“Rivedere i contratti di lavoro”. Ma anche” cancellare il decreto Dignità” e reinserire le forme di rapporto lavorativo a termine. Sono le ricette per uscire dalla crisi causata dal coronavirus del presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti. Il numero uno degli industriali lombardi ha partecipato a un webinar del Sole24Ore in cui ha presentato quelle che, secondo lui, sarebbero le misure da applicare perché l’Italia possa ripartire.

“Chiediamo”, ha detto, “di rivedere i contratti di lavoro che devono essere improntati sulla produttività e flessibilità. Bisogna cancellare il decreto dignità e vanno reinseriti i contratti a termine perché in questa fase bisogna cercare di mantenere alta l’occupazione”. Il riferimento è al decreto, voluto dall’allora ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, che abbassa il numero dei rinnovi e che inserisce, per ciascuno di essi, un’addizionale a carico del datore di lavoro (con relativa causale). Il governo ha già previsto una deroga fino al 30 agosto. Nel 2018 il M5s ha fortemente voluto questo norma con l’obiettivo di favorire la conversione dei rapporti a termine in rapporti di lavoro stabili. I dati Istat dicono nel 2019 sono “aumentate le transizioni verso il tempo indeterminato (+6,1 punti)”. Inoltre l’Osservatorio Inps sul precariato racconta che nei primi 11 mesi del 2019 i rapporti di lavoro a tempo indeterminato sono aumentati di 438.883 contratti, mentre calano ancora quelli a termine. Una tendenza rafforzata proprio dal netto incremento delle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato, passate “da 463mila a 653mila (+41,1%)”.

Per Bonometti però il decreto è “da cancellare“. Quindi, ha continuato il presidente di Confindustria Lombardia, gli industriali chiedono al governo di “creare le condizioni per quella competitività che consentirà alle imprese di conquistare nuovi mercati. Servono poche cose, ma bisogna farle. Invece si continua a parlare senza dare risposte concrete. Al momento non ci sono stati shock, perché i licenziamenti sono bloccati. Ma dall’autunno le cose cambieranno”.

Bonometti, da circa tre settimane, è sotto scorta. A fine giugno, infatti, nella sede bergamasca di Confindustria erano state recapitate due buste con altrettanti proiettili. “Non ci faremo intimorire dalle minacce che qualche infame ha rivolto alla nostra industria”, ha commentato lui, per la prima volta. La lettera minatoria, probabilmente collegata alla sua presa di posizione contro l’istituzione di una zona rossa tra Nembro e Alzano Lombardo a inizio marzo, venne inviata poco più tardi – questa volta presso la sede de l’Eco di Bergamoanche al presidente di Confindustria Bergamo, Stefano Scaglia. Il 10 di marzo, in pieno picco pandemico, il presidente degli industriali lombardi firmava un documento con cui chiedeva “alle autorità di non assumere decisioni affrettate che provochino la chiusura degli impianti e il blocco delle attività” e, in più, esponeva le ragioni “contrarie alla chiusura” come, per esempio, “i danni incalcolabili all’economia”. Un mese dopo, l’8 aprile, firmava un altro documento (insieme agli omologhi di Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto) per la fine anticipata del lockdown e la ripartenza delle attività. Lo scorso 3 giugno, Bonometti è stato ascoltato per due ore dai magistrati di Bergamo che indagano, tra le altre cose, sulla mancata zona rossa nella Bassa Valle Seriana.

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