La pandemia cresceva come un’onda, travolgendo il pianeta. E io sono finita sulle facce di tutti. Ho messo l’umanità in maschera. Perdonatemi se sono autoreferenziale ma ne ho viste di tutti i colori e forme. Come il virus entrava in maniera subdola, quasi in pantofole, nella vita di tutti, io entravo nelle case della gente. Ero uno scudo di protezione fra voi e la bestiaccia. All’inizio della mia onorata carriera ero solo in appalto dei camici bianchi e confinata in zona ospedaliera, poi, sono diventata indispensabile. Introvabile. Sono diventata oggetto di cupidigia affaristica. Mi hanno taroccata, mi hanno venduto e rivenduto a prezzi da racket e la Pivetti, quella del piatto ricco mi ci ficco, mi ha fatto fare una figuraccia. Per grazia ricevuta dalla Protezione Civile, senza gara d’appalto e senza che ne capisse un tubo, ordinava in Cina una commessa di 10 milioni di mascherine per ben 23 milioni di euro.
Bella e contraffatta sono finita sui banconi delle farmacie e nei magazzini di alcuni ospedali lombardi. Poi rispedita al mittente, cioè dai cinesi, poi attraverso un’escamatoge, sapientemente manovrato da un concessionario polacco, sono ritornata in Italia.

Da salvatrice di vite umane a oggetto di scandalo. Mi hanno sequestrato. Smascherata una volta per tutte, l’ex presidente della Camera è stata accusata di ricettazione e frode. Insomma, una vitaccia. Io che me ne stavo tranquilla nelle sale operatorie sono stata catapultata alla ribalta planetaria.
Mascherina sono, voglio solo proteggervi dalle goccioline infette, non chiedetemi di fare altro. Sono finita anche io nel FSCC (Fondo Supercazzole Conte), quante ne ha dette, quante ne ha promesse! “Ci hanno mandato le mascherine di Bunny il coniglietto”, ironizzava il governatore De Luca. Intanto io mi sono portata avanti, mi sono fashionizzata e brandizzata. Sono diventata un OSM, oggetto socialmente modificato. Attenzione a non invertire l’ordine delle lettere, chi vuole avere a che fare, di questi tempi, con l’OMS. Il couturier Gianluca Isaia mi ha infilato come pochette nel taschino delle giacche sartoriali, ton sur ton con la cravatta, ca va sans dire. il cinquestelle Capri Palace mi ha stampato l’iconico campanile della piazzetta. Chantecler, la griffe di alta gioielleria, mi ha impreziosito con il piccolo ciondolo/campanella portafortuna in argento o in oro.

Chi mi porta sotto il naso, chi sotto il mento, chi a braccialetto, chi “arravogliato” (leggi annodato) alla tracolla della borsa. I più scrupolosi, ma ormai sono una minoranza, la indossano a tutta faccia a mo dì pannolino dell’infante. La mia comparsa ha abbassato i profitti di chirurgi estetici perché i frequenti ritocchi delle signore agèe vengono rimandati a tempi migliori. Rilassatevi siamo sono alla Fase… (oddio ho perso il conto). E visto che consulto a mo ‘di oracolo la piattaforma Worldometer, oggi mi informa che nel mondo siamo quasi a 12 milioni di casi, di cui la metà spalmati tra Usa, Brasile e India mentre l’Italia scende all’undicesimo posto. La pandemia passerà, ovvio che passerà, io rimarrò, perché la nuova normalità, al di là dei protocolli sanitari, sarà proprio quella di indossarmi contro lo smog, contro anche i più innocui germi da raffreddore.

Giù la maschera, sù la maschera. Lavatemi, spruzzatemi di disinfettante, riutilizzatemi, anche io sono per l’economia circolare. E lo ha ricordato l’artista AnnaLaura di Luggo, mascherina in tessuto riciclato con scritta Napoli Eden, come si intitola il suo documentario appena uscito di forte impatto sociale. Per ricordarci che il Sud ha bisogno di un occhio in più. Non solo quello di Annalaura.
Per concludere, non ridicolizzatemi troppo. Che vi piaccia o no, io sarò ancora protagonista di un nuovo modello di società post-Covid.
P.S. Visto cosa è successo a Bolsonaro? Mi ha sempre snobbato e si è “incoronato” da solo.

Pagina Facebook di Januaria Piromallo

Vignetta gentile concessione di Guido Ciompi

Memoriale Coronavirus

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