddisfatto anche il governatore ligure Giovanni Toti: “Tanto rumore per nulla. Anzi, molto peggio, rumore a spese degli italiani”. “Non solo non si sono ritirate le concessioni ma ora lo Stato entra con i soci privati (i tanto odiati Benetton) in Aspi. Cosa vuol dire? Che oltre a stare in coda gli italiani, e soprattutto i liguri – sostiene – pagheranno pure il conto dei cantieri con i loro risparmi e le loro tasse. E magari, sia pur ridotto, ai soci andrà anche un risarcimento”. In realtà i Benetton diluiranno talmente tanto la loro quota da non avere più voce in capitolo nel consiglio d’amministrazione e l’accordo transattivo prevede la rinuncia a qualsiasi ricorso, compreso quello sul decreto Milleproroghe, conferma le misure compensative da 3,4 miliardi e anche il calo delle tariffe dei pedaggi. Oltre alla rinuncia da parte di Atlantia a distribuire in dividendi quanto verrà incassato da Cassa Depositi e Prestiti per la cessione delle quote di Autostrade. Critica anche Giorgia Meloni, secondo la quale è “finita a tarallucci e vino” ed è stata “evitata la revoca ad Autostrade, ‘con il favore delle tenebre'”.

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